Alzare il termostato da 20°C a 21°C comporta un incremento dei consumi energetici compreso tra il 6% e l’8%, con punte fino al 10% negli edifici con scarso isolamento. Quel singolo scatto, che a livello corporeo si percepisce a malapena, costringe l’impianto di riscaldamento a lavorare a regimi più alti per compensare una dispersione termica che cresce in modo continuo.
Il motivo per cui un solo grado pesa così tanto sui costi non dipende dal valore assoluto della temperatura, ma dal salto termico tra l’interno e l’esterno dell’edificio. La termodinamica stabilisce che il calore fluisce spontaneamente verso l’ambiente più freddo: più è marcata la differenza tra l’aria dentro casa e quella fuori, più rapida è la fuga di energia attraverso pareti, infissi e solai. Per mantenere un grado in più in una giornata invernale rigida, la caldaia o la pompa di calore non si limitano a lavorare qualche minuto in più: devono bruciare combustibile o assorbire elettricità per compensare una perdita che è diventata strutturalmente più veloce.

La matematica della bolletta: cosa accade a 19°C, 20°C e 21°C
In Italia il valore di riferimento per le abitazioni private, regolato dal D.P.R. 74/2013, è fissato a 20°C (con una tolleranza massima di 2°C). Nei fatti, la maggior parte delle persone fatica a distinguere a pelle la differenza tra 20°C e 21°C se l’umidità relativa è bilanciata, ma il contatore la registra con precisione millimetrica.
Prendiamo una famiglia media che consuma circa 1.000 metri cubi di gas all’anno per il solo riscaldamento:
- Portare la temperatura costante a 21°C significa bruciare tra i 60 e gli 80 metri cubi di gas in più a stagione. Ai costi attuali della materia prima e degli oneri accessori, si tratta di una spesa supplementare che oscilla tra i 70 e i 110 euro all’anno.
- Passare da 21°C a 19°C genera invece un risparmio combinato che può superare il 14%, alleggerendo la spesa stagionale di quasi 200 euro, senza compromettere il benessere domestico se si adegua l’abbigliamento indoor.
La relazione non è puramente lineare: ogni grado che si aggiunge sopra i 20°C costa percentualmente di più rispetto a quello precedente, proprio perché il differenziale con l’esterno diventa sempre più sfavorevole.
L’errore del termostato “a manetta” quando si rientra a casa
Uno degli equivoci più diffusi riguarda la gestione della temperatura quando l’alloggio è rimasto vuoto per ore. Rientrare in casa infreddoliti e impostare il termostato a 23°C nella speranza di scaldare prima le stanze non accelera il processo.
I generatori di calore funzionano erogando la propria potenza termica nominale: la casa impiegherà lo stesso identico tempo a raggiungere i 20°C, indipendentemente dal fatto che l’obiettivo sia impostato a 20°C o a 25°C. La conseguenza pratica è quasi sempre una sola: la caldaia continuerà a spingere a piena potenza oltre la soglia di comfort, saturando l’aria di calore, surriscaldando i muri e determinando un picco di consumo del tutto inutile prima che qualcuno si ricordi di abbassare la manopola.
Temperatura dell’aria contro temperatura percepita: l’inganno dell’umidità
C’è una ragione biologica per cui spesso sentiamo il bisogno di alzare quel grado: il freddo percepito non coincide con quello misurato dal termostato a parete.
Il comfort termico di una stanza è determinato per metà dalla temperatura dell’aria e per metà dalla temperatura radiante media delle superfici circostanti (muri, pavimenti, vetri) e dal tasso di umidità. Una stanza con aria a 21°C ma con pareti fredde e spifferi d’aria trasmette una sensazione di gelo molto più marcata rispetto a un ambiente a 19°C dotato di pareti ben isolate e riscaldate.
Allo stesso modo, un’umidità relativa superiore al 65-70% accentua la dispersione del calore corporeo, facendoci avvertire freddo anche a temperature nominalmente corrette. Prima di toccare il termostato, deumidificare o migliorare la tenuta degli infissi con semplici guarnizioni parafreddo elimina la causa alla radice, senza toccare la caldaia.
Termosifoni e valvole termostatiche: dove si verificano i veri sbilanciamenti
Nelle case con radiatori, impostare la temperatura desiderata solo sul cronotermostato centrale genera spesso sprechi invisibili. Le stanze esposte a nord disperdono calore molto più in fretta di quelle esposte a sud, che beneficiano dell’irraggiamento solare attraverso le finestre.
L’adozione corretta delle valvole termostatiche — obbligatorie nei condomini con riscaldamento centralizzato — serve a regolare il comfort zona per zona:
- Zona giorno: 20°C (posizione 3 sulle valvole tradizionali).
- Camere da letto: 18°C o 19°C (posizione 2,5 o 3 debole), valore che favorisce fisiologicamente la qualità del sonno.
- Cucina: 18°C, tenendo conto degli apporti termici gratuiti forniti da fornelli, forno ed elettrodomestici in funzione.
- Stanze poco usate: 16°C (posizione 2), sufficienti a evitare condense e muffe senza riscaldare metri cubi inutilizzati.
DOMANDE FREQUENTI
Conviene spegnere del tutto il riscaldamento di notte o tenerlo al minimo?
Negli edifici moderni o ben isolati (classe B o superiore) conviene mantenere una temperatura costante con un’attenuazione notturna di 1-2°C (portandola per esempio a 18°C), evitando che i muri si raffreddino. Negli immobili poco isolati, spegnere la caldaia di notte è quasi sempre più conveniente rispetto a lasciarla accesa, poiché la dispersione termica continua vanificherebbe il mantenimento.
Abbassare la temperatura di mandata della caldaia fa risparmiare?
Sì. Nelle caldaie a condensazione, ridurre la temperatura dell’acqua nei radiatori da 70°C a 55-60°C permette all’impianto di sfruttare il calore latente dei fumi di scarico, migliorando il rendimento effettivo della macchina e riducendo i consumi di gas fino a un ulteriore 5-10%.
FONTI UTILIZZATE
- ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile): Guida pratica per il risparmio energetico e l’uso intelligente del riscaldamento invernale (enea.it).
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana: DPR 16 aprile 2013, n. 74 – Regolamento per l’esercizio, la conduzione, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici (gazzettaufficiale.it).
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