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Le carte da briscola sono nate nel 1440? Ecco cosa dicono le fonti

VEB Set 6, 2026

Se hai cercato “quando sono state inventate le carte da briscola” ti sarai imbattuto quasi ovunque nella stessa risposta: 1440. Il problema è che quella data, andando a controllare, non regge.

Le carte da gioco arrivano in Italia tra il 1376 e il 1379, non nel 1440: lo documentano un provvedimento di Firenze sul “gioco delle carte, o vero naibi” appena diffuso, e la cronaca viterbese di Covelluzzo, che fissa l’arrivo del mazzo a Viterbo nel 1379. Il gioco della briscola, così come lo conosciamo, nasce invece secoli dopo.

Da dove salta fuori il 1440

Ho passato un po’ di tempo a risalire alla fonte del 1440, perché è la cifra che compare praticamente ovunque quando si cerca l’origine della briscola — siti di curiosità, blog, pagine social. Nessuno di questi cita un documento, un archivio, uno storico del gioco. Girano una manciata di articoli che si copiano a vicenda la stessa frase, senza rimando a nulla di verificabile. È un pattern che chi lavora con contenuti storici o divulgativi incontra spesso online: una cifra “tonda”, plausibile, che sembra uscita da un manuale scolastico, comincia a circolare e nessuno la controlla più.

Le fonti solide raccontano un’altra cronologia. Il provvedimento fiorentino del 1376 vieta o limita il gioco dei “naibi” definendolo espressamente “novello”, cioè appena arrivato — un dettaglio che da solo smentisce qualunque origine più tarda di qualche decennio. Tre anni dopo, nel 1379, il cronista viterbese Giovanni di Covelluzzo annota che a Viterbo è arrivato “il gioco delle carte”, proveniente — a suo dire — dal mondo saraceno. Sono le due testimonianze più citate dagli storici del gioco, riportate anche dalla voce Treccani sull’argomento.

Quindi no: se l’obiettivo è la data d’arrivo delle carte da gioco in Italia, la risposta più difendibile è “fine anni Settanta del Trecento”, non il 1440. Su questo le fonti non sono unanimi al cento per cento — le cronache medievali raccontano spesso più di quanto documentino — ma la forbice 1376-1379 è quella su cui converge la maggior parte della letteratura sul tema, mentre il 1440 resta un numero senza paternità.

Carte da gioco italiane e “briscola”: non sono la stessa cosa

Qui c’è un equivoco che vedo ripetersi in quasi ogni articolo di curiosità sull’argomento, ed è la radice del problema: si confonde la nascita delle carte da gioco italiane (i quattro semi coppe, denari, spade e bastoni) con la nascita della briscola, che è uno specifico gioco a punti giocato con quel mazzo. Sono due storie separate, distanti di secoli.

Il mazzo di 40 carte con i semi italiani si consolida nei decenni successivi al suo arrivo, con variazioni regionali che oggi conosciamo come mazzi napoletani, piacentini, siciliani, trevigiani, bergamaschi e altri ancora — ognuno con figure e stile grafico propri, prodotti storicamente da fabbriche locali. Sull’origine grafica esatta di quei semi, va detto, anche le fonti più autorevoli restano caute: derivano probabilmente da modelli precedenti legati ai tarocchi, ma il percorso preciso non è del tutto ricostruito.

La briscola, il gioco, è un’invenzione molto più recente. Le prime tracce che gli storici del gioco riescono a rintracciare risalgono all’Ottocento: un riferimento di inizio secolo, una citazione letteraria del poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli attorno al 1847, e bisogna aspettare il 1888 per un primo regolamento scritto in modo organico, con le regole codificate così come le conosciamo. Prima di allora la briscola circolava probabilmente per tradizione orale, con varianti locali nei punteggi e nelle chiamate.

Sull’origine del nome e delle regole, gli studiosi non concordano del tutto. Un’ipotesi la lega al francese brisque, termine legato ai punti in un gioco chiamato Bazzica (a sua volta imparentato con la Brusquembille francese, diffusa tra Sette e Ottocento); un’altra ipotesi, sostenuta tra gli altri dal giornalista e studioso di giochi Giampaolo Dossena, ribalta la direzione e ipotizza un’origine italiana del termine, poi passata in Francia. C’è anche chi lega il nome alle sequenze vincenti dei tarocchi. Nessuna di queste tre strade è chiusa in modo definitivo: chi si occupa di storia dei giochi lo ammette apertamente, ed è uno di quei rari casi in cui l’incertezza è il dato più onesto da riportare.

Perché ha senso questa confusione (e perché conviene diffidarne)

Un dettaglio che chi scrive di curiosità storiche impara presto: più un gioco è popolare e “senza tempo” nella percezione comune, più è facile che gli si attribuisca un’origine antica e precisa, anche quando le fonti non la sostengono. La briscola si gioca in ogni bar, in ogni famiglia, da generazioni — sembra logico immaginarla vecchia di secoli, magari coeva dell’arrivo delle carte stesse. Ma la percezione di “gioco antichissimo” e la documentazione storica sono due cose diverse, e in questo caso divergono parecchio: il mazzo è del Trecento, il gioco è dell’Ottocento.

Capita spesso, lavorando su temi come questo, di trovare siti che uniscono le due cronologie in una frase sola, tipo “le carte da briscola nascono nel XV secolo” — frase tecnicamente scorretta due volte: sbaglia il secolo delle carte (arrivate nel Trecento, non nel Quattrocento) e attribuisce al gioco della briscola una data che appartiene, semmai, al mazzo generico.

Come sono nati i mazzi regionali italiani

Un aspetto che chi gioca abitualmente a carte in regioni diverse nota quasi subito, spesso con qualche imprevisto: i mazzi italiani non sono tutti uguali. Le carte napoletane non si sovrappongono perfettamente a quelle piacentine o siciliane nelle figure, e chi porta un mazzo “sbagliato” a una partita fuori regione lo scopre alla prima mano di briscola o tressette. Viterbo, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe ospitato una delle prime produzioni italiane di carte, diventando un polo di diffusione verso il resto della penisola; da lì in avanti ogni area ha sviluppato stile e simbologia propri, arrivando fino ai mazzi che si trovano oggi in tabaccheria.

Domande frequenti

Le carte da briscola sono state davvero inventate nel 1440? No, non ci sono documenti che sostengano questa data. Le fonti storiche collocano l’arrivo delle carte da gioco in Italia tra il 1376 e il 1379, mentre il gioco della briscola vero e proprio è documentato solo a partire dall’Ottocento.

Quando sono arrivate le carte da gioco in Italia? Le prime testimonianze certe risalgono al 1376 (un provvedimento fiorentino) e al 1379 (la cronaca di Viterbo di Covelluzzo). Sono queste le date su cui converge la maggior parte degli storici del gioco, non il 1440.

Chi ha inventato il gioco della briscola? Non si sa con certezza. Le ipotesi più accreditate lo collegano a giochi francesi come la Bazzica o la Brusquembille, ma alcuni studiosi italiani ne ipotizzano un percorso inverso. Il primo regolamento scritto risale al 1888.

Che differenza c’è tra il mazzo di carte italiane e il gioco della briscola? Il mazzo (coppe, denari, spade, bastoni) è molto più antico e arriva in Italia nel Trecento. La briscola è solo uno dei tanti giochi che si possono fare con quel mazzo, ed è nata secoli dopo, nell’Ottocento.

Perché esistono tanti mazzi regionali diversi? Perché dopo l’arrivo delle carte in Italia, ogni area ha sviluppato produzioni e stili propri — napoletane, piacentine, siciliane, trevigiane e altre — spesso legati a fabbriche locali storiche, da cui derivano le differenze di figure ancora oggi visibili.


Alla fine, la parte più interessante di questa storia non è la data esatta — che comunque conviene sempre verificare su fonti primarie prima di darla per certa in un contesto serio, come una tesina o una pubblicazione — ma il fatto che un numero inventato possa diventare “verità” solo perché ripetuto abbastanza volte online. Vale per il 1440 della briscola come per un sacco di altre curiosità che girano in rete.

Sources:

  • Carte da giuoco – Treccani
  • La Briscola nella storia italiana – Fatti per la Storia
  • Storia e origini del gioco della Briscola – Giochi STARS
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