C’è una cosa che quasi tutti pensano di sapere sui sogni, ed è sbagliata: che si sogni solo durante il sonno REM. Fino a poco tempo fa lo pensavano anche i ricercatori.
Quando sogniamo, il cervello resta straordinariamente attivo: genera immagini, emozioni e persino comandi motori — come l’ordine di girare la testa — che il corpo non esegue mai perché i muscoli sono temporaneamente paralizzati. Questo accade soprattutto, ma non solo, durante il sonno REM. Al risveglio, il 90% di tutto questo materiale è già perso.

Il sonno REM non è più l’unico responsabile
Per decenni la regola è stata semplice: sogni durante il sonno REM (quello con i movimenti oculari rapidi), il resto del tempo il cervello se ne sta tranquillo. Una ricerca del 2025 condotta da un consorzio di 53 studiosi provenienti da 37 istituzioni ha smontato questa certezza. Il progetto, chiamato DREAM (Dream EEG and Mentation), ha raccolto oltre 2.600 risvegli da 505 persone in 20 studi diversi, e ha usato algoritmi capaci di prevedere — dall’attività elettrica del cervello — se una persona stesse sognando prima ancora di svegliarla e chiederglielo (news-medical.net).
Il risultato: si sogna anche nel sonno NREM, quello considerato “profondo” e privo di attività onirica. In quei momenti l’elettroencefalogramma assomiglia più a quello di una persona sveglia che a quello di chi dorme senza sognare, come se una parte del cervello restasse accesa mentre il resto riposa. Detto in altro modo: passiamo circa un terzo della vita dormendo, e una fetta non piccola di quel tempo la passiamo comunque a sognare, indipendentemente dalla fase del sonno in cui ci troviamo.
Questo non significa che il REM non conti più niente — resta la fase in cui i sogni sono più frequenti, più vividi e più bizzarri, mentre quelli che emergono dal sonno non-REM tendono a essere più coerenti e più simili a semplici pensieri (Sleep Foundation). Ma la distinzione netta “REM sì, resto no” va ormai archiviata.
Cosa fa concretamente il cervello mentre sogni
Durante il sonno REM il primo episodio compare 60-90 minuti dopo che ti sei addormentato, e i cicli successivi durano dai 90 ai 120 minuti, allungandosi progressivamente man mano che la notte avanza — motivo per cui i sogni più intensi arrivano quasi sempre verso l’alba, non subito dopo essersi coricati (Sleep Foundation). In totale un adulto passa in REM circa due ore per notte.
In quella fase succedono tre cose insieme, e vale la pena separarle perché spesso vengono confuse. L’attività elettrica della corteccia diventa simile a quella della veglia: il cervello “pensa” quasi come farebbe da svegli, solo scollegato dagli stimoli esterni. Il corpo, allo stesso tempo, entra in atonia: la quasi totalità dei muscoli volontari si paralizza temporaneamente, un meccanismo di sicurezza che impedisce di agire fisicamente i sogni. E gli occhi si muovono rapidamente sotto le palpebre chiuse, spesso seguendo l’azione del sogno stesso.
Una ricerca pubblicata dal gruppo dello scienziato Massimo Scanziani ha aggiunto un dettaglio che cambia parecchio la comprensione del fenomeno: durante il sonno REM il cervello continua a inviare veri comandi motori — per esempio l’ordine di girare la testa — e le regioni che gestiscono il senso di orientamento spaziale rispondono come se quel movimento fosse davvero avvenuto (HHMI). In pratica il cervello dormiente, isolato dal mondo reale, usa un modello interno di se stesso e dell’ambiente per simulare azioni e conseguenze. Il sogno, secondo questa lettura, non sarebbe altro che l’esperienza cosciente di quella simulazione.
Chi segue da anni la ricerca sul sonno nota una cosa: ogni volta che esce un nuovo studio del genere, il pubblico si aspetta una spiegazione definitiva del “perché” sogniamo qualcosa in particolare. Non è mai così semplice — questi studi spiegano il meccanismo, non il contenuto specifico dei tuoi sogni di ieri notte.
Perché sogniamo: le teorie che si contendono il campo
Su questo punto la scienza non ha ancora una risposta unica, e onestamente le fonti non sono unanimi — che è già di per sé un dato interessante da conoscere prima di fidarsi di chi promette certezze.
La teoria più solida dal punto di vista delle evidenze riguarda il consolidamento della memoria: dormire, e in particolare sognare, aiuterebbe a rafforzare le connessioni tra le aree cerebrali coinvolte nell’apprendimento, fissando ciò che serve e sfoltendo il resto. Poi c’è l’elaborazione emotiva: i sogni permetterebbero di rivivere ed elaborare sentimenti difficili in un contesto “sicuro”, separato dalle conseguenze reali, e un sonno REM regolare è associato a una migliore regolazione emotiva durante il giorno (Sleep Foundation).
Altre due ipotesi sono meno battute ma comunque prese sul serio. Una vede il sogno come una specie di pulizia cerebrale, un modo per scartare informazioni superflue accumulate durante il giorno. L’altra, più radicale, sostiene che il sogno sia semplicemente un sottoprodotto dell’attività cerebrale casuale del sonno REM, senza una funzione propria — la mente racconterebbe una storia solo per dare un senso a segnali neurali altrimenti privi di significato.
Nella pratica, quando si scrive di questi temi capita spesso di ricevere la stessa domanda: “quindi qual è quella giusta?” La risposta onesta è che probabilmente più teorie sono vere insieme, in proporzioni diverse a seconda della persona e della notte. Non è la risposta più comoda da dare, ma è quella più corretta allo stato attuale delle conoscenze.
Perché dimentichiamo quasi tutto quello che sogniamo
Qui il dato è più netto: si stima che si perda il ricordo di circa il 90% dei sogni, anche se ognuno di noi sogna per una parte consistente del tempo trascorso a dormire (Humanitas Salute). Non è che le persone che “non sognano mai” abbiano un cervello diverso: quasi certamente sognano come tutti gli altri, semplicemente non se lo portano dietro al risveglio.
Il meccanismo ha a che fare con la finestra temporale della memoria: il ricordo di un sogno resta accessibile per circa 15 minuti dopo il risveglio, poi evapora se non viene fissato in qualche modo — pensandoci consapevolmente, raccontandolo a voce alta, scrivendolo. Svegliarsi di scatto con la sveglia che suona, alzarsi subito e iniziare a controllare il telefono è probabilmente il modo più efficace per non ricordare nulla. Un dettaglio che molti sottovalutano: anche il momento della notte in cui ci si sveglia conta parecchio, perché il risveglio durante o subito dopo un episodio di sogno aumenta enormemente le probabilità di ricordarlo rispetto a un risveglio a metà del sonno profondo.
I sogni più intensi — incubi, sogni emotivamente forti, quelli particolarmente bizzarri — restano in memoria più facilmente degli altri, semplicemente perché l’attivazione emotiva aiuta la fissazione del ricordo, lo stesso meccanismo per cui si ricordano meglio gli eventi della vita da svegli che hanno generato una reazione forte.
Sogni lucidi: quando ti accorgi di stare sognando
Il sogno lucido è quello in cui, mentre sta accadendo, ti rendi conto che è un sogno — e in certi casi riesci persino a influenzarne lo svolgimento. Non è un fenomeno raro come si potrebbe pensare, ma nemmeno la norma: circa metà delle persone non ne ha mai vissuto uno in vita sua, mentre un altro 20% li sperimenta su base mensile, e solo una minoranza ne ha con frequenza settimanale (State of Mind, dati Saunders et al., 2016).
Dal punto di vista neurochimico entra in gioco l’acetilcolina, il neurotrasmettitore che regola il sonno REM: più è alta la sua attività, più aumenta la probabilità di lucidità. Uno studio ha testato la galantamina, un farmaco che alza i livelli di acetilcolina, osservando sogni lucidi nel 42% dei tentativi contro il 14% del gruppo placebo — una differenza che dà un’idea di quanto il fenomeno sia legato alla chimica del cervello e non solo alla “capacità” personale di una persona.
Non è solo curiosità da salotto: l’American Academy of Sleep Medicine riconosce l’induzione dei sogni lucidi come possibile strumento terapeutico contro gli incubi ricorrenti, un disturbo che riguarda circa il 4% degli adulti. L’idea è che imparare a riconoscere di essere in un sogno permetta anche di modificarne il finale prima che diventi un incubo pieno.
Domande frequenti
È vero che si sogna solo durante il sonno REM? No, o almeno non più secondo i dati più recenti. Il sonno REM resta la fase con i sogni più frequenti e vividi, ma studi del 2025 hanno dimostrato che si sogna anche durante il sonno NREM, anche se in modo diverso.
Perché al mattino non ricordo quasi nulla dei miei sogni? Perché il ricordo dei sogni dura in media solo circa 15 minuti dopo il risveglio, se non viene fissato subito. Si stima che in media si perda il ricordo del 90% dei sogni fatti durante la notte.
I sogni hanno un significato psicologico o sono solo rumore di fondo del cervello? Non esiste una risposta unica: alcune teorie li collegano al consolidamento della memoria e all’elaborazione emotiva, altre li considerano un sottoprodotto casuale dell’attività cerebrale notturna. Probabilmente la verità include un po’ di entrambe le cose.
Si può imparare a fare sogni lucidi? In parte sì. Tecniche di allenamento della consapevolezza e, in contesti clinici, farmaci che agiscono sull’acetilcolina possono aumentarne la frequenza, ma non esiste un metodo garantito al 100% per tutti.
Gli incubi ricorrenti sono un problema serio? Se sono occasionali no, fanno parte della normale attività onirica. Se diventano frequenti e disturbano il sonno o l’umore diurno, rientrano in un disturbo riconosciuto che riguarda circa il 4% degli adulti, per cui esistono percorsi terapeutici specifici.
Un’ultima cosa
La scienza dei sogni sta cambiando più in fretta di quanto suggeriscano i libri di qualche anno fa, e il confine tra “sonno che sogna” e “sonno che non sogna” si sta rivelando molto più sfumato del previsto. Se qualcosa emerge con chiarezza da tutta questa ricerca, è che il cervello addormentato è tutt’altro che spento — semplicemente, lavora senza chiedere il nostro permesso.
Per approfondimenti su condizioni specifiche legate al sonno (insonnia, apnee notturne, parasonnie), è sempre bene confrontarsi con un medico o uno specialista del sonno: i contenuti di questo articolo hanno finalità informativa e non sostituiscono una valutazione clinica.
Sources:
- Dreams: Why They Happen & What They Mean – Sleep Foundation
- REM Sleep: What It Is and Why It’s Important – Sleep Foundation
- What Happens in the Brain During REM Sleep? – HHMI
- Dreams happen beyond REM sleep, analysis shows – News-Medical
- Sogni lucidi: cosa ci dice la scienza a riguardo – State of Mind
- Perché non tutti ricordano i sogni? – Humanitas Salute
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