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Peperoncini nei calzini in Giappone: la storia vera

VEB Ago 27, 2026

Provate a immaginare un contadino giapponese di fine Cinquecento che si infila nei tabi — i calzini tradizionali a due dita — non del cotone imbottito, ma dei baccelli di peperoncino secco. Non è una scena da film: è, secondo diverse fonti storiche giapponesi, una pratica reale legata a uno dei prodotti più fraintesi arrivati in Giappone dall’estero.

Quando i peperoncini arrivarono in Giappone, nel XVI secolo, non venivano mangiati. Le prime notizie li descrivono usati come pianta ornamentale, come rimedio contro il freddo — inseriti nei calzini per scaldare le dita dei piedi e prevenire i geloni — e persino come arma, bruciati per produrre fumo irritante contro i nemici. Il consumo alimentare diffuso arriva solo nel primo Seicento.

Come sono arrivati davvero i peperoncini in Giappone

Qui le fonti non sono del tutto d’accordo, ed è onesto dirlo subito invece di appiattire tutto su una versione sola.

La prima ipotesi porta la data al 1542: secondo lo studioso Sato Nobuhiro, semi di peperoncino e di zucca sarebbero stati portati dai portoghesi nella provincia di Bungo, sull’isola di Kyushu. Non a caso il primo nome giapponese del peperoncino è nanban koshō, letteralmente “pepe dei barbari del sud” — la stessa etichetta usata per quasi tutto ciò che arrivava dalle navi europee in quegli anni, dal tabacco alle armi da fuoco.

La seconda ipotesi, più accreditata dagli storici dell’alimentazione giapponese, lo fa arrivare mezzo secolo dopo, via Corea. Durante le campagne militari di Toyotomi Hideyoshi contro la Corea, tra il 1592 e il 1598, i soldati giapponesi avrebbero portato con sé semi di peperoncino di ritorno in patria. Lo storico dell’epoca Edo, Kaibara Ekiken, scrisse esplicitamente che la pianta “non si trovava in Giappone in passato, ma quando Hideyoshi invase la Corea i semi furono portati da lì”. Tra i nomi associati a questo passaggio compare quello del generale Kato Kiyomasa, che avrebbe riportato piante dalla Corea a Honshu proprio in quel decennio.

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Nella pratica, probabilmente le due storie non si escludono: è plausibile che il peperoncino sia entrato in Giappone da più punti e in momenti diversi, come capita spesso con le piante alimentari che viaggiano su rotte commerciali multiple. Chi scrive di storia alimentare giapponese tende a citare entrambe le versioni proprio perché nessuna delle due basta da sola a spiegare la rapidità con cui il peperoncino si diffuse su tutto l’arcipelago.

Perché finiva nei calzini invece che nel piatto

L’uso alimentare non era la prima cosa che veniva in mente a chi vedeva questi baccelli rossi arrivare dall’estero, e questo è un dettaglio che molti sottovalutano: una pianta nuova, in un’epoca senza internet né manuali di botanica diffusi, veniva prima testata, osservata, usata per tentativi — non subito cucinata.

I primi impieghi documentati sono essenzialmente tre.

Il primo è ornamentale: i semi venivano piantati per il colore vivace delle piante, più come curiosità da giardino che come coltura da reddito.

Il secondo è quello che dà il titolo a questo articolo: i peperoncini venivano inseriti nei tabi, i calzini divisi per l’alluce tipici del vestiario giapponese, per scaldare le dita e come rimedio contro il freddo e i geloni nei mesi più rigidi. Era un uso pratico, da medicina popolare, in un’epoca in cui il freddo ai piedi durante l’inverno era un problema concreto per contadini e viandanti che camminavano per ore su strade di terra.

Il terzo, meno conosciuto e decisamente più inquietante, è quello militare: il peperoncino bruciato produceva fumi irritanti usati come arma improvvisata, una sorta di antenato rudimentale del gas lacrimogeno, in un’epoca di guerre continue tra domini feudali.

Solo nei primi decenni del Seicento il peperoncino comincia a entrare stabilmente nella cucina giapponese, trasformandosi nel tōgarashi che conosciamo oggi — il nome deriva da karashi (senape), con un riferimento alla Cina (Tang) che segnala ancora una volta l’origine “straniera” percepita del prodotto. Un secolo dopo, a Edo, gli erboristi della zona di Yagenbori mettono a punto lo shichimi tōgarashi, il celebre mix a sette spezie ancora oggi venduto vicino a templi come il Sensō-ji: qui la documentazione storica è più solida, con fonti che risalgono almeno al XVII secolo.

Ma il peperoncino scalda davvero i piedi?

Questa è la domanda che mi fanno più spesso quando racconto questo aneddoto, ed è anche il punto dove serve un po’ di onestà scientifica.

La risposta breve è no, non nel senso in cui la intendiamo di solito. La capsaicina, la molecola responsabile del piccante, non produce calore reale: attiva i recettori TRPV1, gli stessi che normalmente si attivano quando la pelle percepisce una temperatura sopra i 43°C circa. Il cervello riceve lo stesso segnale nervoso sia che la pelle sia davvero calda, sia che sia semplicemente a contatto con capsaicina, e non riesce a distinguere le due situazioni. Il risultato è una sensazione di bruciore e calore percepito, accompagnata da vasodilatazione localizzata, ma senza un vero aumento della temperatura della pelle misurabile con un termometro.

Detto questo, la vasodilatazione non è un dettaglio da poco: più sangue arriva all’estremità trattata, e questo un minimo di sollievo percepito contro il freddo pungente lo dà davvero, anche se non è paragonabile a una fonte di calore vera e propria. È lo stesso principio, in versione ante litteram, di certi cerotti riscaldanti o creme a base di capsaicina che si trovano ancora oggi in farmacia per dolori muscolari e articolari, e che in inverno vengono a volte usati anche per le estremità fredde. Chi ha mai provato una crema al peperoncino su una zona sensibile sa bene quanto la sensazione sia intensa — e capisce perché un contadino di quattro secoli fa potesse scambiarla per un vero rimedio contro il freddo, anche senza sapere nulla di recettori nervosi.

Domande frequenti

I peperoncini sono originari del Giappone? No. Tutti i peperoncini appartengono al genere Capsicum, originario dell’America centrale e meridionale. In Giappone sono arrivati solo nel Cinquecento, tramite i contatti commerciali e militari con portoghesi e coreani.

Da quando i giapponesi hanno iniziato a mangiare il peperoncino? L’uso alimentare diffuso risale ai primi decenni del Seicento. Prima veniva usato come pianta ornamentale, come rimedio contro il freddo nei calzini e, in alcuni casi documentati, come arma di fumo irritante.

Cos’è il tōgarashi e che rapporto ha con questa storia? Il tōgarashi è il nome giapponese del peperoncino essiccato in polvere, oggi ingrediente base della cucina nipponica. Deriva dal nome iniziale nanban koshō ed è alla base dello shichimi tōgarashi, il mix di sette spezie diffuso a partire dal XVII secolo.

Mettere il peperoncino nelle scarpe funziona davvero contro il freddo? Dà una sensazione di calore per via dell’attivazione dei recettori del calore sulla pelle, non un aumento reale della temperatura. Un piccolo sollievo circolatorio c’è, ma non sostituisce un vero isolamento termico.

Perché ci sono due versioni diverse su come è arrivato in Giappone? Perché le fonti storiche dell’epoca sono poche e in parte contraddittorie: una traccia porta ai portoghesi nel 1542, l’altra alla Corea durante le invasioni di Hideyoshi negli anni 1590. Gli storici tendono a considerarle entrambe plausibili, non alternative escludenti.


Resta il fatto che poche piante hanno avuto un debutto così bizzarro in una cultura alimentare che oggi la considera quasi imprescindibile: prima nei calzini, poi in guerra, solo alla fine nel piatto. Se citate questo aneddoto a cena, tenete a mente che la versione “calzini” è ben documentata ma convive con altre letture della stessa epoca, e che questo — più che un difetto della storia — è spesso il modo in cui funziona davvero la ricerca storica sulle abitudini popolari.

Sources:

  • The Japan Times – History of the vegetable most hated by Japanese children
  • Chili Peppers in Japanese History and Culture – Tsukublog
  • Wikipedia – Shichimi
  • Perché il peperoncino brucia se non è davvero caldo? – Academia.tv
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Tags: calzini Giappone peperoncini

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