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Adermatoglifia: perché alcune persone non hanno mai avuto impronte digitali

VEB Set 6, 2026

Nel 2007 una donna svizzera si è presentata a un controllo di frontiera negli Stati Uniti e gli agenti non sono riusciti a prenderle le impronte digitali. Non per un problema tecnico dello scanner: sui suoi polpastrelli non c’era proprio nulla da leggere, nessuna cresta, nessun solco. Il caso è finito sul tavolo del dermatologo Peter Itin, ed è così che il mondo scientifico ha iniziato a occuparsi seriamente di adermatoglifia.

L’adermatoglifia è un’anomalia genetica rarissima che impedisce la formazione delle creste papillari su polpastrelli, palmi e piante dei piedi: chi ne è affetto nasce con la pelle liscia e non avrà mai impronte digitali. È causata da una mutazione nel gene SMARCAD1, si trasmette per via ereditaria, e a parte questo chi la presenta è del tutto sano.

Cosa succede davvero sulla pelle

Le impronte digitali non sono un dettaglio estetico: sono il risultato di un processo di sviluppo che comincia nel grembo materno intorno alla tredicesima settimana di gestazione, quando iniziano a comparire le prime creste epiteliali sui polpastrelli. Il disegno si consolida entro la quindicesima settimana e la formazione delle creste su tutta la pelle palmare, insieme alle ghiandole sudoripare, si completa verso la diciassettesima. Da quel momento il pattern resta fissato per sempre — è il motivo per cui le impronte funzionano come identificativo biometrico: non cambiano, nemmeno se ti bruci un dito o ti consumi i polpastrelli lavorando (le creste ricrescono identiche, a meno di danni molto profondi al derma).

Chi ha l’adermatoglifia, invece, quel processo non lo completa affatto. I polpastrelli restano lisci, piatti, senza increspature — dermatologicamente parlando è un’assenza congenita delle creste, non un’usura successiva. Un dettaglio che spesso sfugge a chi legge la notizia per la prima volta: non è che le impronte “si cancellano” col tempo, semplicemente non si sono mai formate.

La causa: una mutazione nel gene SMARCAD1

Il gene coinvolto è SMARCAD1, sul cromosoma 4. Non è l’intero gene a essere difettoso — SMARCAD1 svolge funzioni importanti in tutto il corpo — ma una sua variante specifica della pelle. Nel 2011 il gruppo guidato dal dermatologo Eli Sprecher, dopo aver sequenziato il DNA di sedici membri della famiglia svizzera individuata da Itin (nove senza impronte, sette con impronte normali), ha isolato una mutazione nel sito di splicing di un esone di questa isoforma cutanea. Il risultato è una proteina più corta del dovuto, che non riesce a portare a termine correttamente la cascata di segnali necessaria a far crescere le creste epidermiche durante lo sviluppo fetale. Lo studio è uscito sull’American Journal of Human Genetics, dopo una prima descrizione clinica del caso pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology.

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Qui vale la pena essere onesti su un punto: il meccanismo molecolare preciso — perché quella specifica proteina tronca blocchi lo sviluppo delle creste e non altro — non è del tutto chiarito nei dettagli, e infatti gli stessi ricercatori hanno sottolineato che studiare l’adermatoglifia serve anche a capire meglio come si formano le impronte digitali in generale, un processo su cui la letteratura scientifica, sorprendentemente, non è mai stata particolarmente approfondita prima di questi casi.

Come si eredita

L’adermatoglifia si trasmette con modalità autosomica dominante: basta ereditare una sola copia mutata del gene, da uno dei due genitori, per svilupparla. Chi ha un genitore affetto ha quindi circa una probabilità su due di nascere senza impronte — la classica proporzione a scacchiera che si vede nelle famiglie studiate finora, dove i casi si alternano a fratelli e sorelle del tutto normali.

La sindrome da non confondere: Naegeli-Franceschetti-Jadassohn

Un errore che si vede spesso, anche in articoli divulgativi non troppo accurati, è trattare l’adermatoglifia come sinonimo di qualunque condizione che comporti l’assenza di impronte. In realtà esiste almeno un’altra entità clinica imparentata ma distinta: la sindrome di Naegeli-Franceschetti-Jadassohn (e la dermatopatia pigmentosa reticolare, considerata una variante della stessa condizione). Anche qui mancano le impronte digitali, ma il quadro è molto più ampio: pigmentazione reticolare della pelle, piccole cisti biancastre (milia), anomalie di denti e capelli, riduzione marcata della sudorazione con rischio di ipertermia nei climi caldi. L’adermatoglifia “pura” descritta da Itin e Sprecher, invece, si presenta praticamente isolata: niente altri sintomi, a parte una modesta riduzione del numero di ghiandole sudoripare sulle mani.

Quanto è rara, davvero

Qui le fonti non sono del tutto concordi sul numero esatto: alcuni articoli parlano di quattro famiglie allargate note nel mondo, altri di cinque. La discrepanza probabilmente riflette solo il momento in cui è stato scritto ciascun articolo — nuovi casi vengono segnalati di tanto in tanto — più che un disaccordo reale. Quello su cui tutte le fonti concordano è l’ordine di grandezza: si parla di poche decine di persone documentate in tutto il pianeta, il che rende l’adermatoglifia una delle anomalie genetiche più rare mai descritte in letteratura medica.

“Immigration delay disease”: il soprannome che ha fatto il giro del mondo

Il nome informale — malattia del ritardo migratorio — nasce proprio dall’episodio che ha portato alla scoperta: la difficoltà della paziente svizzera a entrare negli Stati Uniti, dove le procedure di frontiera richiedono la rilevazione delle impronte per i viaggiatori non residenti. È un soprannome nato per necessità pratica più che per rigore scientifico, ma è rimasto perché racconta bene il problema concreto che vivono queste persone: documenti d’identità, controlli di sicurezza aeroportuale, sistemi di accesso biometrico progettati assumendo che tutti abbiano delle impronte da leggere. Nella pratica, chi si occupa di identificazione forense sa che i protocolli prevedono alternative (foto, iride, altri documenti), ma il primo passaggio — quello automatico, allo sportello — spesso non è pensato per un caso come questo, e genera equivoci burocratici che possono richiedere ore per essere risolti.

Un caso diverso ma spesso confuso: l’adermatoglifia acquisita

Vale la pena distinguere l’adermatoglifia genetica da un fenomeno che le assomiglia ma ha un’origine completamente diversa: la perdita temporanea delle impronte come effetto collaterale di alcuni farmaci chemioterapici, in particolare la capecitabina. Nel 2009 un caso di questo tipo, riportato sugli Annals of Oncology, ha fatto notizia esattamente per lo stesso motivo — un paziente di Singapore fermato alla frontiera statunitense perché privo di impronte rilevabili. La differenza sostanziale è che qui non c’è nulla di congenito: è un effetto tossico del farmaco sulle cellule della pelle, reversibile una volta interrotta la terapia. È un distinguo che chi scrive di curiosità scientifiche dovrebbe sempre fare, perché nei titoli dei giornali le due cose vengono spesso appiattite nella stessa etichetta, quando dal punto di vista medico sono due storie diverse.

Fonti citate

  • Journal of the American Academy of Dermatology – “The immigration delay disease: Adermatoglyphia–inherited absence of epidermal ridges”
  • The American Journal of Human Genetics – “A Mutation in a Skin-Specific Isoform of SMARCAD1 Causes Autosomal-Dominant Adermatoglyphia”
  • MedlinePlus (NIH) – Adermatoglyphia
  • Smithsonian Magazine – Adermatoglyphia: The Genetic Disorder Of People Born Without Fingerprints
  • National Geographic – Mutated DNA Causes No-Fingerprint Disease
  • Wikipedia (IT) – Sindrome di Naegeli-Franceschetti-Jadassohn
  • PMC – Capecitabine-Associated Loss of Fingerprints: A Case Report

Questo articolo ha scopo divulgativo. Per una diagnosi o approfondimenti clinici, il riferimento resta un genetista medico o un dermatologo — le fonti sopra citate sono un buon punto di partenza anche per un professionista.

Domande frequenti

Le impronte digitali di chi ha l’adermatoglifia ricrescono mai, nemmeno in parte? No. Non essendosi mai formate le creste epidermiche durante lo sviluppo fetale, non c’è nulla da “far ricrescere”: la pelle dei polpastrelli resta liscia per tutta la vita. È diverso dal caso di impronte temporaneamente danneggiate da un’ustione o da un farmaco.

L’adermatoglifia è pericolosa o comporta altri problemi di salute? Nella forma isolata descritta da Itin e Sprecher, no: le persone affette sono considerate normalmente sane, con solo una lieve riduzione delle ghiandole sudoripare sulle mani. È diverso se l’assenza di impronte fa parte di una sindrome più ampia, come la Naegeli-Franceschetti-Jadassohn.

Come fanno queste persone a fare il passaporto o superare i controlli biometrici? Nella pratica si usano metodi alternativi di identificazione: foto, scansione dell’iride, altri documenti. Il problema reale non è l’impossibilità di identificarsi, ma il fatto che le procedure automatiche di frontiera spesso non prevedono questo scenario e generano ritardi.

È la stessa cosa se ho le impronte consumate per il lavoro manuale? No. L’usura da attrito (muratori, chi lavora con prodotti chimici aggressivi) è un fenomeno acquisito e quasi sempre reversibile: le creste, danneggiate solo in superficie, tendono a ricomparire. L’adermatoglifia è invece una condizione congenita: le creste non ci sono mai state.

Quante persone al mondo hanno questa condizione? Le fonti scientifiche disponibili parlano di un numero molto ridotto di famiglie allargate documentate — tra quattro e cinque, a seconda della pubblicazione consultata — per un totale che si stima in poche decine di individui conosciuti a livello mondiale.

Un pensiero in più

Quello che colpisce di più, ripensando alla vicenda della paziente svizzera, non è tanto la rarità genetica in sé, quanto il fatto che ci sia voluto un controllo di frontiera per far emergere un dato che la famiglia probabilmente considerava solo una stranezza di famiglia, tramandata di generazione in generazione senza troppe domande. A volte le scoperte scientifiche più interessanti nascono così: da un dettaglio burocratico che non torna.

Sources:

  • Journal of the American Academy of Dermatology – The immigration delay disease
  • The American Journal of Human Genetics – SMARCAD1 mutation study
  • MedlinePlus (NIH) – Adermatoglyphia
  • Smithsonian Magazine – Adermatoglyphia
  • National Geographic – Mutated DNA Causes No-Fingerprint Disease
  • Wikipedia (IT) – Sindrome di Naegeli-Franceschetti-Jadassohn
  • PMC – Capecitabine-Associated Loss of Fingerprints
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Tags: impronte digitali

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