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Gli esseri umani sono davvero i migliori corridori di resistenza del pianeta?

Angela Gemito Giu 4, 2026

Sì, sulla lunghissima distanza gli esseri umani sono tra i migliori corridori di resistenza della Terra e possono superare quasi tutti gli altri animali. Grazie a una combinazione unica di termoregolazione (il sudore) e anatomia bipedale, un uomo allenato può battere cavalli, ghepardi e lupi in una maratona in condizioni di caldo torrido. Non siamo i più veloci nello scatto, ma siamo i campioni assoluti di persistenza del regno animale.

In sintesi

  • Il superpotere del sudore: Gli umani si raffreddano sudando, mentre la maggior parte dei mammiferi deve ansimare, un meccanismo inefficiente durante la corsa.
  • Anatomia da maratoneti: Il bipedismo, i tendini d’Achille lunghi e i grandi glutei sono evoluti specificamente per il risparmio energetico su lunghe distanze.
  • Caccia per sfinimento: I nostri antenati cacciavano le prede inseguendole fino a farle collassare per il colpo di calore.
  • Il fattore temperatura: Il vantaggio umano diventa schiacciante sopra i 25-30 °C; in climi freddi, animali come i cani da slitta mantengono il primato.

La risposta breve: un primato evolutivo inaspettato

A prima vista, l’essere umano sembra fragile se paragonato alla fauna selvatica. Un gatto domestico ci batte nello scatto, un cavallo ci distanzia in pochi secondi e un cane sembra avere un’energia inesauribile. Eppure, se spostiamo il traguardo a 42 chilometri (o più) e alziamo la colonnina di mercurio, la fisica e la biologia ribaltano completamente i pronostici.

Gli esseri umani possiedono una resistenza aerobica straordinaria. Su distanze superiori ai 30-40 chilometri, e in presenza di temperature medio-alte, un corridore umano ben allenato è in grado di mantenere un ritmo costante che risulta fatale o insostenibile per la quasi totalità dei mammiferi quadrupedi. Non si tratta di una leggenda metropolitana, ma di un fatto biologico ampiamente documentato dagli antropologi.

Perché succede: la macchina biologica perfetta per la corsa

Il segreto della nostra resistenza non risiede nella forza muscolare bruta, ma in una serie di adattamenti ingegneristici unici che il nostro corpo ha sviluppato nel corso di milioni di anni.

La gestione del calore (Termoregolazione)

Il vero “motore” che ci permette di non fonderci è il sistema di raffreddamento. Gli esseri umani sono privi di una fitta pelliccia e possiedono tra i 2 e i 4 milioni di ghiandole sudoripare eccrine. Quando corriamo, sudiamo: l’evaporazione dell’acqua sulla pelle nuda abbassa la temperatura corporea in modo continuo, senza interrompere la respirazione.

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I quadrupedi (come i cani o i ghepardi) si raffreddano principalmente ansimando. Questo sistema presenta due enormi limiti:

  1. Richiede di muovere l’aria rapidamente sopra le superfici umide della bocca e della lingua.
  2. È sincronizzato con il ritmo della corsa. Un animale che corre al massimo non può ansimare in modo efficiente; deve fermarsi per rallentare il battito e raffreddarsi, altrimenti rischia il colpo di calore.

L’efficienza del bipedismo

Muoversi su due gambe è energeticamente dispendioso se si vuole andare veloci, ma è incredibilmente economico se si mantiene un trotto costante. Quando corriamo, immagazziniamo energia elastica nei nostri lunghi tendini d’Achille e nell’arco plantare, restituendola a ogni passo come se fossimo su dei pogo stick. Inoltre, la nostra respirazione è indipendente dal passo: possiamo fare un respiro ogni due, tre o quattro falcate. Un quadrupede, a causa dell’impatto delle zampe anteriori sul terreno che comprime la gabbia toracica, è costretto a fare esattamente un respiro per ogni ciclo di falcata.

Il dettaglio curioso: la caccia per sfinimento

Prima dell’invenzione delle frecce, delle lance con punta di pietra o delle armi da fuoco, come facevano i nostri antenati a cacciare prede molto più veloci di loro, come le antilopi? La risposta è la caccia di persistenza (o caccia per sfinimento).

Ancora oggi, alcune popolazioni di cacciatori-raccoglitori, come i San del deserto del Kalahari, praticano questa tecnica. Il metodo è disarmante nella sua semplicità:

  • I cacciatori individuano una preda (ad esempio un kudu).
  • Iniziano a inseguirla a un ritmo costante, senza perderla di vista.
  • L’animale scatta, si allontana rapidamente e si ferma all’ombra per riposare e raffreddarsi.
  • Prima che l’animale possa recuperare, gli umani ricompaiono all’orizzonte.
  • Il ciclo si ripete per ore, sotto il sole cocente.

Dopo circa 2-5 ore di inseguimento continuo, la temperatura corporea dell’animale sale a livelli critici, provocando una sindrome da shock termico. La preda, letteralmente esausta e incapace di muoversi, collassa a terra, permettendo ai cacciatori di avvicinarsi in sicurezza.

Cosa spesso viene frainteso: i limiti del nostro superpotere

Dire che gli umani sono “i migliori in assoluto” richiede una necessaria prudenza scientifica. Esistono importanti eccezioni e variabili ambientali da considerare per non cadere in facili generalizzazioni.

  • Il fattore temperatura: Il primato umano si esprime al massimo nei climi temperati e caldi. Se ci spostiamo in Alaska a -20 °C, i cani da slitta (come gli Husky o i Malamute) distruggono qualsiasi record umano, riuscendo a correre per oltre 150 chilometri al giorno per più giorni consecutivi grazie alla loro pelliccia isolante e a un metabolismo unico.
  • La specie rivale (Il Cavallo): Nella celebre corsa di resistenza “Uomo contro Cavallo” (Man against Horse Marathon) che si tiene ogni anno in Galles su una distanza di circa 35 chilometri, il cavallo vince quasi sempre. Tuttavia, nelle giornate insolitamente calde, i corridori umani sono riusciti storicamente a battere i cavalieri, dimostrando che il vantaggio umano emerge proprio al superare di determinate soglie termiche e chilometriche.
  • Il livello di allenamento: Questi dati si riferiscono al potenziale biologico della specie Homo sapiens. Un essere umano sedentario moderno non possiede ovviamente queste capacità senza un adeguato e progressivo condizionamento fisico.

FAQ (Domande Frequenti)

Quale animale corre più lontano di tutti?

Su distanze estreme in climi freddi, i cani da slitta e i lupi sono i re indiscussi della resistenza. Nelle migrazioni, animali come il caribù o alcune specie di gnu coprono migliaia di chilometri, ma a ritmi molto blandi e con frequenti pause per nutrirsi.

Quanto può correre un essere umano senza fermarsi?

Gli atleti di ultramaratona superano regolarmente i 160 chilometri (100 miglia) in una singola sessione. Il record del mondo di corsa continua (senza sonno) appartiene a ultramaratoneti che hanno coperto distanze superiori ai 300-400 chilometri in competizioni di più giorni, fermandosi solo per brevi rinfreschi.

Perché i glutei umani sono così grandi rispetto alle scimmie?

Il muscolo gluteus maximus è insolitamente sviluppato negli umani rispetto agli scimpanzé. Gli studi antropologici dimostrano che questo muscolo si attiva pochissimo durante la camminata semplice, ma diventa fondamentale nella corsa per stabilizzare il busto ed evitare che il corpo cada in avanti a ogni impatto. È, a tutti gli effetti, un muscolo nato per correre.

Gli umani possono battere un ghepardo sulla distanza?

Assolutamente sì. Il ghepardo è l’animale più veloce della Terra nello scatto (raggiunge i 110-120 km/h), ma la sua corsa dura meno di un minuto. Dopo circa 400-500 metri, il suo corpo accumula un calore tale da costringerlo a fermarsi per evitare danni cerebrali. Un corridore umano supererebbe un ghepardo esausto dopo poche decine di minuti.

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