Nel 1999, Larry Page e Sergey Brin erano pronti a vendere Google alla società Excite per soli 750.000 dollari pur di tornare a concentrarsi sui loro studi a Stanford. Tuttavia, l’allora CEO di Excite, George Bell, rifiutò clamorosamente l’offerta, convinto che il motore di ricerca di Google fosse persino troppo efficiente per il modello di business dell’epoca. Oggi quella decisione è considerata uno dei più grandi ed epici passi falsi della storia della tecnologia e del business globale.

In sintesi
- L’offerta iniziale: I fondatori di Google chiesero inizialmente 1 milione di dollari a Excite per vendere il loro motore di ricerca, scendendo poi a 750.000 dollari.
- Il rifiuto storico: Il CEO di Excite, George Bell, rifiutò l’accordo perché riteneva Google fin troppo rapido e preciso nel mostrare i risultati.
- La filosofia opposta: Excite voleva trattenere gli utenti sul proprio portale per vendere pubblicità, mentre Google li mandava via dal sito il più velocemente possibile.
- Il valore attuale: Quella tecnologia rifiutata per meno di un milione di dollari oggi fa parte di Alphabet, un colosso che vale oltre mille miliardi di dollari.
La risposta breve: perché Google fu quasi venduto nel 1999?
Alla fine degli anni ’90, Google non era ancora il gigante indiscusso del web, ma un promettente progetto accademico nato all’Università di Stanford con il nome di “BackRub”. I suoi creatori, Larry Page e Sergey Brin, si resero presto conto che gestire un motore di ricerca in rapidissima crescita richiedeva troppo tempo, risorse economiche ed energie, distraendoli dal completamento del loro dottorato.
Per questo motivo, decisero di vendere la loro tecnologia a una delle aziende leader dell’epoca, Excite, che si contendeva il mercato dei portali web con Yahoo!. I due studenti erano pronti a cedere tutto per una cifra inferiore al milione di dollari, ma la trattativa si concluse con un nulla di fatto che avrebbe cambiato per sempre la storia di Internet.
Perché succede: la bizzarra logica dei portali web degli anni ’90
Per capire come sia stato possibile rifiutare un affare del genere, è necessario fare un salto indietro nel tempo e comprendere come funzionava il web nel 1999. All’epoca, il modello economico dominante non era basato sulla qualità della ricerca, ma sul concetto di portale web.
Aziende come Excite, Yahoo! e AOL volevano che gli utenti rimanessero all’interno del loro ecosistema il più a lungo possibile. I loro siti erano sovraccarichi di contenuti: notizie, meteo, chat room, oroscopi e giochi azionari. Più tempo un utente passava sulla pagina (la cosiddetta stickiness), più pubblicità e banner l’azienda poteva mostrargli, aumentando i guadagni.
Quando Larry Page mostrò il funzionamento di Google a George Bell, successe l’incredibile:
- Google era troppo veloce: Mostrava i risultati in una frazione di secondo e indirizzava immediatamente l’utente verso il sito esterno migliore.
- Excite temeva di perdere traffico: Bell riteneva che se gli utenti avessero trovato subito ciò che cercavano grazie a Google, avrebbero abbandonato il portale di Excite in pochi secondi, riducendo i ricavi pubblicitari.
In pratica, l’efficienza millimetrica di Google venne vista come un difetto commerciale, e non come il punto di forza che avrebbe rivoluzionato il mondo.
Il dettaglio curioso: la prova del nove fallita (di proposito)
Esiste un retroscena particolarmente affascinante legato ai giorni della trattativa, raccontato successivamente da alcuni testimoni dell’epoca, tra cui l’investitore Vinod Khosla (che faceva il tifo per l’acquisizione di Google).
Per convincere il CEO di Excite della superiorità del loro algoritmo, Khosla e i fondatori di Google organizzarono una dimostrazione pratica. Fecero una ricerca con la parola “Internet” su entrambi i motori:
- Excite restituì una lista confusa di risultati, tra cui in cima c’erano pagine web dedicate al personale della Marina Cinese (completamente fuori target).
- Google mostrò come primi risultati due pagine estremamente utili e autorevoli che spiegavano davvero come funzionasse la rete.
Nonostante l’evidente superiorità tecnologica di Google, George Bell rimase fermo sulla sua posizione: il motore di ricerca di Page e Brin funzionava fin troppo bene per i suoi gusti.
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| IL CONFRONTO NEL 1999 |
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| PORTALE EXCITE | MOTORE GOOGLE |
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| - Pagine piene di banner e notizie | - Interfaccia bianca e pulita |
| - Obiettivo: trattenere l'utente | - Obiettivo: mandare via l'utente|
| - Risultati di ricerca imprecisi | - Risultati immediati e utili |
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Cosa spesso viene frainteso: non fu solo una questione di soldi
Molti articoli liquidano la vicenda dicendo che Excite “non aveva i soldi” o che la cifra era esagerata. In realtà, la finanza della Dot-com era nel suo momento di massimo splendore. Excite era una società multimilionaria che proprio in quel periodo fu acquisita da @Home per ben 6,7 miliardi di dollari.
Il punto non era il prezzo. Khosla era riuscito a trattare con Larry e Sergey, portando la richiesta dai 1 milioni di dollari iniziali a soli 750.000 dollari, una cifra che Excite avrebbe potuto pagare senza nemmeno accorgersene. Il vero ostacolo fu la totale miopia strategica dei dirigenti, incapaci di prevedere che il futuro del web sarebbe stato guidato dall’esperienza utente e dalla rilevanza dei dati, e non dai vecchi modelli pubblicitari televisivi trasposti su uno schermo di computer.
Il contesto: il destino opposto delle due aziende
Le conseguenze di quel rifiuto furono drammatiche e definitive per entrambe le realtà nel giro di pochissimi anni:
- La fine di Excite: Pochi anni dopo la fallita trattativa, la bolla delle Dot-com scoppiò. Excite non riuscì a reggere il passo dei tempi, dichiarò bancarotta nel 2001 e i suoi asset vennero svenduti per una frazione del loro valore originario. Oggi il marchio esiste ancora come piccolo portale di nicchia, quasi dimenticato.
- L’ascesa di Google: Rimasti indipendenti, Page e Brin ottennero un primo finanziamento da 100.000 dollari da Andy Bechtolsheim (co-fondatore di Sun Microsystems). Il resto è storia: Google ha introdotto il sistema pubblicitario AdWords (ora Google Ads), monetizzando non il tempo speso sulla pagina, ma l’intenzione di ricerca dell’utente.
Oggi Alphabet (la holding a cui fa capo Google) ha una capitalizzazione di mercato che fluttua ben oltre i 1.500 miliardi di dollari, rendendo quel rifiuto da 750.000 dollari il più grande “rimpianto aziendale” di tutti i tempi.
FAQ
È vero che Yahoo! ha fatto lo stesso errore di Excite?
Sì, la storia di Google è piena di treni persi dai concorrenti. Nel 1998 Yahoo! rifiutò di acquistare Google per 1 milione di dollari. Nel 2002, accortasi dell’errore, Yahoo! offrì 3 miliardi di dollari per comprarla, ma Larry e Sergey ne chiesero 5 e l’accordo saltò di nuovo.
Cosa significava il nome originale di Google, “BackRub”?
Il nome originale BackRub (letteralmente “massaggio alla schiena”) faceva riferimento alla capacità dell’algoritmo di analizzare i “backlink” del web, ovvero i collegamenti che portavano a ritroso verso un sito, per valutarne l’importanza e l’autorevolezza.
Chi era il CEO di Excite che rifiutò l’accordo?
Il CEO si chiama George Bell. In diverse interviste rilasciate anni dopo, pur ammettendo l’errore col senno di poi, ha difeso la sua scelta spiegando che all’epoca la cultura aziendale e gli investitori chiedevano metriche basate sul tempo di permanenza sul sito, e la tecnologia di Google andava nella direzione opposta.
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