C’è un’immagine classica che torna puntuale ogni estate, quando la sera ci si siede all’aperto e un’ombra veloce sfreccia a pelo d’acqua o sopra le nostre teste. Quella del pipistrello che, colto da un raptus improvviso, punta dritto verso la chioma del malcapitato di turno per impigliarsi irrimediabilmente tra i capelli, costringendo la vittima a rasarsi a zero per liberarsi.

È una storia che ci sentiamo raccontare fin da piccoli, condita da dettagli raccapriccianti sui loro artigli uncinaati e sul panico che guiderebbe questi piccoli mammiferi alati. Ma c’è qualcosa di vero in questa convinzione così radicata?
Un radar impeccabile (che la notte non sbaglia)
Per capire se un pipistrello possa davvero finire bloccato nei vostri capelli, bisogna prima guardare come si muove nel buio. I pipistrelli non volano alla cieca. Usano l’eco-localizzazione, un sistema di navigazione talmente raffinato da far sfigurare i sonar moderni.
Mentre vola, il pipistrello emette ultrasuoni ad alta frequenza che sbattono contro gli ostacoli e tornano indietro, creando nella sua mente una mappa tridimensionale dell’ambiente in tempo reale. Questo radar gli permette di individuare e schivare un filo d’erba, o di catturare un moscerino di pochi millimetri in pieno volo mentre cambia direzione in una frazione di secondo.
Se riescono a evitare rami sottili e ostacoli invisibili nell’oscurità più totale, perché mai dovrebbero schiantarsi proprio contro la testa di una persona?
Il vero motivo per cui vi sfrecciano vicini
La scena è tipica: una serata di luglio, una lampada accesa in giardino e qualcuno che inizia ad agitare le braccia urlando perché un pipistrello sta facendo dei giri concentrici intorno alla sua testa. È proprio in questo momento che la leggenda sembra confermarsi. Ma la realtà è del tutto diversa e riguarda il cibo.
Le luci artificiali e il calore umano attraggono una quantità enorme di insetti: zanzare, falene, moscerini. Per un pipistrello in caccia, una persona ferma sotto un lampione non è un ostacolo da aggredire, ma una ricca tavola imbandita.
Quando vedete un pipistrello picchiare verso di voi, non sta puntando ai vostri capelli: sta inseguendo la zanzara che vi sta ronzando a pochi centimetri dal collo. La sua è un’acrobazia da caccia millimetrica. Vola vicino, intercetta la preda e virando all’ultimo secondo se ne va. Per noi, complice il buio e il timore istintivo, quel passaggio ravvicinato viene percepito come un attacco imminente.
Dato curioso: un singolo pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) può ingerire fino a 3.000 insetti in una sola notte. In pratica, sono il miglior repellente naturale che potreste desiderare nel vostro giardino.
Da dove nasce il mito della chioma intrecciata?
Se la scienza ci dice che è quasi impossibile che accada, come ha fatto questa storia a resistere per secoli?
L’origine è soprattutto culturale e psicologica. Nel folklore europeo, il pipistrello è sempre stato associato all’oscurità, al demoniaco e al disordine. I capelli lunghi e sciolti delle donne, nelle credenze popolari di un tempo, rappresentavano un elemento di attrazione per le forze del male o per creature sgradite.
C’è poi un fattore pratico. In passato, quando le case di campagna non avevano i vetri alle finestre o le persone dormivano nei fienili, capitava che qualche pipistrello entrasse per errore. In uno spazio chiuso, spaventato dalle luci o dalle grida delle persone, l’animale poteva disorientationarsi, sbattere contro le pareti e, nella foga di cercare una via di fuga, finire accidentalmente addosso a qualcuno.
Se in quel momento una persona presa dal panico iniziava a sbracciarsi o a muovere la testa per cacciarlo via, le piccole zampe dell’animale potevano impigliarsi temporaneamente tra le ciocche. Ma si è trattato sempre di incidenti rarissimi, causati dal panico umano e non da un’intenzione del mammifero.
Mantener la calma conviene a tutti e due
I pipistrelli non hanno alcun interesse per i nostri capelli, né tantomeno la voglia di nidificarci dentro (altro mito del tutto privo di fondamento biologico). Anzi, per loro il contatto con un essere umano rappresenta un pericolo mortale.
La prossima volta che vedete un’ombra virare a pochi centimetri dalla vostra testa durante una passeggiata notturna, non c’è bisogno di coprirsi la testa o di correre al riparo. Sta solo facendo pulizia di zanzare sopra di voi, con una precisione chirurgica che i vostri capelli non la scalfirebbero neanche per sbaglio.
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