Se pensate che il modello delle app “gratis ma non troppo” (le cosiddette freemium) sia una diabolica invenzione nata nella Silicon Valley tra una partita a ping-pong e una linea di codice, preparatevi a cambiare idea. Per trovare la vera origine di Fortnite, Spotify o di quell’app di fotoritocco che vi chiede 4,99 € per togliere la filigrana, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di quasi centocinquant’anni.

Dobbiamo viaggiare fino al 1880, nell’America fumosa della seconda rivoluzione industriale. L’invenzione che ha cambiato per sempre il nostro modo di consumare tecnologia non era immateriale, non viaggiava sul cloud e pesava svariati chili. Era un temperamatite.
Il dilemma del macinino meccanico
Alla fine dell’Ottocento, gli uffici stavano letteralmente affogando nei documenti. Si scriveva tutto a mano e le matite si spuntavano a ritmi vertiginosi. Temperarle con il coltellino era lento, impreciso e rischioso per le dita.
Ingegneri e inventori di tutto il mondo si fiondarono sul problema, brevettando macchinari infernali pieni di ingranaggi e lame rotanti. Erano strumenti fantastici, capaci di fare una punta perfetta in tre secondi. C’era solo un piccolissimo dettaglio: costavano una fortuna. Un ufficio medio non poteva permettersi di spendere l’equivalente di una settimana di stipendio di un operaio per un semplice temperamatite.
L’invenzione rischiava di rimanere un lusso per pochissimi, finché un imprenditore non ebbe un’illuminazione che oggi definiremmo il “colpo di genio del marketing”.
La trappola della lama (ovvero: regalare l’hardware per vendere il software)
Il concetto era ridicolmente semplice ma rivoluzionario: vendere il corpo del temperamatite a un prezzo stracciato, quasi sottocosto, per poi guadagnare cifre astronomiche sui pezzi di ricambio.
“Regala la lampada, venderai l’olio.” — Questo antico adagio commerciale divenne la strategia industriale perfetta.
Nel giro di pochi anni, colossi come la Gillette applicarono lo stesso identico principio ai rasoi da barba: il manico del rasoio costava pochissimo (a volte veniva persino regalato con il giornale), ma le lamette di ricambio – che si usuravano dopo pochi utilizzi – avevano un ricarico di profitto mostruoso.
Il consumatore dell’Ottocento pensava: “Che affare, questo oggetto fantastico è quasi gratis!”. Ma, senza rendersene conto, era appena entrato in un abbonamento a vita.
Dalle lamette di ferro ai pixel sul telefono
Cosa c’entra tutto questo con lo smartphone che avete in mano? Tutto. Il meccanismo psicologico ed economico è rimasto identico, è cambiata solo la materia prima.
Oggi l’applicazione che scaricate dallo store è il “manico del rasoio” o il “corpo del temperamatite”. Svilupparla è costato milioni di dollari a un’azienda, esattamente come progettare un macchinario industriale, ma a voi viene offerta a costo zero. Perché? Perché l’obiettivo non è farvi pagare lo strumento, ma creare una dipendenza d’uso.
Una volta che l’app è diventata parte della vostra routine quotidiana, scatta la trappola delle “lamette digitali”:
- Vuoi salvare il file senza pubblicità? Paga.
- Vuoi la skin speciale per il tuo personaggio? Paga.
- Vuoi saltare quel livello impossibile? Paga.
Le chiamiamo microtransazioni o acquisti in-app, ma sono solo le vecchie lame di ricambio del 1880, rivestite di pixel colorati e notifiche push.
Il dettaglio sorprendente: la caccia all’oro delle “Balene”
C’è però una differenza fondamentale tra il temperamatite dell’Ottocento e Candy Crush. Se nel 1880 tutti compravano bene o male lo stesso numero di lamette, oggi l’economia del gratis si regge su una percentuale minuscola di utenti.
Nel mondo del software moderno, circa il 90% degli utenti non spenderà mai un singolo centesimo. Le app gratis sopravvivono grazie a una cerchia ristrettissima di utilizzatori chiamati in gergo “Balene” (Whales). Sono persone disposte a spendere centinaia, a volte migliaia di euro al mese in acquisti digitali. In pratica, una manciata di super-consumatori sta pagando l’applicazione a tutti gli altri.
La prossima volta che scaricate un’app gratuita, quindi, non pensate che sia un regalo. Ricordatevi del vecchio temperamatite di ferro: se non state pagando per il prodotto, significa che il vero prodotto da consumare, prima o poi, sarete voi.
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