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Cosa significa “consumare preferibilmente entro” e quando un alimento può essere ancora mangiato

Angela Gemito Ott 29, 2026

Un pacco di biscotti dimenticato nella dispensa, una confezione di pasta ancora sigillata o una scatoletta che riporta una data ormai passata. La prima reazione potrebbe essere quella di buttare tutto. Ma quella data indica necessariamente che il cibo non è più sicuro?

La risposta dipende soprattutto da una parola stampata sull’etichetta: “preferibilmente”.

La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” indica il termine minimo di conservazione (TMC), cioè la data fino alla quale un alimento mantiene le proprie caratteristiche di qualità se conservato correttamente. Superata quella data, il prodotto non diventa automaticamente pericoloso: può essere ancora consumabile, anche se sapore, consistenza o freschezza potrebbero essere peggiorati.

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È una distinzione prevista dalla normativa europea, ma che cambia concretamente il modo in cui dovremmo controllare gli alimenti conservati in casa.

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“Consumare preferibilmente entro” non significa che il cibo è scaduto

Quando un produttore indica una data preceduta dalle parole “da consumarsi preferibilmente entro”, sta comunicando fino a quando il prodotto dovrebbe conservare le sue proprietà specifiche, rispettando le condizioni di conservazione previste.

Non sta necessariamente indicando il giorno dopo il quale l’alimento diventa pericoloso.

Pensiamo a un pacco di cracker. Dopo il termine minimo di conservazione potrebbero risultare meno fragranti, avere un sapore differente o aver perso parte della loro croccantezza. Questo non significa, da solo, che siano diventati inadatti al consumo.

Lo stesso principio può riguardare molti alimenti confezionati a lunga conservazione, come pasta secca, riso, biscotti, prodotti in scatola e surgelati.

La data indica il periodo di qualità previsto dal produttore, non una garanzia che il prodotto rimanga sicuro per qualsiasi tempo successivo.

La distinzione è spiegata anche dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che separa espressamente le indicazioni relative alla qualità da quelle riguardanti la sicurezza.

La differenza con “da consumare entro” cambia tutto

Le due espressioni possono sembrare quasi identiche, ma hanno significati molto diversi.

“Da consumarsi preferibilmente entro” riguarda la qualità. “Da consumare entro” riguarda la sicurezza alimentare.

Nel secondo caso parliamo di una vera data di scadenza, utilizzata per alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico.

Può comparire, per esempio, su carne fresca confezionata, pesce fresco, alcune preparazioni refrigerate e prodotti pronti al consumo particolarmente deperibili.

Qui il comportamento da adottare cambia: un alimento che ha superato la data indicata con “da consumare entro” non deve essere mangiato, anche se sembra perfettamente normale.

Il motivo è che alcuni microrganismi potenzialmente pericolosi non producono necessariamente odori sgradevoli, alterazioni visibili o cambiamenti evidenti del sapore.

Una confezione apparentemente integra e un buon odore, quindi, non sono sufficienti per considerare sicuro un prodotto che ha superato la vera data di scadenza.

È proprio questa la differenza richiamata dall’articolo 24 del Regolamento europeo 1169/2011.

Quanto tempo dopo il termine minimo di conservazione si può mangiare un alimento?

È la domanda più pratica, ma anche quella a cui non si può rispondere con un numero valido per tutti.

Non esiste una regola generale secondo cui un prodotto con TMC superato sia consumabile per altri sette giorni, un mese oppure sei mesi.

La possibilità di utilizzarlo dipende dal tipo di alimento, dalle caratteristiche della confezione, dal tempo trascorso e soprattutto da come è stato conservato.

Una confezione di pasta secca rimasta chiusa in un luogo asciutto presenta condizioni molto diverse da quelle di un prodotto che ha assorbito umidità oppure è stato esposto a temperature eccessive.

Anche i surgelati possono perdere progressivamente qualità, soprattutto quando la temperatura di conservazione non è rimasta stabile.

Quali alimenti possono essere ancora buoni?

Alcuni esempi aiutano a capire cosa controllare concretamente.

  • Pasta e riso secchi: se la confezione è integra e non ci sono tracce di umidità, muffe o infestazioni, il superamento del TMC non significa automaticamente che debbano essere eliminati.
  • Biscotti e cracker: possono perdere croccantezza e fragranza. Occorre comunque controllare eventuali odori anomali, irrancidimento o alterazioni.
  • Conserve e prodotti in scatola: il termine minimo può essere superato senza che il prodotto sia necessariamente deteriorato, ma confezioni gonfie, con perdite, gravemente danneggiate o con corrosione importante non devono essere utilizzate.
  • Alimenti surgelati: se sono stati conservati correttamente, possono mantenersi consumabili oltre il TMC, pur perdendo qualità. Una catena del freddo interrotta, invece, richiede una valutazione diversa.

Questi esempi non rappresentano un’autorizzazione a consumare qualsiasi alimento vecchio. Sono situazioni nelle quali la data, da sola, non basta per decidere.

Più tempo è trascorso dal termine indicato, maggiore deve essere la prudenza. Se le condizioni di conservazione sono sconosciute o il prodotto presenta anomalie, la scelta più sicura è non consumarlo.

Come capire se un alimento oltre il TMC è ancora utilizzabile

Per i prodotti contrassegnati dal termine minimo di conservazione, l’EFSA suggerisce di valutare le caratteristiche sensoriali, come aspetto, odore e consistenza.

Il controllo, però, deve partire dalla confezione.

Una scatoletta rigonfia o che perde liquido rappresenta un segnale di allarme indipendentemente dalla data riportata. Non bisogna aprirla per assaggiarne il contenuto.

Per gli alimenti secchi è utile verificare che non siano presenti muffe, insetti, grumi dovuti all’umidità o odori insoliti.

Se un alimento presenta segni evidenti di deterioramento, non va consumato. Nel caso delle muffe, eliminare semplicemente la parte visibile non è una soluzione generalmente sicura: il comportamento corretto dipende dal tipo di alimento.

Un prodotto senza odori o alterazioni evidenti non è comunque automaticamente sicuro. L’esame sensoriale può aiutare a valutare gli alimenti con TMC superato, ma non permette di escludere ogni rischio microbiologico.

E soprattutto non deve mai essere utilizzato per aggirare la data di scadenza degli alimenti indicati con “da consumare entro”.

Il dettaglio che cambia tutto: la confezione è stata aperta?

C’è un aspetto che può sfuggire quando si legge la data sulla confezione.

Il termine minimo di conservazione si riferisce al prodotto mantenuto nelle condizioni previste dal produttore, generalmente con la confezione ancora integra.

Una volta aperta la confezione, il tempo a disposizione per consumare l’alimento può cambiare sensibilmente.

Un vasetto di salsa, per esempio, può avere un TMC distante diversi mesi. Dopo l’apertura, però, entra in contatto con l’ambiente esterno e deve essere conservato secondo le istruzioni riportate sull’etichetta.

Lo stesso vale per numerosi prodotti confezionati, anche quando prima dell’apertura potevano rimanere tranquillamente in dispensa.

La normativa europea prevede infatti che, quando necessario, vengano indicate anche le condizioni di conservazione e il periodo di consumo dopo l’apertura.

Per questo non basta leggere soltanto la data stampata sul fondo della confezione: bisogna controllare anche frasi come “dopo l’apertura conservare in frigorifero” oppure “consumare entro X giorni dall’apertura”.

Perché alcune etichette riportano “entro fine” anziché una data precisa?

Su certi alimenti compare un giorno esatto. Su altri troviamo indicazioni come “da consumarsi preferibilmente entro fine 12/2026”.

Non è una scelta casuale.

L’allegato X del Regolamento UE 1169/2011 disciplina anche il modo in cui viene espresso il termine minimo di conservazione.

Per gli alimenti conservabili per più di tre mesi ma non oltre diciotto mesi può essere sufficiente indicare mese e anno. Per quelli conservabili per più di diciotto mesi può bastare l’anno.

Se l’etichetta riporta “entro fine dicembre 2026”, il termine indicato arriva alla fine di quel mese, non al suo primo giorno.

La precisione della data, quindi, dipende anche dalla durata di conservazione prevista per quel particolare alimento.

Una parola sull’etichetta può fare la differenza negli sprechi alimentari

Scambiare il termine minimo di conservazione per una vera scadenza può portare a eliminare alimenti che sarebbero ancora utilizzabili.

La Commissione europea considera infatti la comprensione delle date sulle etichette uno degli aspetti su cui intervenire per ridurre lo spreco alimentare domestico.

Non si tratta di incoraggiare il consumo indiscriminato di prodotti oltre la data, ma di riconoscere che gettare automaticamente un alimento soltanto perché ha superato il TMC non è sempre necessario.

La Commissione europea dedica a questo problema iniziative specifiche per migliorare la comprensione delle indicazioni “best before” e “use by”, corrispondenti alle due diciture italiane.

Anche organizzare la dispensa può aiutare. Mettere davanti i prodotti con la data più vicina, controllare periodicamente le confezioni e rispettare le modalità di conservazione permette di utilizzare gli alimenti quando sono ancora nelle migliori condizioni.

La prossima volta che trovi una confezione con una data passata, quindi, controlla prima le parole che la precedono. Quel “preferibilmente” può significare che il cibo non ha più la qualità ottimale, non che debba necessariamente finire nella spazzatura.

DOMANDE FREQUENTI

Si può mangiare un alimento un mese dopo il termine minimo di conservazione?

Dipende dal prodotto e dalle condizioni di conservazione. Per alcuni alimenti a lunga durata può essere possibile, ma non esiste una tolleranza di un mese valida per tutti. Occorre controllare confezione, conservazione ed eventuali alterazioni.

Cosa succede se mangio un prodotto dopo il TMC?

Se il prodotto è ancora idoneo al consumo, potrebbe semplicemente avere una qualità inferiore rispetto a quella originaria. Non si può però escludere un rischio se l’alimento è stato conservato male o si è deteriorato.

Posso mangiare uno yogurt dopo la data riportata?

Bisogna leggere la dicitura esatta. Se riporta “da consumare entro”, non va consumato dopo quella data. Se presenta un termine minimo di conservazione, la valutazione è diversa, ma occorre rispettare le condizioni indicate dal produttore. Non tutti gli yogurt hanno necessariamente lo stesso tipo di indicazione.

FONTI UTILIZZATE

1. EFSA – Etichette alimentari. Distinzione tra termine minimo di conservazione e data di scadenza, valutazione della qualità e criteri di sicurezza. Pagina revisionata il 31 marzo 2025.
Consulta la fonte EFSA

2. Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea – Regolamento (UE) n. 1169/2011. Articoli 24 e 25 e allegato X: definizioni, condizioni di conservazione e modalità di indicazione delle date.
Consulta il regolamento su EUR-Lex

3. Commissione europea – Date marking and food waste prevention. Approfondimento sul rapporto tra etichette alimentari, comprensione delle date e riduzione degli sprechi.
Consulta la fonte della Commissione europea

4. EFSA – “Da consumarsi entro il” o “da consumarsi preferibilmente entro il”? Comunicazione del 2 dicembre 2020 sulle differenti finalità delle due indicazioni.
Consulta l’approfondimento EFSA

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Angela Gemito
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