Lo smartphone è sul tavolo, lo schermo è spento e tutto sembra normale. Le chiamate funzionano, WhatsApp pure, le foto sono ancora lì. Eppure questo non significa necessariamente che nessuno abbia avuto accesso ai tuoi dati.
L’idea che un telefono violato debba comportarsi come nei film — finestre che si aprono da sole, messaggi misteriosi, batteria che crolla in pochi minuti — è piuttosto fuorviante. Alcuni problemi lasciano tracce evidenti. Altri, invece, possono passare inosservati proprio perché chi cerca informazioni personali ha tutto l’interesse a non farsi notare.

Non serve necessariamente “entrare” nel telefono
Quando si parla di smartphone violato immaginiamo spesso qualcuno capace di prendere il controllo completo del dispositivo. Nella vita reale può bastare molto meno.
Una password finita nelle mani sbagliate può consentire l’accesso a un account collegato al telefono. Un’app poco affidabile può ottenere permessi eccessivi. Una pagina di phishing può convincerci a consegnare volontariamente credenziali che consideravamo al sicuro.
CISA, l’agenzia statunitense per la sicurezza informatica, indica proprio phishing, applicazioni dannose e vulnerabilità non corrette tra i rischi da considerare sui dispositivi mobili. Aggiornare sistema operativo e applicazioni rimane per questo una delle precauzioni più semplici.
Il dettaglio interessante è che, dopo l’errore iniziale, il telefono potrebbe continuare a funzionare esattamente come prima.
I piccoli segnali che vale la pena controllare
Una batteria che dura meno del solito non dimostra che lo smartphone sia stato compromesso. Può essere semplicemente una batteria vecchia, un aggiornamento recente o un’app particolarmente affamata di energia.
Lo stesso vale per un telefono caldo o per un consumo insolito di traffico dati.
Il sospetto diventa più interessante quando compaiono più anomalie contemporaneamente: applicazioni che non ricordiamo di aver installato, notifiche di accesso da dispositivi sconosciuti, impostazioni modificate, richieste ripetute di autenticazione oppure attività registrate nei nostri account che non riconosciamo.
Su Android, per esempio, Google consiglia di eseguire il controllo di sicurezza dell’account e mette a disposizione Play Protect per verificare la presenza di applicazioni potenzialmente dannose.
C’è poi un controllo banalissimo che spesso viene trascurato: aprire l’elenco delle applicazioni installate e scorrerlo lentamente. Quel nome che non riconosci potrebbe avere una spiegazione perfettamente innocente. Ma almeno saprai che esiste.
Il vero problema potrebbe trovarsi fuori dallo smartphone
Qui la storia cambia leggermente.
Potresti controllare ogni applicazione, osservare la batteria e non trovare assolutamente niente perché il telefono, tecnicamente, non è mai stato violato.
A essere compromesso potrebbe essere l’account.
Se qualcuno riesce a ottenere la password di un servizio collegato allo smartphone, può accedere a informazioni personali senza installare necessariamente qualcosa sul dispositivo. È anche per questo che Google e Apple permettono di controllare attività, dispositivi associati e informazioni di sicurezza dei rispettivi account. Apple raccomanda di cambiare la password quando si sospetta una compromissione e di verificare eventuali informazioni o accessi non riconosciuti.
È uno scenario molto meno cinematografico, ma probabilmente anche più facile da ignorare.
Quel messaggio ricevuto tre settimane fa
Molte intrusioni non iniziano con sofisticati strumenti informatici. Iniziano con una distrazione.
Un SMS comunica una consegna bloccata. Un messaggio sembra arrivare dalla banca. Una mail avverte che un account verrà chiuso entro poche ore. Si apre il collegamento, compare una pagina praticamente identica a quella originale e si inserisce la password.
Dieci secondi dopo si chiude tutto e si continua la giornata.
Su veb.it abbiamo già raccontato, ad esempio, come i messaggi di phishing possano imitare comunicazioni bancarie o di servizi conosciuti proprio per spingere l’utente ad agire rapidamente.
Il problema è che, a distanza di settimane, difficilmente collegheremmo un accesso sospetto a quel piccolo episodio.
Cinque minuti di controlli possono raccontare parecchio
Senza installare misteriose applicazioni che promettono di “scoprire gli hacker”, si possono verificare alcune cose molto più concrete.
Controlla i dispositivi collegati ai tuoi account principali, guarda se esistono accessi che non riconosci e verifica quali app possiedono autorizzazioni importanti come microfono, fotocamera e posizione. Aggiorna il sistema operativo e le applicazioni e cambia immediatamente una password se hai motivo di credere che possa essere stata esposta.
Su iPhone esiste inoltre Controllo di sicurezza, disponibile da Impostazioni > Privacy e sicurezza, che permette di rivedere accessi e condivisioni con persone e app.
Se emergono elementi realmente sospetti, conviene partire dagli account più importanti: email principale, Apple Account o Google Account, servizi finanziari e social network. Una password nuova e unica, insieme all’autenticazione a due fattori, può chiudere molte porte lasciate involontariamente aperte.
La parte curiosa è proprio questa: uno smartphone compromesso non deve necessariamente sembrare compromesso. A volte il segnale più importante non compare sullo schermo. È nascosto nella lista di un vecchio accesso che non ricordiamo di aver effettuato.
Scarica la nostra app e ricevi notizie, curiosità, misteri, scoperte e tecnologia direttamente sul tuo smartphone.
Scarica per AndroidCuriosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!







