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Perché ricordiamo alcuni sogni e altri no? La scienza dietro il risveglio

Angela Gemito Lug 1, 2026

Ricordiamo alcuni sogni e altri no principalmente a causa del momento in cui ci svegliamo e dell’attività della corteccia prefrontale durante il sonno. Se il risveglio avviene durante o subito dopo la fase REM (quella in cui l’attività onirica è più intensa), il ricordo è più vivido; se invece ci svegliamo da una fase di sonno profondo, i sogni svaniscono perché i meccanismi neurochimici necessari a fissare la memoria a lungo termine sono disattivati.

In sintesi

  • Il fattore tempo: Ricordiamo i sogni solo se ci svegliamo durante la fase REM o immediatamente dopo.
  • Chimica cerebrale: Durante il sonno, i livelli di noradrenalina (fondamentale per la memoria) crollano.
  • Anatomia del sogno: Chi ricorda spesso i sogni ha una maggiore attività nella giunzione temporo-parietale.

La chimica del cervello: perché la memoria “si spegne” di notte

Per comprendere come mai la stragrande maggioranza delle nostre avventure notturne svanisca nel giro di pochi secondi dopo il risveglio, dobbiamo guardare alla neurobiologia. Non è che non sogniamo: tutti sognano, ogni singola notte, per un totale che va dalle quattro alle sei volte. Il problema è l’archiviazione.

Durante la fase REM (Rapid Eye Movement), il cervello disattiva quasi completamente il rilascio di noradrenalina e serotonina, due neurotrasmettitori chiave per l’attenzione e il consolidamento della memoria. In pratica, il cervello si trova in una condizione in cui è perfettamente in grado di produrre immagini e storie complesse, ma non ha gli strumenti chimici attivi per salvarle nell’hard disk della memoria a lungo termine.

Fatti verificati vs Ipotesi: cosa dice la scienza

Nel campo delle neuroscienze e dello studio del sonno (la scienza che prende il nome di oneirologia), è fondamentale separare ciò che è dimostrato in laboratorio da ciò che rimane, per ora, un’ipotesi affascinante.

I Fatti Verificati

  • La giunzione temporo-parietale: Uno studio condotto dal Centro di Ricerca in Neuroscienze di Lione ha dimostrato che i cosiddetti “grandi ricordatori” di sogni (high recallers) mostrano una maggiore attività nella giunzione temporo-parietale, un’area del cervello che elabora gli stimoli esterni. Questo li porta a svegliarsi più frequentemente (anche solo per pochi secondi) durante la notte, permettendo al cervello di memorizzare il sogno.
  • L’effetto dell’ipocampo: L’ippocampo è la struttura che sposta le informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Di notte, l’ippocampo si disconnette dalla corteccia cerebrale. Se ci svegliamo bruscamente, questa connessione si riattiva, “catturando” l’ultimo frammento di sogno disponibile.

Le Ipotesi Scientifiche

  • La teoria della rimozione: Alcuni psicologi evoluzionisti ipotizzano che dimenticare i sogni sia un vantaggio adattivo. Se ricordassimo ogni singolo sogno con la stessa nitidezza della realtà, faremmo fatica a distinguere i ricordi reali dalle simulazioni mentali notturne.

Le Leggende e i Miti da Sfatare

  • “Chi non ricorda i sogni non ha fantasia”: Falso. La memoria onirica dipende da fattori biologici, dallo stile di vita e dai cicli del sonno, non dalla creatività di una persona da sveglia.
  • “Sognare in bianco e nero significa qualcosa”: Un mito parzialmente legato alla storia della televisione. Studi dimostrano che la maggior parte delle persone sogna a colori, ma chi è cresciuto guardando la TV in bianco e nero tende a ricordare i sogni con meno sfumature cromatiche.

I fattori che influenzano la memoria onirica

Oltre alla predisposizione biologica, esistono elementi quotidiani che determinano il successo o il fallimento del ricordo:

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  1. La modalità di risveglio: Una sveglia rumorosa e improvvisa sposta bruscamente l’attenzione sulle azioni da compiere (spegnere il suono, alzarsi), cancellando la fragile traccia del sogno. Un risveglio lento e graduale favorisce il ricordo.
  2. Lo stress e l’alcol: Lo stress aumenta i risvegli notturni, incrementando paradossalmente la possibilità di ricordare i sogni (spesso incubi). Al contrario, l’alcol sopprime la fase REM nella prima parte della notte; quando l’effetto svanisce, si verifica un “rimbalzo REM” con sogni intensi ma spesso frammentati.
  3. L’interesse personale: Il semplice fatto di porsi l’obiettivo di ricordare i sogni prima di addormentarsi aumenta le probabilità di successo, poiché stimola l’attenzione cosciente verso l’attività onirica.

FAQ – Domande frequenti sui sogni

È vero che non tutti sognano?

No, la scienza ha ampiamente dimostrato che tutte le persone dotate di normale attività cerebrale sognano. Chi afferma di non sognare, semplicemente dimentica l’attività onirica molto più rapidamente degli altri prima ancora di riprendere piena coscienza.

Perché alcuni sogni si ricordano anche a distanza di anni?

Ricordiamo a lungo i sogni che hanno un fortissimo impatto emotivo (paura, meraviglia, dolore). Le forti emozioni attivano l’amigdala, che lavora insieme all’ippocampo per imprimere il ricordo in modo permanente, esattamente come accade per gli eventi traumatici o eccezionali della vita reale.

Come posso fare per ricordare i sogni?

Il metodo più efficace è tenere un diario dei sogni sul comodino. Non appena ti svegli, prima ancora di muoverti o accendere la luce, scrivi qualsiasi frammento, emozione o parola che ti è rimasta impressa. Anche solo scrivere “non ricordo nulla” aiuta a creare l’abitudine mentale.

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