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La città Maya nascosta nella giungla del Campeche: cosa potrebbe esserci ancora sotto gli alberi

VEB Ago 18, 2026

Per anni qualcuno ha coltivato campi a pochi passi dalle sue rovine. Le automobili passavano sulla strada vicina. E sotto una distesa apparentemente normale di alberi, nel Campeche messicano, restavano piazze, piramidi, abitazioni e strade costruite molti secoli fa.

La città è stata chiamata Valeriana. E la parte più curiosa della storia è che gli archeologi non l’hanno trovata aprendosi un sentiero nella giungla con il machete. L’hanno vista su un computer.

Ricostruzione AI

Una città che era già dentro una vecchia mappa

La scoperta resa pubblica nel 2024 parte da dati LiDAR raccolti addirittura nel 2013 per un progetto ambientale dedicato allo studio delle foreste messicane. Anni dopo Luke Auld-Thomas e altri ricercatori hanno utilizzato quelle informazioni per uno scopo completamente diverso: cercare le tracce lasciate dagli esseri umani sotto la vegetazione.

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Il LiDAR invia impulsi laser verso il terreno e permette di ricostruirne digitalmente la forma. Eliminando virtualmente alberi e piante dalla visualizzazione, emergono rilievi troppo regolari per essere naturali: piattaforme, muri, terrazze, edifici.

Su circa 122 chilometri quadrati analizzati nel Campeche, lo studio ha individuato migliaia di strutture preispaniche precedentemente non registrate.

Tra queste compariva qualcosa di molto più grande di un piccolo insediamento.

Era Valeriana.

Piramidi, piazze e un campo per il gioco della palla

Definirla semplicemente un gruppo di rovine sarebbe riduttivo. La disposizione delle strutture presenta caratteristiche associate a importanti centri politici Maya.

Sono stati riconosciuti complessi monumentali, piazze, piramidi e un campo destinato al tradizionale gioco della palla. La città disponeva inoltre di opere legate alla raccolta e alla gestione dell’acqua.

Uno dei particolari più sorprendenti è la sua posizione.

Non si trova in un angolo del Messico completamente irraggiungibile. Secondo i ricercatori, alcune rovine si trovano vicino all’unica grande strada della zona e vicino a terreni coltivati ancora oggi.

La città perduta, insomma, non era necessariamente lontana. Era difficile da vedere.

Ed è qui che la storia diventa ancora più interessante.

No, non è davvero una città Maya “intatta”

Le immagini che accompagnano certe notizie possono far pensare a templi perfettamente conservati che aspettano soltanto di essere liberati dagli alberi. Non è così.

Il LiDAR individua soprattutto forme del terreno e resti architettonici. Molti edifici sono crollati e nel corso dei secoli sono diventati rilievi ricoperti dalla vegetazione. Non sappiamo ancora cosa possa trovarsi all’interno di molte strutture né quali oggetti siano sopravvissuti.

E proprio questo è il vero mistero di Valeriana.

Una scansione può mostrare la presenza di una piramide. Non può dire se sotto le macerie esistano tombe, offerte rituali, ceramiche, iscrizioni o tracce della vita quotidiana. Per rispondere servono ricognizioni sul posto e, dove possibile, scavi archeologici.

Quello che abbiamo davanti, quindi, è più simile alla pianta di una città ancora quasi tutta da leggere.

Il segreto potrebbe non trovarsi dentro una piramide

Quando compare una città Maya sconosciuta, viene naturale immaginare camere segrete o tesori nascosti. Ma la scoperta più importante potrebbe essere molto meno cinematografica.

Lo studio pubblicato su Antiquity suggerisce che parti del Campeche fossero occupate in maniera molto più intensa di quanto potrebbe far pensare oggi la foresta. Non compaiono soltanto grandi centri monumentali: emergono abitazioni, aree agricole, terrazze e insediamenti con densità molto differenti.

Significa che il paesaggio Maya non era composto semplicemente da grandi città separate da enormi zone vuote.

In alcuni territori poteva esistere una successione continua di centri urbani, piccoli nuclei, campi e infrastrutture.

È quasi un’inversione della domanda. Non bisogna più chiedersi soltanto dove siano nascoste le città perdute, ma quanto fosse realmente popolato il territorio che oggi vediamo come giungla.

E se Valeriana non fosse affatto un caso eccezionale?

Gli stessi autori dello studio mettono in discussione l’idea che siano già stati individuati tutti i grandi centri Maya. Il campione analizzato comprendeva infatti dati raccolti originariamente senza alcun interesse archeologico: nessuno aveva scelto quelle zone perché sospettava la presenza di una città.

Eppure una città c’era.

Questo rende Valeriana quasi più interessante per ciò che suggerisce che per quello che mostra.

Da qualche parte negli archivi possono esistere altre scansioni ambientali già effettuate nelle quali nessun archeologo ha ancora cercato edifici. E nelle aree della giungla mai analizzate con sufficiente dettaglio potrebbero esserci altri insediamenti invisibili dalla superficie.

Valeriana è rimasta sotto gli alberi per secoli e dentro un archivio digitale per anni.

Forse il prossimo grande sito Maya non aspetta nemmeno di essere fotografato. Potrebbe essere già stato fotografato, senza che nessuno si sia ancora accorto di guardarlo.

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Tags: città maya

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