Se cercate “chi ha inventato la carriola”, la risposta che quasi sempre salta fuori è Leonardo da Vinci. Peccato che la storia sia molto più vecchia — e più intricata — di così.
La carriola non è un’invenzione di Leonardo da Vinci. Gli storici della tecnologia la fanno risalire alla Cina della dinastia Han, circa 100 d.C., con le prime immagini certe datate 118 d.C. Un indizio ancora più antico arriva però dalla Grecia: un inventario del tempio di Eleusi, datato 408-407 a.C., che alcuni studiosi leggono come la prima traccia scritta di una carriola della storia.

Perché tutti pensano sia stata un’idea di Leonardo
Questa è la parte più facile da smontare, e anche la più interessante per capire come nascono i falsi miti storici. Non esiste un disegno autografo di Leonardo, nel Codice Atlantico o altrove, catalogato dagli studiosi come “carriola”. Chi cerca tra le sue migliaia di fogli trova argani, gru, veicoli a più ruote, ingranaggi di ogni tipo — ma non uno schizzo che gli storici dell’arte o della tecnica attribuiscano specificamente all’invenzione di questo attrezzo.
Quello che è successo, con ogni probabilità, è un cortocircuito molto comune: Leonardo viene percepito come l’inventore universale, quello a cui si può attribuire praticamente qualunque oggetto con una ruota o un ingranaggio, e la carriola — semplice, geniale nella sua economia di mezzi — sembra fatta apposta per finire nella sua lista. Un errore che si vede spesso quando si scrivono contenuti di curiosità storiche: si parte da “sembra una cosa che avrebbe potuto inventare lui” e si arriva, qualche condivisione dopo, a “l’ha inventata lui”. Nella pratica, controllare le fonti primarie prima di scrivere certe affermazioni fa risparmiare parecchie correzioni in un secondo momento.
La data più solida: la Cina della dinastia Han
Qui il terreno è più stabile, anche se “stabile” in storia della tecnologia raramente vuol dire “certo al cento per cento”. Il consenso tra gli storici — Joseph Needham per primo, poi Bertrand Gille e Andrea Matthies, che ha dedicato studi specifici proprio alla carriola medievale — colloca la nascita dell’attrezzo in Cina, intorno al 100 d.C.
Le prove non sono un oggetto ritrovato, ma immagini. Un murale tombale a Chengdu, nel Sichuan, datato 118 d.C., mostra un uomo che spinge quella che è inequivocabilmente una carriola a una ruota. Un rilievo scolpito nella tomba di Shen Fujun, sempre in Sichuan, databile intorno al 150 d.C., conferma la scena. E il santuario funerario della famiglia Wu, nello Shandong, con un murale del 147 d.C., raffigura il personaggio di Dong Yuan mentre trasporta un carico proprio su un veicolo a ruota singola.
Un dettaglio che molti sottovalutano quando raccontano questa storia: si tratta di datazioni per immagine, non per reperto fisico. Un murale ci dice che l’oggetto esisteva ed era abbastanza diffuso da finire su una tomba come scena di vita quotidiana — cosa diversa dal dire che sia stato “inventato” in quell’anno preciso. È quasi certo che l’attrezzo fosse in uso da prima, magari anche di parecchio, semplicemente senza lasciare tracce che siano arrivate fino a noi.
L’indizio scomodo: Eleusi, 408 a.C.
Ed eccoci al punto più curioso, quello che dà il titolo a questo pezzo. Il santuario di Demetra a Eleusi, vicino Atene, era in piena fase di ricostruzione tra la fine del V secolo a.C. Come da prassi amministrativa greca, i lavori venivano registrati in dettaglio: materiali, attrezzi, costi, tutto inciso su lastre di pietra che fungevano da rendiconto pubblico. Tra questi inventari, relativi agli anni 408/407 e 407/406 a.C., compare una voce che ha fatto discutere non poco gli studiosi di storia della tecnica: “hyperteria monokyklou”, letteralmente il “corpo/telaio di un mono-ruota”.
Lo storico M. J. T. Lewis, che per primo ha rimesso in circolo questo documento in ambito accademico, ha sostenuto una tesi precisa: quella voce non può che descrivere una carriola, un mezzo a una ruota “guidato e bilanciato da un uomo”. Se avesse ragione, sposterebbe la nascita dell’attrezzo di circa cinque secoli indietro rispetto alla Cina, e lo collocherebbe in Europa invece che in Asia.
Qui però va detto con chiarezza: le fonti non sono unanime. Lewis stesso, nel presentare la sua ipotesi, ammette che non esiste una prova che la confermi in modo definitivo — nessuna immagine di corredo, nessun oggetto ritrovato, nessuna seconda fonte indipendente che descriva l’uso pratico di questo “mono-ruota”. Una singola espressione, per quanto suggestiva, resta un indizio testuale isolato: può indicare una carriola come può indicare qualcos’altro che oggi non sappiamo più immaginare — un carrello a mano diverso, un supporto tecnico per un macchinario da cantiere, persino un elemento smontabile di un dispositivo più grande. Chi lavora su fonti epigrafiche greche sa bene quanto sia rischioso ricostruire un oggetto intero da due parole di un rendiconto contabile: il rischio di proiettare categorie moderne su un testo antico è sempre dietro l’angolo.
Perché la questione resta aperta
Non c’è, al momento, un consenso condiviso tra gli specialisti su questo punto. Alcuni trovano l’argomentazione di Lewis solida e coerente con il contesto — un cantiere di quella portata aveva bisogno di trasportare pietra e materiali, e un mezzo a una ruota, più maneggevole di un carro su terreno accidentato, avrebbe avuto perfettamente senso. Altri restano scettici proprio per l’assenza totale di riscontri iconografici o archeologici in tutto il mondo greco e romano nei secoli successivi: se la carriola fosse stata davvero in uso a Eleusi nel V secolo a.C., ci si aspetterebbe di trovarne tracce anche altrove nel mondo classico, e invece per l’antichità greco-romana non esiste nessun’altra evidenza certa del suo utilizzo.
Quindi, chi ha inventato davvero la carriola?
Mettendo insieme quello che le fonti permettono di dire con ragionevole sicurezza: l’origine certa e documentata per immagini è cinese, dinastia Han, con prove che partono dal 118 d.C. L’ipotesi greca di Eleusi, se fondata, retrodaterebbe l’invenzione al 408 a.C. circa, ma resta appunto un’ipotesi, sostenuta da un solo studioso su base testuale e non confermata da altri riscontri. Leonardo da Vinci, in tutto questo, non compare in nessuna ricostruzione storiografica seria come inventore della carriola — è un’attribuzione popolare che gira online, non un dato supportato da cataloghi o studi sui suoi manoscritti.
Domande frequenti
La carriola fu davvero inventata da Leonardo da Vinci? No. Nessuno studio sui manoscritti di Leonardo, incluso il Codice Atlantico, gli attribuisce l’invenzione della carriola. È una credenza diffusa online ma senza riscontro nelle fonti storiografiche.
Qual è la prova più antica e certa dell’esistenza della carriola? Un murale tombale cinese del 118 d.C. trovato a Chengdu, nel Sichuan, che raffigura un uomo mentre spinge un veicolo a una ruota. È la prova iconografica più antica riconosciuta dagli storici della tecnologia.
Cos’è esattamente l’iscrizione di Eleusi del 408 a.C.? È un inventario di cantiere del santuario di Demetra, inciso su pietra, che elenca tra gli attrezzi un “corpo per un mono-ruota”. Lo storico M. J. T. Lewis lo interpreta come una possibile carriola, ma la lettura resta discussa.
Perché gli storici non sono d’accordo sulla carriola greca? Perché l’unica prova è una singola espressione in un testo contabile, senza immagini né oggetti ritrovati a confermarla. Senza altri riscontri nel mondo greco-romano successivo, l’ipotesi resta plausibile ma non dimostrata.
Quando arrivò la carriola in Europa medievale? Secondo la ricostruzione più diffusa tra gli storici, in Europa la carriola ricompare — o compare, a seconda di come si legge il caso di Eleusi — tra XII e XIII secolo, con le prime raffigurazioni certe in manoscritti e miniature dell’epoca.
Quello che resta, alla fine, è un promemoria utile ogni volta che si legge una curiosità storica troppo ben confezionata: dietro un “si dice che” c’è quasi sempre un documento vero, ma anche una zona grigia che il titolo a effetto tende a far sparire. La carriola di Eleusi è reale come reperto testuale — molto meno certa come prova definitiva.
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