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È vero che esiste una città dove morire è illegale? Il caso Longyearbyen

Angela Gemito Giu 11, 2026

Sì, esiste davvero un luogo al mondo in cui è “vietato” morire: si tratta di Longyearbyen, il centro abitato più popoloso delle isole Svalbard, un remoto arcipelago norvegese situato nel Mar Glaciale Artico. Non si tratta di un tabù religioso o di una bizzarra legge morale, ma di una rigida necessità sanitaria e ambientale dettata dalle temperature estreme della regione.

📌 In sintesi

  • Il luogo: Longyearbyen, nelle isole Svalbard (Norvegia), a pochi passi dal Polo Nord.
  • La legge: Dal 1950 vige un divieto formale di sepoltura a causa del clima estremo.
  • Il motivo: Il permafrost (il terreno perennemente ghiacciato) impedisce la decomposizione dei corpi, conservando intatti virus e batteri.
  • Cosa succede oggi: I malati gravi o i terminali vengono trasferiti in Norvegia continentale per ricevere cure e, eventualmente, per la sepoltura.

La risposta breve: dove si trova e cosa succede a Longyearbyen

A Longyearbyen, una piccola cittadina di circa 2.500 abitanti immersa nei ghiacci artici, la morte è tecnicamente bandita dal 1950. In quell’anno, le autorità locali rimossero la possibilità di seppellire i defunti nel piccolo cimitero cittadino.

Oggi, se una persona si ammala gravemente, è anziana o si trova in fin di vita, viene trasportata d’urgenza tramite aereo o nave nella Norvegia continentale (solitamente a Tromsø). Nel caso in cui il decesso avvenga improvvisamente in città, la salma viene comunque trasferita e non può trovare riposo eterno tra i ghiacci delle Svalbard.

Perché succede: la spiegazione scientifica del permafrost

Il motivo di questa legge apparentemente assurda risiede interamente nella scienza e nella geologia del territorio. Le Svalbard sono dominate dal permafrost, uno strato di terreno permanentemente ghiacciato che non si sblocca mai, nemmeno durante i mesi estivi.

Quando i primi coloni iniziarono a seppellire i morti nel cimitero locale, ci si accorse ben presto di un problema macroscopico: i corpi non si decomponevano. Il ghiaccio agisce come un gigantesco congelatore naturale, preservando i tessuti biologici perfettamente intatti per decenni.

Questo fenomeno comporta un rischio sanitario incalcolabile. Se un corpo non si decompone, anche i virus o i batteri che hanno causato la morte dell’individuo restano congelati e potenzialmente attivi, pronti a essere rilasciati nell’ambiente in caso di futuri shock termici o scavi.

Il dettaglio curioso: lo spettro dell’influenza Spagnola

A confermare la pericolosità biologica del permafrost è stato un evento scientifico straordinario avvenuto alla fine degli anni ’90. Un team di scienziati e virologi ha ottenuto il permesso di riesumare i corpi di alcuni minatori sepolti a Longyearbyen, deceduti nel 1918 a causa della terribile epidemia di influenza Spagnola.

I risultati furono sbalorditivi:

  • I corpi erano perfettamente conservati grazie alle temperature sotto zero del sottosuolo.
  • Gli scienziati sono riusciti a isolare tracce intatte del materiale genetico del virus della Spagnola del 1918.
  • Questa scoperta ha permesso di studiare la pandemia del secolo scorso, ma ha anche confermato che il cimitero della città era una potenziale bomba a orologeria biologica.

Se il terreno dovesse subire gli effetti del cambiamento climatico, il rischio che antichi patogeni tornino in superficie diventerebbe drammaticamente reale.

Cosa spesso viene frainteso: non si rischia la prigione

Il termine “illegale” evoca l’immagine di poliziotti pronti ad arrestare un cittadino in punto di morte o a multare i parenti del defunto. Ovviamente non è così. La legge non punisce il morto, né prevede sanzioni penali per i familiari.

Si tratta invece di una normativa amministrativa e di gestione della salute pubblica. Lo Stato norvegese ha semplicemente stabilito che l’isola non possiede le infrastrutture sanitarie né le condizioni ambientali idonee per gestire il fine vita. Il divieto di morire sul posto è una misura di protezione per la comunità e un modo per garantire una sepoltura dignitosa ed ecologicamente sostenibile altrove.

Il contesto: come si vive (e si nasce) in una città estrema

L’impossibilità di morire a Longyearbyen si riflette anche sulla gestione della vita quotidiana e della nascita. La cittadina è nata come insediamento minerario ed è strutturata per ospitare una popolazione attiva, sana e temporanea.

Ecco alcune particolarità del welfare e delle regole locali:

  • Nessuna casa di cura: Non esistono strutture per anziani o malati cronici. Chi non è più autosufficiente deve lasciare l’isola.
  • Il divieto di nascere: Esattamente come per la morte, a Longyearbyen non si può (salvo emergenze imprevedibili) partorire. L’ospedale locale è una clinica di primo soccorso e non è attrezzato per le complicazioni ostetriche. Le donne incinte sono obbligate a trasferirsi sulla terraferma tre settimane prima della data presunta del parto.
  • Autosufficienza economica: Per vivere alle Svalbard è necessario dimostrare di avere un lavoro e un alloggio. Chi perde l’impiego o non è più in grado di mantenersi viene invitato caldamente a lasciare l’arcipelago, poiché non esiste un sistema di sussidi sociali locale.

FAQ – Domande Frequenti

Cosa succede se qualcuno muore improvvisamente a Longyearbyen?

Se il decesso avviene per un incidente o un malore improvviso, la salma viene immediatamente presa in carico dalle autorità e trasportata via aerea verso la Norvegia continentale per l’autopsia e la successiva sepoltura o cremazione.

È possibile essere cremati e avere le ceneri sepolte alle Svalbard?

Sì, la legge prevede un’eccezione per le ceneri derivanti dalla cremazione. Tuttavia, l’iter burocratico per disperdere o seppellire un’urna a Longyearbyen richiede un permesso speciale rilasciato dal Governatore delle Svalbard (Sysselmesteren), e viene concesso molto raramente.

Ci sono altre città al mondo con divieti simili?

Sì, nel corso della storia e per motivi diversi (spesso religiosi o di sovraffollamento dei cimiteri), altre località hanno introdotto il divieto di morire. Tra queste si ricordano l’isola di Itsukushima in Giappone (ritenuta sacra dallo shintoismo) e il comune di Sellia in Italia, dove nel 2015 il sindaco vietò di “ammalarsi e morire” come provocazione per spingere i cittadini a fare prevenzione sanitaria contro lo spopolamento.

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Tags: curiosità dal mondo Longyearbyen

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