Prova a immaginare di festeggiare il compleanno a 10 anni e ritrovarti, sulla Terra, che ne sono passati quasi 19. È esattamente quello che succederebbe a un ipotetico colono marziano che continuasse a contare gli anni secondo il calendario del pianeta rosso.
Un anno marziano — il tempo che Marte impiega a completare un’orbita intorno al Sole — dura 687 giorni terrestri, circa 669 sol marziani. È quasi il doppio di un anno sulla Terra: 1,88 volte, perché Marte orbita più lontano e più lentamente del nostro pianeta.

Perché Marte impiega così tanto a fare il giro del Sole
La risposta sta tutta nella distanza e nella terza legge di Keplero: più un pianeta è lontano dal Sole, più lento è il suo moto orbitale e più lungo il tragitto da percorrere. Marte orbita a una distanza media di circa 228 milioni di chilometri dal Sole (contro i 150 milioni della Terra), pari a 1,52 unità astronomiche. Alla luce, che pure viaggia a 300.000 km al secondo, servono circa 13 minuti per arrivare fin lì, contro gli 8 che impiega per raggiungere noi.
Messi insieme, questi due fattori — orbita più ampia e velocità orbitale inferiore — spiegano perché il “giro dell’anno” marziano richieda 687 dei nostri giorni. Non è un numero arrotondato per comodità divulgativa: è quello che viene fuori facendo i conti sull’orbita reale, ellittica e non perfettamente circolare, del pianeta.
“12 mesi su Marte”: un modo di dire, non un calendario ufficiale
Qui va fatta una precisazione che nella pratica viene saltata quasi sempre. Marte non ha un calendario ufficiale con 12 mesi paragonabile al nostro. Quando si legge o si sente dire “12 mesi su Marte equivalgono a 687 giorni terrestri”, si sta usando “mese” nel senso più largo possibile: un anno marziano intero, diviso idealmente come dividiamo il nostro, non un sistema riconosciuto da qualche ente scientifico.
Il motivo per cui manca un calendario ufficiale è più interessante di quanto sembri. Sulla Terra i mesi nascono dal ciclo lunare: la Luna ci mette circa 29,5 giorni a completare le sue fasi, e da lì viene il concetto stesso di “mese”. Marte ha due lune, Fobos e Deimos, ma sono minuscole e velocissime: Fobos orbita il pianeta in appena 7 ore e mezza, Deimos in circa 30 ore. Nessuna delle due può fare da riferimento per scandire mesi in senso classico — semplicemente non funziona alla stessa scala.
L’unico tentativo serio di colmare questo vuoto è il calendario Darian, proposto nel 1985 dall’ingegnere aerospaziale Thomas Gangale (il nome è un omaggio a suo figlio Darius). Prevede 24 mesi per anno marziano, organizzati in quattro trimestri da sei mesi ciascuno: i primi cinque mesi di ogni trimestre durano 28 sol, il sesto ne conta 27, con qualche aggiustamento negli anni bisestili marziani. È un’idea elegante, pensata per un’eventuale colonizzazione futura, ma resta esattamente questo: una proposta. Nessuna agenzia spaziale lo adotta ufficialmente, e chi segue le missioni su Marte lo sa bene — nei comunicati NASA o ESA non troverete mai una data espressa in “mesi dariani”.
Il sol, cioè il vero “giorno” di Marte
Se i mesi marziani sono un’invenzione senza consenso, il sol è tutt’altra cosa: è una misura reale, usata quotidianamente da chi lavora alle missioni. Un sol dura 24 ore, 39 minuti e 35 secondi — appena 40 minuti in più di un giorno terrestre. Sembra una differenza trascurabile, ma non lo è affatto quando ci si deve organizzare attorno a un rover che si sveglia e lavora secondo l’orologio marziano.
Durante le fasi più delicate delle missioni — penso agli atterraggi e alle prime settimane operative di rover come Curiosity o Perseverance — gli ingegneri del JPL sono passati letteralmente a vivere “in ora marziana”, con turni che slittavano di quei 40 minuti giorno dopo giorno rispetto all’orario terrestre. Chi ha raccontato quell’esperienza parla di un jet lag continuo, perché il corpo non si abitua mai davvero a un ciclo che si sposta ogni ventiquattro ore di poco meno di un’ora. Un dettaglio che in genere sfugge a chi legge solo i titoli: non è “quasi come un giorno terrestre”, è abbastanza diverso da mandare in tilt i ritmi circadiani nel giro di due o tre settimane.
Stagioni marziane: non durano tutte uguali, e c’è un motivo preciso
Un altro aspetto che nella pratica genera confusione è pensare che le quattro stagioni marziane durino un quarto dell’anno ciascuna, come capita (più o meno) sulla Terra. Non è così, perché l’orbita di Marte è più eccentrica della nostra: il pianeta non mantiene una velocità costante lungo il tragitto, e per la seconda legge di Keplero, quando è più vicino al Sole si muove più in fretta.
Nell’emisfero nord di Marte, per fare un esempio con numeri reali, la primavera dura 194 sol, l’estate 178, l’autunno appena 142 e l’inverno 154. Quasi 50 sol di differenza tra la stagione più lunga e la più corta — sulla Terra la variazione tra le stagioni è di pochi giorni, qui parliamo di un mese e mezzo abbondante.
Come si contano davvero il tempo e gli anni su Marte
Senza mesi ufficiali, chi lavora sulle missioni usa due strumenti diversi, e vale la pena capirli entrambi perché rispondono a esigenze differenti.
Il primo è la longitudine solare (Ls), che indica la posizione di Marte lungo la sua orbita rispetto al Sole: 0° segna l’equinozio di primavera nell’emisfero nord, 90° il solstizio d’estate, e così via. È lo strumento che permette di confrontare stagioni marziane di anni diversi senza passare da un calendario arbitrario.
Il secondo è il conteggio dei sol, che parte da una data di riferimento fissata per convenzione all’11 aprile 1955 (l’inizio del cosiddetto “Anno 1” marziano). Le missioni, invece, contano semplicemente i sol dal proprio atterraggio: quando si legge che Curiosity ha superato il sol 4.000, si intende che sono trascorsi quattromila giorni marziani da quando il rover ha toccato il suolo, non una data del calendario. È un sistema che funziona benissimo per la pianificazione operativa, molto meno per dare al pubblico un senso intuitivo del tempo che passa — ed è uno dei motivi per cui, di tanto in tanto, qualcuno prova comunque a proporre un calendario più “leggibile”.
Domande frequenti
Quanto dura un giorno su Marte? Un giorno marziano, chiamato sol, dura 24 ore, 39 minuti e 35 secondi: circa 40 minuti in più di un giorno terrestre.
Perché Marte impiega più tempo a girare intorno al Sole? Perché orbita più lontano (circa 228 milioni di km contro i 150 della Terra) e, per le leggi di Keplero, un’orbita più ampia comporta anche una velocità orbitale minore.
Esiste un calendario ufficiale su Marte con 12 mesi? No. Nessuna agenzia spaziale ne riconosce uno. Il più noto tra i tentativi non ufficiali è il calendario Darian, che propone 24 mesi, non 12.
Le stagioni su Marte durano tutte uguali? No, e la differenza è notevole: nell’emisfero nord vanno dai 142 sol dell’autunno ai 194 della primavera, per via dell’orbita ellittica del pianeta.
Quanti anni terrestri corrispondono a un anno marziano? Circa 1,88 anni terrestri, cioè quasi il doppio. Un ragazzino di 10 anni marziani ne avrebbe quasi 19 in anni terrestri.
Un pensiero in più
Il giorno in cui qualcuno vivrà stabilmente su Marte, dovrà comunque scegliere un modo per organizzare mesi, festività, compleanni — perché il bisogno di scandire il tempo non sparisce solo perché manca una luna comoda. Nel frattempo, il fatto che ancora oggi si discuta su quale calendario adottare per un pianeta che conosciamo da decenni dice qualcosa di utile: anche sulla Terra, “mese” e “anno” sono convenzioni utili, non leggi di natura.
Per approfondire i dati orbitali e le missioni in corso, le fonti più affidabili restano i portali ufficiali delle agenzie spaziali, in particolare NASA Science – Mars Facts e The Planetary Society – Mars Calendar.
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