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Perché la Terra sta cambiando forma, secondo gli ultimi studi

VEB Set 18, 2026

Se hai letto in giro titoli come “la Terra sta cambiando forma” e hai pensato al solito allarmismo da social, capisco il sospetto. Ma qui il sospetto non regge: la notizia è vera, solo che il cambiamento si misura in millimetri all’anno, non in terremoti.

Uno studio del settembre 2026 pubblicato su Journal of Geophysical Research: Solid Earth, basato su dati GNSS dal 1997 al 2015, mostra che i poli si alzano e l’equatore si abbassa: la crosta terrestre diventa meno appiattita, mentre il campo gravitazionale della Terra diventa più appiattito, soprattutto per lo scioglimento dei ghiacci.

La Terra non è mai stata una sfera perfetta

Partiamo da un punto che chi si occupa di geodesia dà per scontato ma che a chi legge per la prima volta sfugge quasi sempre: la Terra non è rotonda come una palla da biliardo. È un ellissoide leggermente schiacciato ai poli e rigonfio all’equatore, effetto della rotazione — la stessa ragione per cui una pizza che gira sulla pala tende ad allargarsi ai bordi. Il raggio equatoriale supera quello polare di circa 21 km, una differenza minuscola su 6.371 km di raggio medio, ma misurabile da decenni con precisione satellitare.

C’è poi il geoide, che è una cosa diversa dalla forma solida del pianeta e che spesso viene confuso con essa nei titoli più semplificati che circolano online. Il geoide è la superficie ideale che seguirebbe il livello del mare se non ci fossero venti, correnti e maree — in pratica la “forma” che avrebbe la Terra se obbedisse solo alla gravità. Non coincide con la crosta rocciosa: dove la densità del sottosuolo è maggiore, il geoide si alza rispetto all’ellissoide di riferimento; dove è minore, si abbassa. È per questo che le mappe del geoide diffuse dalla NASA sembrano una patata bitorzoluta — le variazioni reali sono di pochi metri, ma nelle visualizzazioni vengono amplificate migliaia di volte per essere visibili, e chi non lo sa spesso finisce a pensare che la Terra abbia davvero quella forma a occhio nudo.

Cosa dice davvero lo studio del 2026

Il lavoro è firmato da Christopher Kotsakis, dell’Università Aristotele di Salonicco, e si basa sull’analisi di 886 stazioni GNSS distribuite sul pianeta. Il dato interessante non è tanto l’esistenza del cambiamento — la crosta si muove sempre, anche solo per l’aggiustamento post-glaciale — quanto la sua accelerazione: tra il 1997 e il 2000 le regioni polari si alzavano di circa 0,5 mm all’anno; tra il 2011 e il 2015 il ritmo era quasi raddoppiato, vicino a 1 mm all’anno, con un’accelerazione stimata in 0,4 mm all’anno per decennio.

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Qui arriva la parte che nella pratica genera più confusione quando si spiega la notizia a chi non è del settore: come può la Terra diventare “più rotonda” nella sua parte solida e “più schiacciata” nel suo campo gravitazionale, nello stesso momento? Sembra una contraddizione, e infatti è la domanda che fanno quasi tutti al primo giro. La risposta di Kotsakis è che i due fenomeni misurano cose diverse. La crosta risponde alla perdita di peso: dove il ghiaccio si scioglie, il terreno sotto non deve più sostenere quella massa e tende a risalire, un po’ come un materasso che si rialza quando ci si sposta. Il geoide, invece, risponde a dove va a finire quell’acqua: finisce negli oceani, e in particolare si accumula verso le latitudini più basse, vicino all’equatore, spostando massa e quindi gravità in quella direzione. Un effetto riguarda la roccia, l’altro la distribuzione dell’acqua — sono compatibili, anche se a prima vista non sembra.

Il ruolo dello scioglimento dei ghiacci e dell’acqua sotterranea

La causa principale di questa redistribuzione di massa è lo scioglimento delle calotte della Groenlandia e dell’Antartide, insieme al calo dei livelli delle falde acquifere per il pompaggio agricolo e civile in molte regioni del pianeta — un contributo che spesso viene sottovalutato rispetto ai ghiacci, ma che secondo le stime NASA pesa quasi quanto quello glaciale nel bilancio complessivo. L’acqua che se ne va da queste riserve non evapora nel nulla: finisce negli oceani e si distribuisce in modo non uniforme, con un accumulo relativo maggiore verso le fasce equatoriali.

Questo spostamento di massa ha una conseguenza che va oltre la forma del pianeta, e che a molti sfugge del tutto: cambia anche quanto dura un giorno. Uno studio NASA del 2024 ha calcolato che tra il 2000 e il 2018 i giorni si sono allungati di circa 1,33 millisecondi al secolo per effetto del clima — più del ritmo osservato in qualsiasi periodo del secolo precedente, quando le variazioni oscillavano tra 0,3 e 1 millisecondo al secolo. Il meccanismo è lo stesso motivo per cui un pattinatore sul ghiaccio frena la rotazione allargando le braccia: quando la massa si sposta dai poli verso l’equatore, il pianeta gira un po’ più lentamente. Se le emissioni continueranno a crescere, la stima è che si arrivi fino a 2,62 millisecondi al secolo entro il 2100 — un valore che supererebbe l’effetto frenante storicamente dovuto alla Luna, pari a circa 2,4 millisecondi al secolo. Qui però le proiezioni al 2100 dipendono moltissimo dallo scenario di emissioni scelto, e su questo le fonti concordano solo sull’ordine di grandezza, non sulla cifra esatta.

Quanto conta il rimbalzo post-glaciale

Una parte di questo movimento non ha nulla a che fare col clima recente. È il cosiddetto aggiustamento isostatico post-glaciale: 11.000 anni fa, alla fine dell’ultima glaciazione, enormi calotte pesavano su Scandinavia, Canada e altre regioni ad alta latitudine. Quel peso è scomparso da millenni, ma la crosta terrestre — che si comporta più come un fluido molto viscoso che come roccia rigida, su scale di tempo così lunghe — sta ancora tornando lentamente alla sua forma di equilibrio. In alcune zone della Scandinavia il terreno sale ancora di quasi un centimetro all’anno per questo motivo, un ordine di grandezza sopra quello legato al clima recente. Separare l’effetto “vecchio” da quello nuovo, dovuto al riscaldamento globale, è uno dei problemi tecnici più delicati di questo tipo di studi, e onestamente non tutti i gruppi di ricerca applicano le stesse correzioni: è uno dei motivi per cui, leggendo articoli diversi sullo stesso fenomeno, si trovano a volte numeri leggermente diversi.

Cosa NON significa questa notizia

Vale la pena essere diretti su un punto, perché è lì che nascono i titoli fuorvianti: nessuno degli effetti descritti qui produce terremoti, cambia le stagioni in modo percepibile o altera in modo rilevante la vita quotidiana nel breve periodo. Un millimetro all’anno, moltiplicato per un pianeta di oltre seimila chilometri di raggio, resta un cambiamento minuscolo su scala umana. Chi si occupa di divulgazione scientifica lo vede spesso: la notizia viene ripresa con titoli che suggeriscono uno stravolgimento imminente, mentre il dato reale interessa soprattutto geodesia, cartografia satellitare e modelli climatici — settori dove un millimetro conta, ma che raramente hanno un impatto immediato percepibile da chi non lavora con questi strumenti.

Detto questo, l’accelerazione registrata nello studio — il fatto che il ritmo sia praticamente raddoppiato in meno di vent’anni — è il dato che gli specialisti di geodesia stanno guardando con più attenzione, perché se il trend proseguisse ai ritmi attuali per decenni comincerebbe a incidere su cose molto concrete: la precisione dei sistemi di posizionamento satellitare, i modelli di innalzamento del livello del mare su scala locale, e il modo in cui si definiscono i sistemi di riferimento geodetici globali su cui si basa, tra le altre cose, anche la cartografia digitale che usiamo ogni giorno sugli smartphone.

Domande frequenti

La Terra sta diventando più rotonda o più schiacciata?
No: la crosta rocciosa diventa leggermente meno appiattita (i poli salgono, l’equatore scende), ma il geoide — cioè il campo gravitazionale — sta diventando più appiattito. Sono due misure diverse dello stesso pianeta, e vanno in direzioni opposte.

Questo cambiamento influisce sul GPS o sulla vita quotidiana?
Per ora no, non nel senso di un errore percepibile dall’utente medio. I sistemi GNSS professionali tengono già conto di questi spostamenti nei loro modelli di riferimento, che vengono aggiornati periodicamente.

È colpa del riscaldamento globale?
In parte sì. Lo scioglimento di Groenlandia e Antartide è il motore principale della redistribuzione di massa verso l’equatore, ma si somma a un processo più lento e indipendente dal clima: il rimbalzo post-glaciale rimasto in corso da 11.000 anni.

I giorni si stanno davvero allungando? Di quanto?
Sì, ma di pochissimo: circa 1,33 millisecondi al secolo tra il 2000 e il 2018, secondo le stime NASA. Con emissioni alte potrebbe arrivare a 2,62 millisecondi al secolo entro il 2100, superando l’effetto di frenata dovuto alla Luna.

Cos’è il rimbalzo post-glaciale e che ruolo ha?
È il lento riassestamento della crosta terrestre nei punti dove, migliaia di anni fa, c’erano enormi calotte di ghiaccio. Il peso è scomparso, ma il terreno sta ancora risalendo, un po’ come un cuscino che si gonfia dopo che ci si è seduti sopra per secoli.

Un’ultima cosa

La parte che trovo più interessante di questa storia non è il numero in sé, ma il fatto che un pianeta enorme come la Terra risponda comunque, in modo misurabile, a qualcosa di apparentemente piccolo come lo scioglimento di una calotta glaciale. Non è un segno di catastrofe imminente — è la prova che i sistemi di misurazione satellitare sono diventati precisi al punto da vedere cose che vent’anni fa sarebbero rimaste invisibili.

Fonti citate nell’articolo: Kotsakis, JGR: Solid Earth (2026), DOI 10.1029/2026JB034224 · ScienceAlert · NASA JPL, sullo studio 2024 su rotazione terrestre e clima

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