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VPN gratis o a pagamento: il rischio nascosto non è quello che immagini

Angela Gemito Ago 17, 2026

Installi una VPN gratuita, premi un pulsante e sullo schermo compare un rassicurante “Connesso”. L’indirizzo IP cambia, magari il server risulta a centinaia di chilometri di distanza, e per qualche secondo sembra quasi di essere diventati invisibili.

Il problema è che quel piccolo pulsante non cancella la necessità di fidarsi di qualcuno. La sposta.

Ed è proprio qui che la differenza tra una VPN gratis e una a pagamento diventa più interessante del semplice prezzo.

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Se non paghi l’abbonamento, qualcuno deve comunque pagare i server

Una VPN non è un’app che può funzionare praticamente a costo zero. Dietro ci sono server, banda, manutenzione, applicazioni da aggiornare e infrastrutture da gestire.

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Per questo la prima domanda da fare davanti a una VPN completamente gratuita non è necessariamente “sarà sicura?”, ma “come guadagna questa società?”.

Esistono servizi gratuiti perfettamente legittimi che utilizzano un modello freemium: pochi server, velocità o traffico limitati per chi non paga e funzioni complete per gli abbonati. In quel caso gli utenti paganti finanziano anche quelli gratuiti.

Esistono però altri modelli basati sulla pubblicità, sulla raccolta di informazioni o sulla collaborazione con soggetti terzi.

La Federal Trade Commission statunitense ha ricordato proprio questo punto parlando delle app VPN: alcuni servizi gratuiti possono finanziare il proprio funzionamento attraverso annunci pubblicitari o condivisione di informazioni con terze parti.

Gratis, quindi, non significa automaticamente pericoloso. Significa semplicemente che vale la pena capire dove si trova il vero modello di business.

Il dettaglio curioso: una VPN può vedere una posizione privilegiata

Quando navighiamo normalmente, il nostro traffico passa attraverso il provider Internet. Attivando una VPN creiamo invece un tunnel tra il dispositivo e il server VPN.

È utile perché il sito che visitiamo vede generalmente l’indirizzo IP del server VPN anziché quello della nostra connessione.

Ma c’è un rovescio della medaglia.

Il gestore della VPN occupa una posizione estremamente delicata nel percorso dei nostri dati. Utilizzare un servizio sconosciuto soltanto perché promette “VPN GRATIS ILLIMITATA” significa quindi affidare una parte importante della propria navigazione a un’azienda della quale, magari, non conosciamo neppure la sede.

Una ricerca accademica che ha analizzato 283 applicazioni Android abilitate all’uso delle VPN aveva già evidenziato problemi di privacy e sicurezza all’interno di questo ecosistema, compresa la presenza di tracker in alcune app.

Non è una fotografia di ogni VPN gratuita disponibile oggi, ma è un buon motivo per non scegliere semplicemente la prima app che compare nello store.

E qui arriva la parte strana: il Wi-Fi del bar è meno spaventoso di una volta

Per anni la scena è stata sempre la stessa: aeroporto, Wi-Fi pubblico e misterioso hacker seduto tre tavolini più avanti pronto a leggere password e numeri di carta.

Oggi lo scenario è meno cinematografico.

La maggior parte dei siti utilizza HTTPS, quindi i dati scambiati con il sito sono già crittografati. La stessa FTC osserva che, grazie alla diffusione della crittografia, utilizzare una rete Wi-Fi pubblica è generalmente molto più sicuro rispetto al passato.

Questo non rende inutile una VPN. Significa piuttosto che installarne una qualsiasi per sfuggire a un pericolo e consegnare poi il traffico a un provider opaco può essere un curioso scambio di problemi.

È questa la piccola inversione di prospettiva: il rischio nascosto potrebbe non trovarsi nella rete dalla quale stiamo cercando di proteggerci, ma nel servizio scelto per proteggerci.

Pagare non compra automaticamente la privacy

Nemmeno il prezzo è un certificato di buona condotta.

Una VPN a pagamento può offrire infrastrutture migliori, maggiore velocità, assistenza, più server, funzioni come il kill switch e una politica commerciale meno dipendente dalla pubblicità. Ma una carta di credito non trasforma automaticamente un’azienda in un custode perfetto della privacy.

Prima del prezzo contano altre cose: chi gestisce il servizio, quali informazioni vengono conservate, per quanto tempo, quali tracker contiene l’applicazione e quanto è comprensibile la privacy policy.

Su Android esistono anche regole specifiche: Google Play limita l’uso del sistema VpnService e vieta, tra le altre cose, di manipolare o reindirizzare il traffico proveniente da altre app con finalità di monetizzazione.

È una protezione utile, ma non sostituisce la scelta dell’utente.

I quattro controlli che raccontano molto più della scritta “gratis”

Prima di affidarsi a una VPN basta osservare qualche dettaglio.

Un servizio serio dovrebbe spiegare chiaramente chi lo gestisce, che cosa registra e come finanzia l’offerta gratuita. Meglio ancora se distingue senza ambiguità i dati indispensabili al funzionamento da quelli utilizzati per analisi o marketing.

Poi c’è un controllo molto banale: i permessi richiesti dall’app. Una VPN ha necessariamente bisogno di gestire la connessione di rete; richieste apparentemente scollegate dalle sue funzioni meritano invece qualche attenzione.

Infine, diffidare delle promesse assolute aiuta parecchio. Una VPN può nascondere l’IP pubblico e proteggere il collegamento fino al proprio server, ma non rende anonimi per magia. Se entriamo nel nostro account Google, Amazon o Instagram, quei servizi continuano ovviamente a sapere che siamo noi.

La scelta più sensata, quindi, non è necessariamente VPN gratis oppure VPN a pagamento. È tra un servizio di cui possiamo capire il funzionamento e uno al quale stiamo consegnando il traffico semplicemente perché aveva un pulsante verde e cinque stelle nello store.

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Angela Gemito
Angela Gemito
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, racconto notizie, tecnologia e curiosità per scoprire il mondo con occhi sempre nuovi, un articolo alla volta.
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Tags: vpn

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