Basta aprire un portale di auto usate e fare un piccolo esperimento. Cercare un’elettrica di due o tre anni, confrontare il prezzo attuale con quello che aveva da nuova e controllare di nuovo perché, in certi casi, sembra quasi di aver sbagliato modello.
Non è necessariamente un errore. Nel 2026 alcune auto elettriche stanno arrivando sul mercato dell’usato dopo aver perso una parte sorprendente del loro valore. Ma dietro quei prezzi c’è una storia più interessante del semplice “le elettriche si svalutano”.

Tre anni possono cambiare parecchio il prezzo
Uno dei dati più curiosi arriva dal mercato britannico. Ad aprile 2026, secondo dati Indicata riportati dal Financial Times, un’auto elettrica di tre anni conservava mediamente appena il 38% del prezzo di listino originario. In Germania, Francia e Spagna il valore residuo medio superava invece il 46%.
Tradotto con un esempio volutamente semplice: un’auto pagata 50.000 euro che conservasse il 38% del valore iniziale varrebbe circa 19.000 euro dopo tre anni.
Non significa che ogni elettrica perda il 62%. Modello, chilometraggio, batteria, domanda locale, prezzo pagato realmente da nuova e promozioni fanno una differenza enorme. Il punto interessante è un altro: la svalutazione delle elettriche continua a essere molto meno prevedibile di quella di numerose auto tradizionali.
Autovista osserva infatti che nel 2026 i valori residui europei restano sotto pressione, con differenze sempre più marcate tra alimentazioni e singoli mercati.
Il problema è anche l’auto nuova parcheggiata accanto
Normalmente immaginiamo la svalutazione come una specie di orologio: l’auto invecchia, accumula chilometri e vale meno.
Con le elettriche è entrato in gioco qualcosa di diverso.
Un modello di tre anni può trovarsi improvvisamente accanto a una nuova generazione con maggiore autonomia, ricarica più veloce, software aggiornato e magari un prezzo di listino più basso. Gli sconti praticati sul nuovo e l’arrivo di modelli elettrici più economici finiscono così per spingere verso il basso anche il valore delle vetture già circolanti. È uno dei fattori che negli ultimi anni hanno complicato persino le previsioni delle società di leasing.
Nel Regno Unito, durante il 2026, Auto Trader ha persino rilevato prezzi medi pubblicizzati delle elettriche nuove inferiori a quelli delle equivalenti vetture a benzina, dopo incentivi e sconti.
Per chi aveva comprato qualche anno prima non è esattamente una buona notizia.
Per chi cerca un usato, però, qui la storia cambia.
La forte svalutazione può diventare un vantaggio
Il paradosso è che quello che spaventa il proprietario può essere esattamente ciò che attira il secondo acquirente.
Auto Trader segnala che nel mercato britannico quasi la metà delle richieste per elettriche usate riguarda ormai vetture sotto le 20.000 sterline. Inoltre, dopo i primi tre anni la curva della svalutazione tende a diventare meno aggressiva e i prezzi delle elettriche usate possono avvicinarsi maggiormente a quelli delle equivalenti a benzina.
È la piccola svolta nascosta dietro i numeri: forse il momento economicamente più difficile per possedere un’elettrica non coincide con quello migliore per comprarla.
Una vettura che da nuova sembrava fuori budget può diventare, dopo pochi anni, molto più accessibile senza essere necessariamente “vecchia” nel senso tradizionale del termine.
E la batteria? È qui che molti si fermano
Davanti a un’elettrica usata, il chilometraggio racconta solo metà della storia. L’altra metà è racchiusa sotto il pianale.
Lo stato di salute della batteria, spesso indicato come SoH (State of Health), sta diventando uno dei dati più importanti nella valutazione dell’usato. Due auto identiche, con la stessa età e chilometraggio simile, possono avere un interesse diverso se una batteria conserva meglio la capacità originaria.
E non è detto che molti chilometri significhino automaticamente batteria esausta. Auto Trader, per esempio, segnala casi di elettriche con oltre 100.000 miglia che conservano ancora un SoH compreso tra l’88 e il 95%.
Proprio la difficoltà nel conoscere con precisione la storia della batteria ha contribuito all’incertezza del mercato dell’usato. Dal 2027 il passaporto digitale previsto dalla normativa europea sulle batterie dovrebbe rendere progressivamente disponibili molte più informazioni sulla loro storia e sulle prestazioni.
Non tutte le elettriche invecchiano allo stesso modo
Autonomia elevata, ricarica rapida, garanzia residua sulla batteria e una buona domanda sul mercato dell’usato tendono ad aiutare un modello a difendere meglio il proprio prezzo. I dati Cox Automotive indicavano già nel 2025 una svalutazione media a tre anni nell’ordine del 38-42% per le elettriche britanniche, contro circa il 35-40% delle vetture con motore termico, ma con differenze considerevoli tra modelli.
Per questo una percentuale media dice meno di quanto sembri.
Nel 2026 l’usato elettrico assomiglia sempre meno a un unico mercato e sempre più a una gigantesca selezione naturale: alcune vetture scendono rapidamente, altre resistono meglio, altre ancora diventano interessanti proprio perché il primo proprietario ha già assorbito la parte più dolorosa della svalutazione.
Ed è forse questo il numero da guardare davvero quando compare un’elettrica usata a un prezzo sorprendentemente basso: non quanto costava da nuova, ma quanto mercato le resta davanti.
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