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Perché i giapponesi scrivono “39” per dire grazie? Il segreto dei numeri digitali

Angela Gemito Giu 8, 2026

Se vi è mai capitato di chattare con un amico giapponese, di seguire un content creator di Tokyo o di sbirciare nei commenti di un anime, potreste esservi imbattuti in un insolito messaggio: “39”. Non si tratta di un codice d’errore, di un’età o di un numero fortunato. In Giappone, “39” è il modo più diffuso e rapido per dire “grazie” nei messaggi di testo.

La spiegazione si nasconde dietro un affascinante gioco di parole linguistico chiamato Goroawase, basato sulla pronuncia dei numeri in lingua giapponese. Quando i giapponesi leggono ad alta voce le cifre 3 e 9, il suono che producono è incredibilmente simile alla fonetica della frase inglese “Thank you”.

In sintesi

  • Il significato: Nei messaggi di testo giapponesi, il numero “39” significa letteralmente “grazie”.
  • Il meccanismo: Si basa sul Goroawase, un sistema tradizionale che associa suoni specifici ai numeri.
  • La pronuncia: Il numero 3 si pronuncia “San” e il numero 9 si pronuncia “Kyu”. Uniti formano “San-Kyu”, foneticamente identico all’inglese Thank you.
  • Le origini: Questa usanza è nata negli anni ’90 con la diffusione dei primi cercapersone (Pocket Bell), che potevano inviare solo cifre.
  • La cultura Pop: Oggi il “39” è un pilastro del web e definisce persino i prodotti legati a icone globali come Hatsune Miku.

La risposta breve: una questione di fonetica

Il mistero si risolve analizzando la lettura dei singoli numeri in giapponese.

  • Il numero 3 si legge San (三).
  • Il numero 9 si legge Kyu (九).

Affiancando i due numeri si ottiene la parola composto San-Kyu. Per via dell’adattamento fonetico dei prestiti linguistici in Giappone, la frase inglese “Thank you” viene pronunciata e trascritta in katakana proprio come Sankyu (サンキュー). Di conseguenza, digitare “39” sullo schermo di uno smartphone è diventato il modo più veloce in assoluto per esprimere gratitudine senza dover scrivere l’intera parola in caratteri giapponesi.

Perché succede e come funziona il Goroawase

Questo fenomeno non è un caso isolato, ma fa parte di una vera e propria tradizione culturale e linguistica chiamata Goroawase (語呂合わせ). Si tratta di una tecnica di associazione verbale in cui i numeri vengono utilizzati per sostituire parole o intere frasi, sfruttando le molteplici letture che ogni cifra possiede nella lingua giapponese.

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A differenza dell’italiano, dove il numero 3 si legge solo “tre”, in giapponese i numeri hanno spesso sia una lettura di origine cinese (On’yomi) sia una di origine nativa (Kun’yomi), oltre a varie abbreviazioni colloquiali. Questo crea un terreno perfetto per i giochi di parole digitali.

Nel caso di “39”, il web ha semplicemente preso in prestito una parola inglese già ampiamente digerita e utilizzata nel quotidiano dai giovani giapponesi, trasformandola in un codice numerico istantaneo.

Il dettaglio curioso: l’era dei cercapersone

Sebbene oggi associamo il “39” alle chat di WhatsApp, a Discord o ai commenti su TikTok, le radici di questo linguaggio numerico sono più vecchie di internet come lo conosciamo oggi. Dobbiamo fare un salto indietro fino agli anni ’90, l’epoca d’oro dei Pocket Bell (i cercapersone giapponesi).

I primi modelli di cercapersone avevano schermi minuscoli e, soprattutto, non supportavano l’alfabeto giapponese (Kanji, Hiragana e Katakana). Potevano mostrare esclusivamente stringhe di numeri. Gli adolescenti dell’epoca si trovarono davanti a una sfida: come comunicare emozioni e messaggi complessi usando solo le cifre da 0 a 9?

La risposta fu lo sviluppo di un vero e proprio dizionario in codice. I ragazzi passavano ore a comporre e decifrare messaggi numerici. Oltre al celebre “39”, sono nati codici come:

  • 4649 (Yo-ro-shi-ku): “Piacere di conoscerti” o “Conto su di te”.
  • 0840 (O-ha-yo-u): “Buongiorno”.
  • 14106 (Ai-shi-te-ru): “Ti amo”.

Quando i telefoni cellulari hanno sostituito i cercapersone, permettendo la scrittura normale, molti di questi codici sono scomparsi. Il “39”, invece, è sopravvissuto grazie alla sua incredibile brevità e immediatezza, trasferendosi direttamente nella cultura internet globale.

Cosa spesso viene frainteso sul “39”

Il malinteso più comune tra gli occidentali è pensare che “39” sia una traduzione del termine formale giapponese per dire grazie, ovvero Arigatou Gozaimasu (ありがとうございます).

Non è così. “39” corrisponde rigorosamente a Sankyu, che è una formula estremamente colloquiale, informale e giovanile. Di conseguenza, ci sono dinamiche sociali ben precise da rispettare:

  • Con chi usarlo: Amici intimi, coetanei, partner di gioco nei videogame online o nelle chat informali.
  • Con chi NON usarlo: Superiori sul posto di lavoro, professori, persone anziane o in contesti formali ed e-mail commerciali. Usarlo in questi casi verrebbe percepito come una grave mancanza di rispetto o una pigrizia eccessiva.

Un altro fraintendimento riguarda il mondo della musica pop e dei software. Molti pensano che il “39” sia nato con Hatsune Miku, la celebre idol virtuale della Crypton Future Media. In realtà, Miku ha semplicemente adottato il numero come suo simbolo ufficiale proprio perché il suo nome può essere letto come 3 (Mi) e 9 (Ku), creando un doppio legame perfetto tra il suo nome e la parola “grazie” rivolta ai fan.

Altri esempi di numeri parlanti nel Giappone moderno

Il sistema dei numeri parlanti è così radicato che viene utilizzato ancora oggi non solo nelle chat, ma persino nel marketing, negli indirizzi web e nelle targhe automobilistiche. Ecco alcuni degli esempi più famosi che si possono incontrare oggi:

  • 888 (Hachi-hachi-hachi): Nelle chat e nelle live streaming (come su Nico Nico Douga o YouTube), il numero 8 ripetuto simboleggia il suono degli applausi (Pachi-pachi-pachi). È l’equivalente del nostro “Clap clap”.
  • 2323 (Ni-san-ni-san): Viene usato ironicamente per indicare i capelli folti (Fusa-fusa), spesso utilizzato nei forum di discussione che trattano di calvizie.
  • 526 (Ko-ji-ro): Molti negozi o ristoranti gestiti da persone che si chiamano Kojiro cercano di ottenere questo numero di telefono o questa targa.

Digitare “39” è un piccolo e affascinante esempio di come la tecnologia e la lingua possano fondersi, superando le barriere della tastiera per creare un modo unico, rapido e decisamente originale di comunicare un sentimento universale come la gratitudine.

FAQ – Domande Frequenti

I giapponesi usano “39” anche nella vita reale parlata?

No. Nella lingua parlata si dice direttamente Sankyu o Arigatou. Dire a voce alta “San-Kyu” intendendo i numeri 3 e 9 per ringraziare non viene fatto, il codice è limitato alla comunicazione scritta, digitale o visiva.

Esistono varianti del “39” nelle chat?

Sì. A volte si trova scritto “397”. Nel gergo di internet più recente dei giovani giapponesi (reso popolare da alcuni influencer e tiktoker), si legge Sankyu-na (サンキューな), che è un modo ancora più colloquiale e amichevole di dire “Grazie, vecchio” o “Grazie, amico”.

Posso usare “39” in un’e-mail di lavoro in Giappone?

Assolutamente no. Il linguaggio formale aziendale giapponese (Keigo) richiede formule rigide come Arigatou gozaimasu o Makoto ni arigatou gozaimasu. Scrivere “39” a un cliente o a un capo sarebbe considerato altamente inappropriato.

Cosa significa invece “888” nei commenti giapponesi?

Significa “applausi”. Il suono del numero 8 (hachi) ripetuto ricorda l’onomatopea giapponese pachi-pachi, che indica il rumore delle mani che battono.

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