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Perché il farmaco equivalente costa meno: cosa cambia davvero tra marchio, brevetto ed eccipienti

Angela Gemito Ott 5, 2026

Al banco della farmacia la scena si ripete identica: davanti alla proposta di sostituire la scatola nota con la versione equivalente, scatta spesso un dubbio silenzioso. L’idea radicata che un prezzo più basso coincida con un’efficacia ridotta o con una produzione di seconda scelta è dura a morire, soprattutto quando si parla di salute.

La ragione del risparmio non ha nulla a che fare con la qualità della materia prima o con tagli sui controlli di sicurezza. Il farmaco equivalente costa meno semplicemente perché chi lo produce non deve ammortizzare i costi colossali di ricerca, sviluppo e sperimentazione clinica già sostenuti dal produttore originale.

In sintesi: Un farmaco equivalente costa solitamente tra il 20% e oltre il 50% in meno rispetto all’originatore perché entra sul mercato solo dopo la scadenza del brevetto ventennale. Contiene la stessa identica quantità di principio attivo, con pari profilo di sicurezza ed efficacia terapeutica documentata da test rigorosi di bioequivalenza.

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Il peso economico del brevetto (e cosa succede quando scade)

Portare una nuova molecola dall’idea iniziale all’autorizzazione al commercio richiede in media dieci o dodici anni di studi, migliaia di test di laboratorio, sperimentazioni su volontari e investimenti che superano ampiamente il miliardo di euro. Per tutelare questo sforzo finanziario, le aziende farmaceutiche registrano un brevetto che garantisce un’esclusiva commerciale di circa vent’anni.

Durante questo periodo, l’azienda fissa un prezzo che consente non solo di coprire le spese di produzione, ma soprattutto di rientrare del capitale investito nella ricerca e di finanziare nuovi progetti.

Quando la copertura brevettuale termina, la molecola diventa di pubblico dominio scientifico. Altre aziende possono sintetizzarla e metterla in commercio senza dover rifare da zero gli studi di efficacia primaria: la formula terapeutica è già validata. Il prezzo di lancio deve quindi coprire soltanto i costi industriali vivi — sintesi chimica, confezionamento, logistica e distribuzione — e si abbassa ulteriormente per effetto della concorrenza tra più produttori.

La regola della bioequivalenza

L’autorizzazione di un medicinale equivalente non avviene sulla fiducia. Enti regolatori come l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) impongono standard identici a quelli dei farmaci di marca. Gli stabilimenti di produzione devono rispettare le medesime norme di buona fabbricazione (GMP).

Il requisito cardine per l’approvazione è la dimostrazione della bioequivalenza. Due medicinali sono considerati bioequivalenti quando rilasciano nell’organismo lo stesso principio attivo con la stessa velocità e nella stessa quantità.

Durante i test clinici dedicati, la concentrazione ematica nel tempo della versione generica viene confrontata con quella dell’originatore. Per legge, i parametri farmacocinetici (in particolare l’area sotto la curva concentrazione-tempo e il picco massimo di concentrazione) devono rientrare in un intervallo di confidenza statistico compreso tra l’80% e il 125%. Questo margine non indica una variazione arbitraria nella composizione del farmaco, ma rispecchia la fisiologica variabilità biologica presente anche tra diversi lotti dello stesso farmaco di marca.

Cosa può cambiare davvero: il ruolo degli eccipienti

Se il principio attivo, il dosaggio e la via di somministrazione devono essere identici, c’è un elemento che può differire: gli eccipienti. Si tratta delle sostanze prive di azione farmacologica utilizzate per dare forma, consistenza, colore o sapore alla compressa, oppure per stabilizzarne la conservazione.

Un equivalente può utilizzare amido di mais, lattosio o coloranti diversi rispetto alla formulazione originaria. Nella quasi totalità dei casi questa variazione è clinicamente irrilevante. Esistono però due circostanze specifiche in cui prestare attenzione:

  • Allergie o intolleranze note: la presenza di lattosio, glutine o specifici conservanti può causare reazioni in soggetti predisposti. Il foglietto illustrativo riporta sempre l’elenco analitico di queste sostanze.
  • Farmaci a stretto indice terapeutico: medicinali come alcuni antiepilettici, immunosoppressori, anticoagulanti orali o ormoni tiroidei (come la levotiroxina) presentano una finestra minima tra la dose efficace e quella tossica. In queste terapie, qualsiasi cambio di formulazione — sia da marca a equivalente, sia tra due equivalenti di produttori diversi — richiede il parere preventivo del medico curante e un eventuale monitoraggio clinico.

Al di fuori di queste precise eccezioni cliniche, optare per l’equivalente significa acquistare la medesima efficacia terapeutica, liberandosi esclusivamente del sovrapprezzo legato al marchio commerciale.

Domande frequenti

Il farmaco generico agisce più lentamente di quello di marca?

No. I test di bioequivalenza verificano espressamente che la velocità di assorbimento del principio attivo sia comparabile a quella del farmaco originale.

Perché sulla ricetta il medico a volte scrive “non sostituibile”?

Il medico può apporre la clausola di non sostituibilità quando ritiene clinicamente necessario che il paziente assuma una specifica formulazione commerciale, ad esempio per prevenire reazioni ad eccipienti o per molecole a stretto indice terapeutico.

Se scelgo il farmaco di marca pago solo la differenza?

Sì. Nel Servizio Sanitario Nazionale, per i farmaci rimborsabili (Fascia A) coperti da lista di trasparenza, lo Stato rimborsa il prezzo di riferimento dell’equivalente più economico. Se il cittadino preferisce il farmaco di marca, paga di tasca propria la differenza di prezzo.

Fonti utilizzate

  • Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Farmaci equivalenti
  • European Medicines Agency (EMA) – Generic medicines
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Angela Gemito
Angela Gemito
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, racconto notizie, tecnologia e curiosità per scoprire il mondo con occhi sempre nuovi, un articolo alla volta.
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Tags: farmaco equivalente

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