Un paio di sneakers nuove di zecca, uno stivaletto in pelle adocchiato per mesi o semplicemente un regalo utile per un compleanno. Sulla carta, regale delle scarpe sembra un’idea impeccabile. Eppure, nel momento preciso in cui si scarta il pacco, capita quasi sempre che qualcuno nella stanza blocchi tutto con un’occhiata severa o una frase detta a mezza voce: “Le scarpe non si regalano mai”.

Nelle tradizioni popolari italiane, ma anche in molte altre culture europee e asiatiche, regalare una calzatura equivale a un piccolo presagio nefasto. La convinzione è così radicata che molti, pur dichiarandosi razionali e lontani da qualsiasi credenza, finiscono per provare una vaga sensazione di disagio prima di consegnare quella scatola.
Ma da dove nasce questa convinzione e perché continua a resistere con tanta ostinazione nell’era dei pacchi consegnati in 24 ore?
Il significato simbolico: un cammino che ci allontana
Per capire l’origine di questo divieto non scritto bisogna fare un salto indietro, a quando la calzatura non era un accessorio di moda quotidiano, ma un oggetto dotato di forte valore simbolico e materiale.
Le scarpe servono per camminare, per muoversi e, soprattutto, per andare via. Nella cultura contadina e nella tradizione popolare del nostro Paese, donare a qualcuno la possibilità di camminare significava implicitamente fornirgli i mezzi per allontanarsi. Regalare un paio di scarpe al partner, per esempio, equivaleva a spingerlo tra le braccia di qualcun altro o ad agevolare la sua fuga dalla relazione.
Nei paesi del Sud Italia, ma la credenza è viva anche al Nord, offrire calzature a un amico significava rischiare che quella persona “calpestasse” il legame di amicizia, o semplicemente che prendesse una strada diversa dalla nostra. Le scarpe rappresentano la direzione, il percorso personale: cederle a qualcun altro significa interferire con il suo cammino o preparargli la strada per abbandonarci.
Un’origine legata al lutto e al viaggio senza ritorno
C’è poi una spiegazione più cupa, che attinge alle usanze storiche legate al lutto. Un tempo, in molte regioni europee, era consuetudine vestire i defunti con il loro abito migliore e calzare loro un paio di scarpe del tutto nuove prima della sepoltura. La calzatura nuova simboleggiava il viaggio definitivo verso l’aldilà, un passaggio senza possibilità di ritorno.
Regalare scarpe nuove a una persona viva rischiava quindi di evocare, a livello inconscio, la vestizione della salma. Un’associazione di idee forte e macabra che la memoria collettiva ha trasformato nel tempo in un generico “porta sfortuna”, dimenticando la radice concreta della superstizione ma conservandone intatto il senso di cautela.
In altre culture, come in quella cinese o taiwanese, la superstizione ha un’origine fonetica. La parola cantonese usata per indicare le scarpe (haai) ha un suono che ricorda da vicino un sospiro o un lamento di dolore. Regalare scarpe, in quel contesto, equivale linguisticamente a regalare guai e tristezza.
La svolta della moneta: il riscatto del dono
C’è però un dettaglio interessante: la tradizione ha sviluppato da sola la sua “cura”. Nessun mito popolare sopravvive davvero se non offre una scappatoria praticabile.
Chiunque abbia familiarità con i vecchi rimedi casalinghi o con i consigli delle nonne conosce la regola del riscatto. Se ricevi in dono un paio di scarpe, devi immediatamente estrarre dalla tasca una moneta — anche da pochi centesimi — e consegnarla a chi ti ha fatto il regalo.
Nel momento stesso in cui la moneta passa di mano, la magia (o il condizionamento psicologico) si spezza. La transazione non è più un dono, ma un acquisto simbolico. Diventando un’azione commerciale a tutti gli effetti, il regalo perde la sua potenziale carica negativa e l’equilibrio del legame tra le due persone viene salvaguardato. È un piccolo teatro sociale che continuiamo a mettere in scena senza rifletterci troppo.
Perché ci crediamo ancora oggi
Oggi le scarpe si comprano online, si collezionano, si cambiano a seconda delle stagioni o del trend del momento. L’idea che un paio di calzature possa causare una rottura sentimentale o sfortuna finanziaria fa sorridere. Eppure, il gesto di chiedere “il centesimo di cambio” sopravvive quasi intatto nei contesti familiari e tra amici.
Forse è perché ci piace mantenere un briciolo di ritualità nelle cose di tutti i giorni, o forse perché, in fondo, regalare un paio di scarpe implica davvero un rischio pratico: sbagliare numero, forma o stile. E tra un errore di misura e una vecchia leggenda popolare, finiamo per dare la colpa alla superstizione.
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