Marte appare rosso per la stessa ragione per cui una vecchia chiave lasciata all’aperto finisce per scurirsi: il ferro presente nella sua polvere è letteralmente arrugginito. La superficie marziana è satura di ossido di ferro(III), un composto chimico che assorbe le lunghezze d’onda blu e verdi dello spettro visivo riflettendo verso i nostri occhi soltanto i toni caldi dell’arancione e del ruggine.
Se però un astronauta atterrasse sulla superficie con una vanga, si accorgerebbe all’istante di un paradosso: Marte è rosso soltanto in superficie.

La crosta planetaria è composta principalmente da basalto vulcanico, una roccia vulcanica scura e grigia. La tipica tonalità ruggine appartiene a una coltre di polvere finissima, spesso spessa da pochi millimetri a qualche centimetro, sollevata e ridistribuita senza sosta da venti e tempeste globali. Quando i rover della NASA hanno perforato il terreno per raccogliere campioni o quando le ruote hanno smosso i sedimenti più profondi, il materiale estratto si è rivelato regolarmente grigio piombo.
Da dove arriva tutto quel ferro ossidato?
Circa 4,5 miliardi di anni fa, durante la formazione del sistema solare, i pianeti rocciosi si sono sviluppati aggregando metalli pesanti e silicati. Sulla Terra la massa maggiore e il calore interno hanno permesso al ferro fuso di sprofondare verso il centro, andando a formare un nucleo metallico denso e isolato.
Marte, avendo una massa pari a circa un decimo di quella terrestre e una gravità ridotta, si è raffreddato molto più rapidamente. Una frazione consistente del suo ferro primordiale non è mai sprofondata nel nucleo, rimanendo intrappolata nei minerali della crosta e del mantello.
Il passaggio da quel metallo scuro alla polvere rossastra visibile oggi ha richiesto la presenza di agenti ossidanti. Sull’esatto meccanismo chimico il dibattito scientifico resta aperto:
- L’ipotesi dell’acqua antica: quando il pianeta ospitava fiumi, laghi e un’atmosfera densa (tra 3,8 e 3,5 miliardi di anni fa), l’acqua liquida ha reagito con i minerali ferrosi dissolvendoli e trasformandoli in idrossidi e ossidi di ferro.
- L’azione della radiazione solare: in tempi geologici più recenti e in assenza di uno strato di ozono protettivo, i raggi ultravioletti hanno scisso le molecole di vapore acqueo e di anidride carbonica residue nell’atmosfera, liberando ossigeno e perossido di idrogeno che hanno aggredito le rocce esposte.
- L’erosione da attrito: studi di laboratorio sui granuli di quarzo e basalto hanno mostrato come le continue collisioni meccaniche provocate dalle tempeste di vento riescano a frantumare i granelli minerali, esponendo superfici fresche che si ossidano anche a contatto con concentrazioni microscopiche di gas ossidanti.
Perché la polvere non scompare mai
A differenza della Terra, dove la pioggia compatta il terreno e la tettonica a placche ricicla periodicamente la crosta spingendola nel mantello, Marte è un pianeta geologicamente quiescente e arido.
Non ci sono corsi d’acqua a trascinare i sedimenti sul fondo degli oceani, né un ciclo delle rocce attivo che possa cancellare o inghiottire la regolite degradata. La polvere di ossido di ferro, polverizzata nel corso di miliardi di anni fino a raggiungere dimensioni paragonabili al fumo di sigaretta, resta intrappolata nell’atmosfera sottile. Quando i venti stagionali superano determinate velocità, le particelle vengono sollevate in quota, tingendo persino il cielo di una tonalità rosa salmone prima di ricadere lentamente e uniformare l’intero panorama.
DOMANDE FREQUENTI
Anche il cielo di Marte è rosso?
Di giorno appare giallo-rosato a causa delle particelle di polvere sospese nell’atmosfera che diffondono la luce rossa. Al tramonto e all’alba accade l’opposto rispetto alla Terra: il cielo attorno al Sole assume una sfumatura blu, perché la polvere devia la luce blu direttamente lungo la linea di vista dell’osservatore.
I rover hanno trovato zone non rosse?
Sì. Ogni volta che rover come Curiosity o Perseverance usano la fresa per campionare rocce intatte, le polveri di scavo risultano grigio chiaro o grigio-verdastre. I canali scavati e le zone erose di recente mostrano chiaramente la roccia basaltica sottostante intatta.
FONTI UTILIZZATE
- NASA Science – Mars Exploration Program
- NASA Jet Propulsion Laboratory – Curiosity Rover Drills into Mars Rock
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