Se negli ultimi mesi avete letto che “lo sport diventa un farmaco” e avete pensato a un errore di stampa, non lo è. In Senato c’è un disegno di legge, sottoscritto da tutti i partiti in commissione, che vuole trasformare l’attività fisica in una prescrizione vera e propria, con tanto di ricetta e detrazione fiscale.
Non è ancora legge: è un disegno di legge, l’atto Senato 287, primo firmatario la senatrice Daniela Sbrollini, che ha raccolto il sostegno di tutti i partiti in commissione Sanità del Senato il 31 luglio 2024. Prevede che medici di base, pediatri e specialisti possano prescrivere esercizio fisico come cura, con detrazione fiscale delle spese nel modello 730.

La strada tra un ddl condiviso in commissione e una legge operativa, in Italia, resta lunga.
A che punto è l’iter e perché conviene non dare nulla per scontato
Chi segue le vicende parlamentari sa che l’adesione trasversale di tutti i gruppi in commissione è una notizia, ma non una garanzia. Capita spesso — è già successo con altri provvedimenti sanitari degli ultimi anni — che un testo condiviso resti fermo per mesi in attesa di calendarizzazione in Aula, oppure che nel passaggio successivo si areni per mancanza di copertura finanziaria. Al momento in cui scrivo, il testo del ddl 287 è incardinato in Senato: non risultano né un’approvazione definitiva né una data certa per l’esame in Aula. Chi promette tempistiche precise su un provvedimento in questa fase, di solito, si sta sbilanciando più del dovuto.
Il titolo ufficiale del provvedimento è “Disposizioni recanti interventi finalizzati all’introduzione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio sanitario nazionale”. Un titolo lungo che dice comunque la cosa essenziale: l’obiettivo è far entrare l’attività fisica dentro il perimetro delle prestazioni riconosciute dal SSN, non lasciarla come semplice consiglio di buon senso dato a fine visita.
Chi potrà prescrivere e per quali patologie
Il testo affida la prescrizione a medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti, in raccordo con laureati in scienze motorie e chinesiologi per la parte operativa dei programmi. Le patologie citate negli atti e nelle audizioni riguardano soprattutto le malattie croniche non trasmissibili: diabete di tipo 2, cardiopatia ischemica e altre malattie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, osteoporosi, alcuni tumori — in particolare colon e mammella — oltre a fattori di rischio come l’ipercolesterolemia.
Un dettaglio che in molti sottovalutano: qui non si parla di sostituire una terapia farmacologica con una camminata, ma di affiancare l’esercizio come intervento terapeutico riconosciuto, alla pari — nelle intenzioni del legislatore — di un trattamento farmacologico per le patologie in cui l’evidenza scientifica sul beneficio del movimento è già solida. Per un paziente oncologico in follow-up o per un diabetico di tipo 2 in fase iniziale, la differenza tra “il medico mi ha detto di muovermi di più” e un percorso strutturato, tracciato e in qualche modo riconosciuto dal sistema sanitario, non è cosa da poco.
Dove si farà, in pratica: il nodo delle palestre della salute
Qui arriva il punto più delicato, quello che il testo del ddl da solo non risolve. In alcune regioni esiste già un pezzo di questa infrastruttura: si chiama Attività Fisica Adattata (AFA) ed è pensata per persone con patologie croniche stabilizzate o disabilità, programmi disegnati insieme da medici di base, pediatri e specialisti ma erogati fuori dal contesto sanitario tradizionale, nelle cosiddette “palestre della salute”, da un professionista con competenze specifiche — tipicamente un chinesiologo dell’attività motoria preventiva e adattata.
Veneto, Umbria, Liguria e Friuli Venezia Giulia hanno già una regolamentazione regionale su questo fronte, alcune rafforzate dopo la riforma dello sport del 2023. Altre regioni, soprattutto al Sud, restano indietro sia per numero di strutture accreditate sia per personale formato. È un aspetto che chi lavora nella prevenzione conosce bene: una legge nazionale può fissare il principio, ma se poi in una città non ci sono abbastanza palestre della salute convenzionate o chinesiologi disponibili, la ricetta rischia di restare sulla carta, soprattutto per chi non può permettersi soluzioni private. Non è un’obiezione teorica: è quello che è già successo con altre misure di prevenzione strutturate per principio e poi disomogenee nell’attuazione da regione a regione.
Quanto costerà e come funzionerebbe la detrazione fiscale
Il ddl prevede che le spese sostenute per l’esercizio fisico prescritto siano detraibili in dichiarazione dei redditi, sul modello 730 — un meccanismo simile, nello spirito, a quello già esistente per altre spese sanitarie. L’idea è che la famiglia anticipi il costo e ne recuperi una parte con la dichiarazione fiscale, non che l’attività diventi gratuita al momento della fruizione.
Su questo punto, però, il testo non entra ancora nel dettaglio tecnico: non è chiaro, per esempio, quale percentuale sarà detraibile, né se esisterà un tetto di spesa annuo, né come verrà certificata la prescrizione ai fini fiscali. Sono aspetti che tipicamente vengono definiti in un decreto attuativo successivo, quindi al momento chi legge titoli entusiasti su “lo sport diventa detraibile” sta leggendo un’anticipazione dell’intenzione, non una norma già operativa con importi precisi.
Perché se ne parla ora: i numeri dietro la proposta
Dietro l’iniziativa ci sono dati che, quelli sì, sono piuttosto solidi. Un rapporto congiunto OMS-OCSE citato nelle audizioni parlamentari stima che portare l’attività fisica della popolazione europea a 150 minuti settimanali — la soglia minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità — potrebbe prevenire 11,5 milioni di nuovi casi di malattie croniche non trasmissibili in Europa entro il 2050, di cui 3,8 milioni di eventi cardiovascolari e circa un milione di casi di diabete di tipo 2, oltre a più di 400.000 casi di tumore (Fondazione Veronesi).
Sul fronte oncologico, l’attività fisica regolare è associata a una riduzione del rischio relativo di tumore stimata attorno al 20%, un effetto che passa in gran parte dalla riduzione dell’infiammazione sistemica cronica, uno dei meccanismi coinvolti nello sviluppo di diverse neoplasie. Va detto con onestà che qui la ricerca non è del tutto unanime su percentuali precise per ogni tipo di tumore: i numeri variano a seconda degli studi e delle popolazioni osservate, e il messaggio di fondo — muoversi in modo regolare riduce il rischio — è più solido del singolo dato percentuale.
Cosa cambia rispetto a quello che già succede oggi negli studi medici
Chi lavora in prevenzione lo vede quasi ogni giorno: il consiglio di fare più attività fisica esce già oggi da moltissime visite mediche, ma resta quasi sempre un consiglio verbale, senza un percorso definito, senza follow-up, senza nulla che assomigli a una prescrizione vera. Il paziente annuisce, esce dall’ambulatorio con le migliori intenzioni e nella maggior parte dei casi, entro un paio di settimane, non è cambiato niente. Non è pigrizia da attribuire genericamente ai pazienti: è la differenza tra un’indicazione generica e un percorso con obiettivi, controlli e — nelle intenzioni del ddl — un riconoscimento economico e sanitario che rende la cosa più concreta.
Il vero cambiamento che questo provvedimento proverebbe a introdurre non è tanto scientifico — che l’esercizio fisico faccia bene è noto da decenni — quanto organizzativo: dare al medico uno strumento formale, tracciabile, che si inserisce nel percorso di cura al pari di un farmaco, invece di lasciare la raccomandazione motoria come nota a margine della cartella clinica.
Domande frequenti
L’esercizio fisico su ricetta medica è già legge in Italia? No. È un disegno di legge (atto Senato 287) che ha raccolto il sostegno di tutti i partiti in commissione a luglio 2024 e prosegue il suo percorso parlamentare. Finché non viene approvato definitivamente e non escono i decreti attuativi, resta una proposta, non una norma in vigore.
Chi potrà prescrivere l’esercizio fisico come terapia? Medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti, con il supporto operativo di laureati in scienze motorie e chinesiologi per la parte pratica dei programmi di allenamento.
Le spese per l’attività fisica prescritta saranno gratuite? No, non gratuite: il ddl prevede una detraibilità fiscale delle spese in dichiarazione dei redditi (modello 730), non l’erogazione gratuita del servizio. I dettagli su percentuali e limiti di spesa non sono ancora definiti nel testo.
Oggi, in attesa della legge, esiste già qualcosa di simile? Sì, in alcune regioni come Veneto, Umbria, Liguria e Friuli Venezia Giulia esistono già programmi di Attività Fisica Adattata (AFA), rivolti a persone con patologie croniche stabilizzate, erogati nelle palestre della salute da personale qualificato.
Per quali malattie è pensata questa prescrizione? Soprattutto malattie croniche non trasmissibili: diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, osteoporosi e alcuni tumori, oltre a fattori di rischio come il colesterolo alto.
Un’ultima considerazione
La parte scientifica di questa storia è già scritta da tempo: il movimento regolare previene malattie e in alcuni casi le cura, e su questo la comunità medica non discute più da anni. La parte che deciderà se il ddl 287 cambierà davvero qualcosa nella vita delle persone è quella più noiosa e meno raccontata sui giornali: quante palestre della salute verranno accreditate, quanti chinesiologi verranno formati e pagati, e se questo accadrà in modo uniforme da Bolzano a Reggio Calabria o solo dove l’infrastruttura regionale già esiste.
Le informazioni su numeri, percentuali e stato dell’iter riportate in questo articolo sono aggiornate a fonti giornalistiche e parlamentari disponibili al momento della scrittura. Per lo stato più recente del ddl 287 e per l’eventuale attuazione, si consiglia di verificare direttamente sul sito del Senato della Repubblica o rivolgersi al proprio medico curante per indicazioni personalizzate.
Fonti consultate:
- Quotidiano Sanità – Al via iter legislativo del Ddl per esercizio fisico in ricetta medica
- Fondazione Veronesi – Lo sport come un farmaco da inserire in ricetta medica
- Trend Sanità – Cammina, corri, salta, fai sport: te lo prescrive il medico e i costi sono detraibili
- Health City Institute – Lo sport in ricetta medica, raggiunto l’accordo in 10a Commissione del Senato
- LILT Milano Monza Brianza – L’esercizio fisico prescrivibile come un farmaco: presto sarà legge
- Studio Cataldi – Le palestre della salute
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