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È vero che Einstein non era bravo in matematica?

VEB Set 5, 2026

Ogni tanto qualcuno lo tira fuori come consolazione per un brutto voto in classe: “tranquillo, pure Einstein era negato in matematica”. È una delle leggende più ripetute della storia della scienza, e come tutte le leggende comode continua a circolare perché fa comodo crederci. Peccato sia falsa, e lo sappiamo con un livello di certezza piuttosto alto.

Risposta diretta: no, Einstein non era affatto scarso in matematica. Alle scuole superiori era tra i migliori della classe, e prima dei quindici anni aveva già studiato da autodidatta il calcolo differenziale e integrale. Il mito nasce da un articolo di “Ripley’s Believe It or Not!” del 1935, mai smentito con forza all’epoca, e forse anche da un cambio nella scala di valutazione della sua scuola svizzera, che ha ingannato più di un lettore delle sue pagelle originali.

Da dove arriva davvero questa storia

Il colpevole ha un nome preciso, e non è un insegnante severo o un errore di gioventù di Einstein: è una rubrica di curiosità. Nel 1935 “Ripley’s Believe It or Not!”, la sindacazione giornalistica famosa per aneddoti stupefacenti (veri o gonfiati che fossero), pubblicò un pezzo secondo cui il giovane Einstein sarebbe stato bocciato in matematica. La storia arrivò fino a lui, ormai cinquantaseienne e trasferito a Princeton: un rabbino della zona gli mostrò il ritaglio, chiedendogli conferma. Einstein, a quanto raccontano più fonti, si mise a ridere e rispose più o meno così: “Non ho mai fallito in matematica. Prima dei quindici anni avevo già padroneggiato il calcolo differenziale e integrale” — la frase è riportata, tra gli altri, da TIME nel suo dossier sui vent’anni di Einstein da conoscere, e da Ripley’s stessa, che oggi pubblica sul proprio sito la versione corretta dei fatti.

Un dettaglio che chi lavora su queste ricostruzioni storiche impara presto: una battuta pubblicata su un giornale popolare, senza fact-checking, può sopravvivere decenni più della sua smentita. Google restituisce ancora oggi centinaia di migliaia di pagine che ripetono la versione sbagliata.

Le pagelle vere: cosa dicono i documenti

Al ginnasio Luitpold di Monaco, dove Einstein studiò da bambino, i suoi voti — secondo quanto dichiarò il preside stesso alla stampa nel 1929, dato che i registri originali sono andati distrutti durante la guerra — oscillavano tra l’1 e il 2, e l’ultimo voto in matematica fu proprio un 1. Qui va fatta una precisazione che spesso sfugge a chi non conosce il sistema scolastico tedesco dell’epoca: in quella scala 1 era il voto massimo, non il minimo. Un 1 in matematica significava eccellenza, non bocciatura.

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La parte più interessante, e quella che secondo diversi biografi spiega meglio l’origine dell’equivoco, riguarda gli anni successivi alla scuola cantonale di Aarau, in Svizzera, dove Einstein si diplomò nel 1896. Lì la scala di valutazione era diversa da quella tedesca e, in un certo periodo della sua permanenza, venne invertita: il 6 passò a indicare il voto più alto, l’1 il più basso — l’opposto della logica a cui era abituato chi guardava i documenti con gli occhi del sistema tedesco. Chi negli anni ha visto per la prima volta una pagella di Einstein piena di voti bassi secondo la vecchia lettura, senza sapere di questo cambio di scala, può facilmente aver interpretato eccellenza come fallimento. È una teoria, non un verbale firmato — le fonti non sono del tutto concordi sui tempi esatti dell’inversione — ma è quella più citata dai biografi seri, ed è coerente con quello che sappiamo del suo rendimento reale.

L’unico esame che Einstein davvero non superò

Qui però va detta una cosa che raramente viene raccontata per intero, perché rovinerebbe la narrazione “è tutta una bufala”: Einstein un esame lo fallì per davvero. Nel 1895, a sedici anni — due anni prima dell’età minima prevista — tentò l’ammissione al Politecnico federale di Zurigo (l’attuale ETH), saltando le scuole superiori regolari perché la sua famiglia si era appena trasferita in Italia e lui voleva raggiungere prima possibile un percorso scientifico. Nella parte di matematica e fisica dell’esame andò benissimo, al punto che il professore di fisica lo notò subito. Ma la selezione comprendeva anche materie umanistiche e generali — lingue, botanica, storia — dove il suo rendimento fu debole, complice anche l’età. Il risultato complessivo non fu sufficiente, e la commissione lo respinse.

Da qui capita spesso di sentire la versione riassuntiva “Einstein fu bocciato all’università”, che è tecnicamente vera ma fuorviante se non si specifica dove fallì. Il direttore dell’istituto, colpito dalla sua preparazione scientifica, gli consigliò di completare prima le superiori alla scuola cantonale di Aarau. Einstein lo fece, si diplomò l’anno dopo con ottimi risultati e fu ammesso al Politecnico senza dover ripetere l’esame. Un errore che vedo ripetersi spesso in chi racconta questa vicenda è proprio confondere “ha fallito l’esame di ammissione” con “era negato in matematica”: sono due affermazioni completamente diverse, e i documenti dicono chiaramente che a fallire furono le materie non scientifiche.

Perché il mito continua a girare, oltre novant’anni dopo

Qui la spiegazione è più psicologica che storica, e chi scrive di divulgazione lo vede ripetersi con quasi ogni genio della scienza: la storia di Einstein “somaro salvato dal genio” è più consolatoria di quella vera. Piace pensare che il cervello più famoso del Novecento fosse in origine uno studente mediocre come tanti, perché rende plausibile il riscatto di chiunque. La versione reale — un bambino già straordinariamente dotato per la matematica, che semplicemente detestava la scuola prussiana autoritaria e le materie mnemoniche — è meno rassicurante, perché non promette niente a chi in matematica va davvero male.

C’è anche un fattore più banale: prima di internet, verificare una pagella svizzera di fine Ottocento richiedeva un viaggio in un archivio, non una ricerca di trenta secondi. Il Einstein Papers Project dell’Università di Princeton, che dagli anni Ottanta raccoglie e digitalizza la corrispondenza e i documenti scolastici originali di Einstein, ha reso la verifica molto più accessibile — ma la leggenda era già radicata da decenni prima che questi materiali diventassero di facile consultazione.

Domande frequenti

Einstein ha mai preso un voto basso in matematica? No, nei documenti disponibili la matematica resta sempre tra le sue materie migliori, sia al ginnasio di Monaco sia alla scuola di Aarau. I voti bassi che circolano nelle ricostruzioni popolari nascono da una lettura sbagliata della scala di valutazione svizzera, non da un rendimento scarso.

Perché allora si dice che fu bocciato? Perché fallì davvero l’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo nel 1895, ma per le materie umanistiche, non per matematica o fisica, dove anzi si distinse. La sintesi giornalistica ha finito per confondere le due cose nel tempo.

Chi ha inventato la storia del “genio bocciato”? La versione più diffusa arriva da un articolo di “Ripley’s Believe It or Not!” del 1935. Lo stesso Einstein, informato della cosa, la smentì pubblicamente con una battuta rimasta celebre.

A che età Einstein studiava già calcolo differenziale? Secondo le sue stesse dichiarazioni, prima dei quindici anni aveva già imparato da autodidatta il calcolo differenziale e integrale, ben oltre il programma scolastico standard per quell’età.

Esistono ancora le pagelle originali di Einstein? In parte sì: la scuola di Aarau conserva ancora la sua pagella di maturità del 1896, consultabile anche online tramite archivi fotografici storici. Quelle del ginnasio di Monaco sono invece andate perdute durante la Seconda guerra mondiale, e quanto sappiamo su di esse viene da dichiarazioni successive del preside.

In breve

La prossima volta che qualcuno vi consola dicendo che “pure Einstein era negato in matematica”, potete rispondere con i fatti invece che con la leggenda — ed è anche più interessante della versione da bigliettino motivazionale: la sua vera battaglia scolastica non era con i numeri, ma con un sistema educativo che a lui, dodicenne già capace di dimostrare da solo il teorema di Pitagora, stava semplicemente stretto.

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Tags: Albert Einstein curiosità storiche matematica

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