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Riserve di gas europee al 57%: cosa può succedere alle bollette questo inverno

VEB Ago 18, 2026

È agosto, fuori ci sono trenta gradi e parlare di termosifoni sembra quasi fuori stagione. Eppure una parte importante della bolletta che arriverà tra dicembre e febbraio si sta giocando proprio adesso, dentro enormi depositi sotterranei sparsi per l’Europa.

A inizio agosto le riserve europee di gas erano appena sotto il 58% della capacità. Nei giorni successivi la media UE si è avvicinata al 59%, ma il livello resta insolitamente basso per questo periodo dell’anno e sensibilmente inferiore a quello osservato dodici mesi fa.

Quel 57%, però, può trarre in inganno. Non significa che all’Europa sia rimasto soltanto poco più della metà del gas necessario per affrontare l’inverno.

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Quel 57% non è un indicatore del serbatoio europeo che si sta svuotando

Gli stoccaggi funzionano più come una gigantesca batteria stagionale.

Durante i mesi caldi il gas viene acquistato e immagazzinato; quando arrivano freddo e riscaldamenti accesi, viene progressivamente prelevato. Nel frattempo continuano anche le importazioni attraverso gasdotti e terminali di gas naturale liquefatto.

Quindi un deposito pieno al 57% non significa che l’Europa possa utilizzare soltanto quella quantità fino alla primavera.

Il problema è un altro: normalmente l’estate serve proprio a riempire questi magazzini quando la domanda è relativamente bassa. Arrivare ad agosto con scorte ridotte significa dover comprare più gas nei mesi successivi, magari proprio mentre molti altri compratori stanno cercando la stessa cosa.

Ed è qui che il dato comincia a interessare anche chi non ha mai aperto un grafico del mercato energetico.

Perché riempire gli stoccaggi adesso costa più del previsto

L’Unione Europea mantiene un obiettivo di riempimento del 90%, anche se le regole attuali consentono maggiore flessibilità: il livello può essere raggiunto nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 1° dicembre e sono previste deroghe in presenza di condizioni di mercato particolarmente difficili.

Sulla carta ci sono quindi ancora settimane per recuperare.

Il problema è il prezzo.

Ad agosto le quotazioni europee del gas sono rimaste elevate e Uniper, uno dei maggiori importatori tedeschi, ha indicato prezzi nell’ordine di 50-60 euro per megawattora in presenza delle attuali tensioni sull’offerta internazionale.

Comprare gas costoso per metterlo in deposito non è esattamente il sogno di un operatore energetico. Ma aspettare troppo sperando che il prezzo scenda può trasformarsi in una scommessa se l’autunno arriva con gli stoccaggi ancora poco pieni.

La sorpresa è che scorte basse non significano automaticamente bollette record

Qui la storia cambia leggermente.

Nel 2025 gli stoccaggi europei raggiunsero un massimo di circa l’83% il 1° ottobre, il livello più basso dal 2021, senza che questo producesse una crisi delle forniture. La stessa Commissione europea sottolinea inoltre che la domanda di gas è cambiata rispetto agli anni precedenti.

Solare ed eolico stanno coprendo una quota crescente della produzione elettrica europea e nel 2026 la generazione combinata delle due fonti sta riducendo l’utilizzo delle centrali a gas durante una parte sempre più lunga dell’anno.

Un inverno mite potrebbe quindi rendere il famoso 57% molto meno inquietante di quanto sembri.

Un inverno particolarmente freddo, accompagnato da problemi nelle forniture internazionali, produrrebbe invece l’effetto opposto: maggiore domanda proprio mentre il mercato dispone di un cuscinetto più sottile.

La differenza tra i due scenari può essere enorme.

Cosa può arrivare davvero nella bolletta italiana

Il passaggio dal prezzo internazionale alla bolletta di casa non è immediato.

Chi possiede un contratto a prezzo fisso può essere temporaneamente protetto dalle oscillazioni del mercato, almeno fino alla scadenza delle condizioni economiche. Nei contratti indicizzati, invece, le variazioni possono trasferirsi più rapidamente sul prezzo della materia prima.

La bolletta comprende inoltre trasporto, distribuzione, commercializzazione, oneri e imposte: il prezzo del gas all’ingrosso è importante, ma non coincide con l’intero importo pagato dalla famiglia.

Un esempio concreto arriva già dai dati italiani. Per luglio 2026 ARERA ha fissato per i clienti del Servizio di tutela della vulnerabilità la componente relativa alla sola materia prima gas a 56,69 euro/MWh; nello stesso mese la spesa complessiva dell’utente tipo è aumentata del 9,7% rispetto a giugno.

È un piccolo assaggio di quanto velocemente un movimento del mercato possa farsi sentire.

Il vero numero da osservare arriverà più avanti

Il 57% di agosto è quindi soprattutto un campanello, non una previsione della bolletta di gennaio.

Tra settembre e novembre conteranno la velocità con cui gli stoccaggi continueranno a riempirsi, il prezzo del gas naturale liquefatto, la concorrenza degli acquirenti asiatici e, inevitabilmente, le previsioni meteorologiche.

Se le riserve saliranno senza nuove tensioni sui prezzi, il numero visto in piena estate potrebbe diventare presto una curiosità statistica.

Se invece novembre arriverà con depositi ancora relativamente bassi e il primo freddo serio alle porte, quel 57% potrebbe essere ricordato come il momento in cui il mercato aveva già cominciato ad avvertire che l’inverno sarebbe costato qualcosa in più.

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Tags: bollette gas bollette luce riserve gas

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