Sei lì sul divano, tazza di caffè in mano, mentre guardi fuori dalla finestra. Sul prato passa un gatto, un paio di passeri si contendono un briciola sul davanzale e una mosca gira pigramente attorno alla lampada. Se ti chiedessero di fare una lista visiva degli animali che popolano il pianeta, probabilmente metteresti insieme cani, uccelli, pesci, magari qualche formica per fare numero.

È una mappa mentale del tutto normale. Dopotutto, vediamo quello che salta all’occhio.
Eppure, proprio in questo preciso istante, la matematica biologica ci sta prendendo clamorosamente in giro. Se potessimo mettere dentro un enorme sacco trasparente tutti i tipi di animali descritti finora dalla scienza e ne tirassimo fuori uno a caso, a occhi chiusi, ci sarebbe una probabilità su quattro di ritrovarsi in mano uno scarafaggio corazzato, un maggiolino o una coccinella. In termini scientifici: un coleottero.
La grande svista dei nostri occhi
C’è un errore di fondo nel modo in cui percepiamo il mondo animale: scambiamo la stazza con la varietà. Un elefante occupa un sacco di spazio, un leone fa rumore, una balena riempie un documentario. Ma per la natura, la biodiversità non si misura a chilogrammi, si misura a “progetti”. E il progetto coleottero è, senza ombra di dubbio, il bestseller assoluto dell’evoluzione.
Tutti parliamo spesso di formiche e api, o rimaniamo affascinati dagli [/insetti-piu-resistenti-del-mondo](insetti incredibilmente capaci di adattarsi), ma quando si stringe il campo sulle specie diverse registrate e catalogate, il gruppo dei coleotteri sbaraglia qualsiasi concorrenza.
Parliamo di oltre 350.000 specie già descritte ufficialmente. Per capirci: i mammiferi – la nostra categoria, quella che include balene, uomini, topi e pipistrelli – contano in tutto circa 5.500 specie. Praticamente una goccia d’acqua in un oceano di corazze lucide.
Il segreto dell’autovettura perfetta
Ma come fa un gruppo di esseri viventi a prendersi una fetta così gigante della torta? La risposta sta in un piccolo dettaglio d’ingegneria naturale che hai visto un milione di volte senza farci caso: le elitre.
Pensa a quando una coccinella si posa sulla tua mano. All’inizio sembra un bottoncino rigido, quasi di plastica. Poi, d’improvviso, quella scorza dura si divide a metà, si solleva come il cofano di un’utilitaria e da sotto escono due ali trasparenti, leggerissime, che si spiegano e la portano via.
Quelle due ali anteriori trasformate in uno scudo rigido sono la chiave di tutto. Permettono loro di scavare nel terreno, infilarsi sotto le cortecce marcite, resistere al peso dei sassi o schivare i morsi dei predatori senza rovinare il vero motore di volo che sta nascosto sotto. È come avere una macchina cabrio con il telaio di un carro armato.
Grazie a questa trovata, si sono insediati dappertutto. C’è il coleottero bombardiere che spara sostanze chimiche bollenti per difendersi, c’è il lucano con le sue chele sproporzionate e c’è persino il Titanus giganteus della foresta amazzonica, che può superare i quindici centimetri di lunghezza ed è in grado di spezzare una matita a metà con le sue mandibole.
Una battuta da biologo (che dice la verità)
Si racconta che una volta chiesero al famoso genetista e biologo britannico J.B.S. Haldane cosa si potesse dedurre sul carattere del Creatore studiando la natura. La sua risposta fu secca: «Una sproporzionata passione per i coleotteri».
Non aveva torto. Esplorando i [/biodiversita-misteri-natura](misteri della biodiversità), si scopre che quasi ogni nicchia ecologica calpestabile ha il suo inquilino corazzato. C’è chi vive tra i ghiacci e chi si è specializzato a rotolare palline di sterco nel deserto guidando con la scia della Via Lattea (sì, lo stercorario si orienta davvero guardando le stelle).
La prossima volta che ti capita di camminare in un parco e vedi una coccinella rossa a punti neri sul braccio di una panchina, non guardarla come una semplice curiosità colorata. Guarda quel piccolo involucro lucido come il rappresentante del club più numeroso, potente e diffuso del pianeta Earth.
Dopotutto, noi siamo solo ospiti in un mondo gestito da piccoli ingegneri con la corazza. E la cosa più assurda è che gli entomologi stimano che ce ne siano almeno altrettanti ancora da scoprire, nascosti proprio sotto quella foglia che hai appena calpestato senza pensarci.
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