Prova a rompere un uovo su un piatto: albume e tuorlo si allargano in pochi secondi, spinti dalla gravità, fino a diventare una macchia piatta e irregolare. Ora immagina di fare la stessa cosa a venti metri sotto il livello del mare. Non succede niente del genere: l’uovo resta un blob compatto, quasi identico alla forma che aveva dentro il guscio, e un sub può prenderlo in mano e rigirarlo senza che si sfaldi.

Risposta diretta: rompendo un uovo sott’acqua, tuorlo e albume non si disperdono perché a quella profondità la pressione dell’acqua agisce in modo uniforme su tutta la massa dell’uovo e perché la densità dell’albume è molto vicina a quella dell’acqua di mare. Il risultato è che l’uovo resta sospeso, coeso, invece di cadere e spiaccicarsi come farebbe in aria per effetto della gravità.
L’esperimento che ha reso virale questo fatto
Il video che circola da anni sul web — quello con il sub che apre un uovo con un coltellino e lo fa rotolare tra le mani come una biglia gelatinosa — non è un trucco di montaggio. Nasce da un esperimento condotto dai ricercatori del Bermuda Institute of Ocean Sciences (BIOS), che hanno fatto scendere un uovo a circa 18 metri di profondità e lo hanno fatto rompere da un subacqueo Fonte: Mental Floss.
L’albume, una volta liberato dal guscio, non si scioglie in acqua: fluttua in filamenti che ricordano i tentacoli di una medusa, mentre il tuorlo mantiene la sua forma ovale quasi perfetta. Il sub è riuscito a maneggiarlo per diversi minuti prima di romperlo deliberatamente stringendolo tra le dita.
La spiegazione ufficiale: la pressione dell’acqua
La spiegazione che circola più spesso, ed è anche quella data dai ricercatori stessi, chiama in causa la pressione idrostatica: a venti metri di profondità la pressione è più del doppio di quella in superficie, e agisce da ogni direzione — sopra, sotto, ai lati — in modo uniforme. Questo “abbraccio” di pressione uniforme impedirebbe alla massa dell’uovo di espandersi liberamente come farebbe in aria.
È la spiegazione più diffusa negli articoli divulgativi, compresi quelli che hanno ripreso il caso BIOS, e non è sbagliata come punto di partenza. Ma da sola lascia fuori un dettaglio che, a chi mastica un po’ di fisica dei fluidi, salta subito all’occhio.
Perché la sola pressione non basta a spiegarlo
Qui le fonti divulgative non sono unanimi, ed è onesto dirlo: la pressione idrostatica a venti metri è certamente più alta che in superficie, ma è comunque distribuita in modo pressoché identico su ogni punto della superficie dell’uovo — non schiaccia l’uovo da un lato più che dall’altro, quindi di per sé non “tiene insieme” la materia in modo diverso da come farebbe l’aria a pressione atmosferica. Se la pressione uniforme bastasse a spiegare la coesione, un uovo rotto in una pentola d’acqua in cucina si comporterebbe allo stesso modo, e non è così.
Il fattore che pesa di più, nella pratica, è un altro: la densità. L’albume ha una densità di poco superiore a 1 g/cm³, molto vicina a quella dell’acqua di mare (che con il sale disciolto sale intorno a 1,025 g/cm³). In aria l’uovo è enormemente più denso del mezzo che lo circonda, quindi la gravità lo schiaccia e lo allarga su qualunque superficie incontri. In acqua di mare, invece, l’uovo è quasi in galleggiamento neutro: non ha una forza netta che lo spinge a espandersi o a cadere, e quello che lo tiene insieme nel frattempo è la tensione superficiale e la viscosità naturale dell’albume, che si mescola con l’acqua molto più lentamente di quanto si mescoli con l’aria (che, di fatto, non si mescola affatto — semplicemente cola).
Le due spiegazioni non si escludono: la pressione crea le condizioni (niente bolle d’aria che si espandono, niente gas disciolti che gorgogliano fuori), la densità e la tensione superficiale fanno il resto. Ma ridurre tutto solo alla pressione, come fanno molti articoli, è una semplificazione che non regge fino in fondo.
Cosa succede davvero a profondità diverse
L’esperimento del BIOS non si è fermato ai venti metri. Secondo quanto riportato, i ricercatori hanno ripetuto la prova a quote diverse, con risultati opposti a seconda della profondità e di come l’uovo era stato preparato Fonte: Grunge:
- A circa 18 metri, l’uovo rotto resta compatto e maneggiabile, come descritto sopra.
- A circa 127 metri, un uovo lasciato integro (non sigillato) è imploso: il guscio è poroso, l’acqua filtra lentamente all’interno mano a mano che la pressione sale, e quando lo squilibrio tra interno ed esterno diventa troppo grande la struttura cede di colpo.
- A profondità molto maggiori, un uovo sigillato ermeticamente (in modo da impedire all’acqua di entrare gradualmente) è arrivato intatto fino a oltre 5.000 metri, perché senza infiltrazione d’acqua non si crea mai lo squilibrio di pressione che lo farebbe collassare.
Questo terzo punto è quello che sorprende di più chi si occupa di immersioni: non è la pressione in sé a rompere le cose, quanto la differenza di pressione tra dentro e fuori. Un uovo “aperto” o poroso che lascia entrare acqua lentamente accumula uno squilibrio pericoloso; uno sigillato, che si espone alla stessa pressione da entrambi i lati, no. È lo stesso principio per cui un sommergibile a tenuta stagna può scendere dove un contenitore mezzo aperto implode.
Si può provare a casa, in un bicchiere d’acqua?
Qui arriva la parte che delude sempre chi prova a replicare l’esperimento nel lavandino: no, non allo stesso modo. Nella pratica capita spesso che chi rompe un uovo in una ciotola d’acqua per fare le uova in camicia si aspetti di vedere lo stesso effetto “palla compatta” del video del sub, e resta sorpreso quando l’albume si sfilaccia comunque in giro per la ciotola.
Il motivo è semplice: in un bicchiere o in una pentola la pressione è, a tutti gli effetti pratici, quella atmosferica — la colonna d’acqua di pochi centimetri non aggiunge nulla di significativo rispetto ai venti metri dell’esperimento originale. E l’acqua del rubinetto è dolce, non salata, quindi meno densa dell’acqua di mare: l’uovo in una ciotola di acqua dolce è comunque più denso del liquido che lo circonda e tende a scendere sul fondo, spandendosi.
Detto questo, un effetto minore c’è davvero, ed è quello che i cuochi sfruttano per le uova in camicia: la tensione superficiale e la temperatura dell’acqua (calda, spesso con un filo di aceto) aiutano l’albume a raccogliersi attorno al tuorlo invece di disperdersi come farebbe in una padella asciutta. Non è il fenomeno del video, ma è un parente stretto, su scala molto più piccola.
Un dettaglio che in pochi notano
Un aspetto che quasi nessuno dei racconti virali del video menziona è che l’esperimento originale usava acqua di mare, non acqua dolce, e questo non è un dettaglio da poco: cambia sensibilmente la densità del liquido e quindi il comportamento dell’uovo al suo interno. Chi ha provato a rifare l’esperimento in piscina, con acqua dolce e a profondità modeste, riporta risultati molto meno spettacolari — l’albume tende comunque a diffondersi, solo più lentamente che in aria.
Domande frequenti
Un uovo rotto sott’acqua resta davvero della stessa forma di quando era nel guscio? Sì, a sufficiente profondità e in acqua di mare l’uovo rotto mantiene una forma compatta e riconoscibile, come documentato dall’esperimento del Bermuda Institute of Ocean Sciences a circa 18 metri.
È la pressione dell’acqua a tenere insieme l’uovo? In parte. La pressione crea condizioni favorevoli, ma il fattore decisivo è che la densità dell’albume è vicina a quella dell’acqua salata, per cui l’uovo non viene “schiacciato” dalla gravità come accade in aria.
Posso provare l’esperimento in un bicchiere d’acqua a casa? Non con lo stesso risultato: manca sia la profondità (e quindi la pressione reale) sia la salinità dell’acqua di mare. In un bicchiere l’albume tende comunque a disperdersi, anche se un po’ più lentamente che in aria.
Perché un uovo sigillato resiste a profondità estreme mentre uno aperto implode? Perché senza infiltrazione d’acqua non si crea mai una differenza di pressione tra interno ed esterno. È lo squilibrio, non la pressione assoluta, a far collassare le strutture in mare profondo.
Questo fenomeno ha applicazioni pratiche oltre alla curiosità? Sì, indirettamente: lo stesso principio (pressione uniforme contro squilibrio di pressione) spiega perché i sommergibili a tenuta stagna resistono a profondità enormi mentre oggetti porosi o parzialmente sigillati collassano molto prima.
Quello che resta, dopo aver visto il video decine di volte, è che la fisica più curiosa spesso non sta nella spiegazione da manuale — “la pressione tiene tutto insieme” — ma nel dettaglio che quella spiegazione da sola non regge, ed è proprio lì che vale la pena guardare più da vicino.
Scarica la nostra app e ricevi notizie, curiosità, misteri, scoperte e tecnologia direttamente sul tuo smartphone.
Scarica per AndroidMi occupo di fornire agli utenti delle news sempre aggiornate, dal gossip al mondo tech, passando per la cronaca e le notizie di salute. I contenuti sono, in alcuni casi, scritti da più autori contemporaneamente vengono pubblicati su Veb.it a firma della redazione.







