Guarda una foto di un tramonto scattata da un rover su Marte e la prima reazione, quasi sempre, è di sospetto: sembra un fotomontaggio, o un filtro applicato male. Il Sole che va giù circondato da un alone azzurro, su un pianeta che tutti conosciamo come “il pianeta rosso”, stona.
Eppure è reale. Su Marte il tramonto appare blu perché la polvere finissima sospesa nell’atmosfera diffonde la luce blu in avanti, concentrandola vicino al disco solare, mentre la luce rossa e gialla si disperde su tutto il cielo. È l’esatto contrario di quanto avviene sulla Terra, dove è il cielo diurno a essere blu e il tramonto a colorarsi di rosso.

Il meccanismo fisico: perché il blu si “accumula” intorno al Sole
Sulla Terra il cielo è blu di giorno per la diffusione di Rayleigh: le molecole di azoto e ossigeno, molto più piccole della lunghezza d’onda della luce visibile, disperdono la luce blu in tutte le direzioni molto più della luce rossa. Per questo di giorno vediamo blu ovunque guardiamo, e al tramonto — quando la luce attraversa uno spessore d’atmosfera molto maggiore — il blu viene filtrato via quasi del tutto e resta il rosso.
Su Marte la fisica dominante è un’altra. L’atmosfera è sottile (circa l’1% della pressione terrestre) ma è piena di polvere fine, sollevata di continuo dal vento e dalle tempeste stagionali. Le particelle di questa polvere hanno una dimensione che le rende efficienti nel disperdere la luce in avanti, cioè nella stessa direzione da cui arriva — un fenomeno più vicino alla diffusione di Mie che a quella di Rayleigh. Mark Lemmon, planetologo della Texas A&M University che ha lavorato sulle immagini di Curiosity, l’ha descritto così: la polvere finissima ha proprio la dimensione giusta perché la luce blu penetri l’atmosfera un po’ più efficacemente e resti concentrata vicino alla direzione del Sole, mentre il giallo e il rosso si disperdono su tutto il cielo invece di restare vicino alla sorgente.
Risultato: il cielo diurno marziano appare giallo-arancio, quasi color senape bruciata, perché è pieno di luce rossa e gialla diffusa ovunque. Al tramonto, quando il Sole è basso e la sua luce attraversa uno strato di atmosfera molto più spesso, quel poco di blu che rimane si concentra in un alone visibile proprio intorno al disco solare. Non è che “tutto il cielo” diventi blu — è un dettaglio che molti sottovalutano guardando le foto più circolate sui social, dove il contrasto viene spesso accentuato: il blu resta un bagliore localizzato, non un cambio di tinta generale del cielo come accade da noi.
Un equivoco comune: colore “vero” o colore elaborato?
Qui vale la pena essere onesti su un punto che genera parecchia confusione. Le fotocamere dei rover — Mastcam su Curiosity, Pancam su Spirit e Opportunity, Mastcam-Z su Perseverance — scattano attraverso filtri diversi, e le immagini vengono poi ricomposte a terra. Alcune versioni pubblicate dalla NASA sono “true color”, tarate per avvicinarsi il più possibile a quello che un occhio umano vedrebbe; altre sono “white balanced” per facilitare il confronto con paesaggi terrestri, e tendono a esagerare leggermente i contrasti cromatici. Nella pratica capita spesso che le due versioni girino online senza etichetta chiara, e questo alimenta il sospetto che il blu sia “finto”. Non lo è, ma quanto sia intenso dipende anche da come l’immagine è stata processata — su questo le fonti stesse, quando descrivono le singole immagini, non sono sempre coerenti nel dettaglio dei parametri usati.
Chi ha fotografato per primo un tramonto blu su Marte
Il fenomeno non è una scoperta recente, ma la sua popolarità è cresciuta di missione in missione, man mano che le fotocamere a bordo sono migliorate:
- La sonda Pathfinder, nel 1997, ha prodotto le prime immagini che hanno permesso di ricostruire l’aspetto del cielo marziano al crepuscolo, pubblicate poi dal JPL.
- Il rover Spirit ha ripreso un tramonto nel cratere Gusev il 19 maggio 2005 (sol 489 della missione).
- Il rover Opportunity, tra il 4 e il 5 novembre 2010, ha scattato con la Pancam la sequenza di immagini poi montata in quello che la NASA ha descritto come il “più lungo filmato di un tramonto mai prodotto da Marte”, comprimendo circa 17 minuti reali in 30 secondi di video.
- Curiosity, il 15 aprile 2015, ha catturato il suo primo tramonto a colori con la Mastcam: sono le immagini che hanno reso il “tramonto blu marziano” un’immagine iconica, rilanciata da testate scientifiche in tutto il mondo.
- Perseverance ha ripreso un tramonto il 9 novembre 2021 (sol 257), e Curiosity ha fotografato raggi crepuscolari il 2 febbraio 2023 (sol 3.730), confermando che il fenomeno è ricorrente e non un’anomalia isolata.
Chi segue queste missioni da anni nota una cosa: ogni volta che esce una nuova immagine di tramonto, i media la trattano come una novità assoluta, mentre in realtà è un fenomeno documentato e riprodotto più volte — cambia la risoluzione della fotocamera, non la fisica dietro l’immagine.
La polvere non è solo questione di colore
C’è un aspetto che va oltre l’estetica. La quantità e la dimensione delle particelle di polvere in sospensione cambiano nel tempo, soprattutto durante le tempeste globali come quella che ha avvolto il pianeta nel 2018. Gli studi condotti sulle immagini della navicam di Curiosity durante quell’evento hanno mostrato che le dimensioni degli aerosol di polvere possono variare sensibilmente rispetto alle condizioni “normali”, e questo si riflette anche sull’intensità e sulla nitidezza dell’alone blu al tramonto. In pratica, un tramonto ripreso durante una tempesta di polvere non è identico a uno ripreso in un periodo relativamente sereno — l’atmosfera stessa, in quei momenti, sta raccontando qualcosa di diverso su cosa sta succedendo nei cieli del pianeta.
Domande frequenti
I tramonti su Marte sono davvero blu o è un effetto delle foto elaborate? Il fenomeno è reale e fisicamente spiegato dalla diffusione della luce da parte della polvere fine. L’intensità percepita nelle foto pubblicate varia però a seconda che l’immagine sia “true color” o bilanciata per il confronto con scene terrestri.
Perché il cielo di Marte è arancione durante il giorno? Perché la polvere sospesa nell’atmosfera disperde la luce rossa e gialla in tutte le direzioni, riempiendo l’intero cielo di quei toni. È l’opposto della diffusione di Rayleigh che rende blu il cielo terrestre.
Chi ha scattato le prime immagini di un tramonto blu su Marte? Le prime ricostruzioni arrivano dalla sonda Pathfinder nel 1997, ma l’immagine più famosa resta quella catturata da Curiosity con la Mastcam il 15 aprile 2015, il primo tramonto a colori del rover.
Il fenomeno cambia durante le tempeste di polvere? Sì. Durante eventi come la tempesta globale del 2018, la dimensione delle particelle di polvere in sospensione varia, e questo influisce sull’aspetto e sull’intensità dell’alone blu osservato al tramonto.
Un astronauta sulla superficie di Marte vedrebbe davvero questo blu a occhio nudo? Su questo le fonti concordano meno nel dettaglio: la fisica della diffusione non cambia, ma quanto risulti “blu” percepito dipende anche dalla risposta dell’occhio umano rispetto a un sensore digitale calibrato, e nessun essere umano ha ancora potuto verificarlo di persona.
Un dettaglio che resta interessante al di là della curiosità estetica: il modo in cui la luce si comporta al tramonto marziano è anche uno strumento che i planetologi usano per stimare quanto pulviscolo c’è in sospensione in un dato momento, cosa utile persino per progettare pannelli solari e strumenti ottici delle prossime missioni.
Fonti: NASA Science – What Do Sunrises and Sunsets Look Like on Mars? · NASA JPL – Sunset on Mars from Pathfinder Images · NASA JPL – Mars Movie: I’m Dreaming of a Blue Sunset · Space.com – Curiosity Rover Sees Stunning Blue-Tinted Sunset on Mars
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