Il Cane Corso e il Mastino Napoletano sono conosciuti anche fuori dai confini nazionali. Ma quanti saprebbero riconoscere uno Spino degli Iblei, un Segugio dell’Appennino o un Cane di Mannara? Sono tutti parte del patrimonio cinofilo italiano, e alcuni conservano caratteristiche sviluppate in secoli di lavoro accanto all’uomo.
Le razze canine italiane riconosciute dall’ENCI sono 18, secondo l’elenco ufficiale dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Comprendono cani da pastore, guardiani, cacciatori, levrieri e piccoli animali da compagnia. Non tutte hanno lo stesso riconoscimento internazionale: alcune sono riconosciute dall’ENCI a livello nazionale, mentre altre hanno uno standard riconosciuto dalla Federazione Cinologica Internazionale (FCI).

La loro storia attraversa montagne, campagne e regioni del Mediterraneo. E dietro certe caratteristiche fisiche, apparentemente soltanto estetiche, si nasconde spesso una funzione molto precisa.
Quali sono tutte le 18 razze di cani italiani?
L’elenco ufficiale dell’ENCI comprende queste razze, qui raggruppate secondo le loro principali attitudini storiche.
I grandi guardiani e i cani da pastore
1. Cane Corso
Discendente della tradizione dei molossi italiani, il Cane Corso è un animale robusto, muscoloso e particolarmente vigile. Storicamente è stato utilizzato nella custodia delle proprietà e in diverse attività rurali.
È un cane che può sviluppare un forte legame con la famiglia, ma la sua mole e la naturale predisposizione alla vigilanza richiedono educazione coerente e socializzazione fin dalla giovane età.
2. Mastino Napoletano
Difficile confonderlo con qualsiasi altro cane. Il Mastino Napoletano si distingue per la corporatura massiccia, la pelle abbondante e le caratteristiche pieghe sul muso.
È un molosso da guardia, tradizionalmente associato alla protezione delle proprietà. Può apparire tranquillo nei momenti di riposo, ma forza e dimensioni rendono indispensabile una gestione responsabile. Le pieghe cutanee richiedono attenzione all’igiene e alla salute della pelle.
3. Cane da Pastore Maremmano-Abruzzese
Il grande cane bianco che accompagna le greggi non è soltanto un simbolo delle campagne dell’Italia centrale.
Il suo compito tradizionale è proteggere il bestiame dai predatori, lavorando anche con una notevole autonomia rispetto al pastore. Questa attitudine spiega perché non sia necessariamente adatto a chi desidera un cane sempre pronto a eseguire comandi senza esitazioni.
La sua indipendenza, utile nel lavoro, deve essere compresa prima di inserirlo in un ambiente domestico.
4. Cane da Pastore Bergamasco
Il mantello è la sua caratteristica più riconoscibile: il pelo può organizzarsi in particolari ciocche e feltri, formando una copertura dall’aspetto inconfondibile.
Originario della tradizione pastorale alpina, è un cane selezionato per condurre e sorvegliare gli animali. Il suo mantello non va trattato come quello di un comune cane a pelo lungo: la gestione delle ciocche richiede conoscenza delle caratteristiche specifiche della razza.
5. Mastino Siciliano o Cane di Mannara
Una delle razze italiane meno conosciute dal grande pubblico. Il Cane di Mannara è legato alla pastorizia siciliana e al lavoro di protezione degli animali nelle campagne dell’isola.
È un cane rustico e di struttura robusta, con attitudini alla custodia. Figura tra le razze riconosciute dall’ENCI a livello nazionale, ma non dispone dello stesso riconoscimento internazionale delle razze FCI.
6. Spino degli Iblei
Anche questa razza è profondamente legata alla Sicilia, in particolare all’area dei Monti Iblei.
Si tratta di un cane da pastore e da protezione del bestiame, caratterizzato da un mantello ruvido e da una struttura adatta al lavoro in ambienti rurali. La sua valorizzazione rappresenta anche un modo per conservare una tradizione cinofila locale.
Lo Spino degli Iblei è riconosciuto dall’ENCI, ma non dalla FCI come razza internazionale.
I cani italiani da caccia: fiuto, resistenza e antiche specializzazioni
Diverse razze italiane sono nate per accompagnare i cacciatori. Le differenze tra un segugio e un cane da ferma, però, non riguardano soltanto l’aspetto.
Il segugio segue principalmente le tracce odorose della selvaggina, mentre il cane da ferma è stato selezionato per individuare l’animale e segnalarne la presenza assumendo una particolare postura.
I cani da ferma e da riporto
7. Bracco Italiano
È uno dei cani da ferma storici della tradizione venatoria italiana. Ha un aspetto elegante, orecchie lunghe e pendenti e una corporatura solida, progettata per sostenere il movimento durante la ricerca.
È generalmente collaborativo nel lavoro con il conduttore. Chi lo sceglie come compagno domestico deve considerare il suo bisogno di attività fisica e di stimolazione olfattiva, non soltanto la sua indole affettuosa.
8. Spinone Italiano
Il pelo duro, le sopracciglia folte e la barba gli conferiscono un’espressione immediatamente riconoscibile.
Lo Spinone è un cane da ferma versatile, storicamente impiegato su terreni differenti e anche nel riporto della selvaggina. La sua costituzione robusta e il carattere generalmente socievole possono renderlo un buon compagno familiare, purché abbia occasioni adeguate di movimento e attività.
I segugi italiani
9. Segugio Italiano a pelo raso
Slanciato, atletico e dotato di un olfatto sviluppato, è stato selezionato soprattutto per la caccia alla lepre.
Il mantello corto e aderente lo distingue dalla varietà a pelo forte. È un cane che necessita di movimento e di attività compatibili con le sue attitudini: una semplice passeggiata intorno all’isolato potrebbe non soddisfarne le esigenze.
10. Segugio Italiano a pelo forte
Condivide le radici venatorie del Segugio a pelo raso, ma presenta un mantello ruvido e una fisionomia leggermente diversa.
Le due varietà sono considerate distintamente nell’elenco ENCI, per questo compaiono come due voci nel conteggio delle 18 razze italiane.
Anche il Segugio a pelo forte conserva una marcata predisposizione alla ricerca olfattiva, caratteristica da considerare nell’educazione e nella gestione degli spazi aperti.
11. Segugio Maremmano
È un cane da caccia sviluppato nella tradizione rurale toscana, particolarmente associato alla ricerca e all’inseguimento del cinghiale.
Rustico, resistente e attivo, possiede attitudini che possono essere impegnative in un ambiente domestico poco stimolante. L’addestramento al richiamo e la gestione in sicurezza durante le uscite meritano particolare attenzione.
12. Segugio dell’Appennino
Meno noto rispetto al Segugio Italiano, è legato alla caccia sui territori montuosi e collinari dell’Appennino.
Ha una struttura relativamente contenuta e agile, adatta a muoversi su terreni difficili. La sua specializzazione nella ricerca delle tracce testimonia quanto l’ambiente geografico abbia influenzato la selezione dei cani da lavoro.
È tra le razze riconosciute a livello nazionale dall’ENCI.
Due specialisti molto diversi
13. Cirneco dell’Etna
Il Cirneco è uno dei cani italiani dall’aspetto più particolare. Corpo asciutto, grandi orecchie erette e una silhouette elegante lo rendono immediatamente riconoscibile.
La razza è strettamente associata alla Sicilia ed è storicamente impiegata nella caccia al coniglio su terreni rocciosi.
Nonostante l’aspetto ricordi quello di alcuni levrieri, il Cirneco appartiene al gruppo dei cani di tipo Spitz e primitivo nella classificazione FCI. È agile, reattivo e dotato di una forte motivazione all’esplorazione.
14. Lagotto Romagnolo
Il suo mantello riccio potrebbe farlo sembrare semplicemente un allegro cane da compagnia, ma il Lagotto ha una storia di lavoro molto particolare.
Originariamente utilizzato come cane da riporto nelle zone umide della Romagna, è diventato celebre per la ricerca del tartufo, attività nella quale sfrutta le sue eccellenti capacità olfattive.
Non è sufficiente avere un giardino per soddisfarne le esigenze: giochi di ricerca, attività olfattive e interazioni quotidiane sono particolarmente indicati. Il mantello riccio richiede inoltre una manutenzione regolare per evitare nodi e infeltrimenti indesiderati.
I piccoli cani italiani da compagnia
Non tutte le razze nazionali sono nate per sorvegliare greggi o accompagnare cacciatori. Alcune hanno una lunga storia accanto alle persone, anche nelle abitazioni aristocratiche e negli ambienti cittadini.
15. Bolognese
Piccolo, bianco e caratterizzato da un mantello lungo e soffice, il Bolognese appartiene alla famiglia dei Bichon.
È tradizionalmente un cane da compagnia, generalmente molto legato alle persone con cui vive. Le dimensioni contenute non eliminano la necessità di passeggiate, educazione e interazione quotidiana.
Il pelo richiede cure costanti, soprattutto nelle zone dove possono formarsi nodi.
16. Maltese
Il Maltese è una delle razze più riconoscibili grazie al mantello bianco, lungo e setoso. Ma il suo nome può trarre in inganno.
Secondo lo standard FCI, il Maltese non deve essere considerato automaticamente originario dell’isola di Malta. La Federazione indica come area d’origine il Mediterraneo centrale e attribuisce all’Italia la responsabilità dello standard di razza.
La sua storia è collegata alle antiche comunità portuali mediterranee. Oggi è apprezzato come cane da compagnia, vivace e generalmente molto vicino alla famiglia.
17. Piccolo Levriero Italiano
Sottile, elegante e leggerissimo nell’aspetto, è la versione di piccola taglia della tipologia dei levrieri.
Non bisogna però scambiare la sua corporatura minuta per fragilità comportamentale o scarsa necessità di movimento: conserva velocità, agilità e una naturale predisposizione alla corsa.
Per la sua struttura fisica delicata, soprattutto durante la crescita, è opportuno prestare attenzione a salti e cadute da superfici elevate.
18. Volpino Italiano
Orecchie appuntite, coda ricurva sul dorso e mantello abbondante: il Volpino Italiano ricorda alcuni Spitz di dimensioni maggiori, ma è un cane di piccola taglia.
Ha una lunga tradizione come animale da compagnia e da allerta nelle abitazioni. Può essere vivace e attento ai rumori, una caratteristica che richiede un’educazione appropriata per evitare un’eccessiva vocalizzazione.
Il suo folto mantello necessita di spazzolatura regolare, specialmente nei periodi di muta.
Non tutte le razze italiane hanno lo stesso riconoscimento
Un dettaglio spesso trascurato riguarda la differenza fra riconoscimento nazionale e internazionale.
L’ENCI, che gestisce il Libro genealogico del cane di razza in Italia, comprende nel proprio elenco ufficiale 18 razze italiane.
La FCI, Federazione Cinologica Internazionale, è invece l’organizzazione che coordina il riconoscimento delle razze e dei relativi standard a livello internazionale.
Secondo la documentazione ENCI, tre razze italiane hanno un riconoscimento nazionale ma non quello FCI:
- Mastino Siciliano o Cane di Mannara;
- Spino degli Iblei;
- Segugio dell’Appennino.
Il Segugio Maremmano, invece, figura fra le razze riconosciute provvisoriamente dalla FCI.
Questo non significa che una razza riconosciuta soltanto a livello nazionale sia meno autentica o meno interessante. Significa che il suo status cinofilo e le possibilità di partecipazione a determinati titoli internazionali sono differenti.
La distinzione è utile anche quando si consulta un pedigree o ci si informa sulle caratteristiche ufficiali di un cane.
Quale razza italiana è più adatta alla vita in famiglia?
Non esiste una risposta valida per tutti. Due razze della stessa taglia possono avere esigenze completamente differenti, proprio perché sono state selezionate per lavori diversi.
Chi vive in appartamento potrebbe orientarsi verso un Bolognese, un Maltese o un Volpino Italiano, considerando però il tempo necessario per passeggiate, educazione e cura del mantello.
Un Lagotto Romagnolo può essere adatto a una famiglia attiva che desidera coinvolgere il cane in giochi di fiuto e attività regolari. Il Bracco Italiano e lo Spinone richiedono di tenere conto delle loro origini venatorie.
Con i grandi guardiani, come Cane Corso, Mastino Napoletano e Pastore Maremmano-Abruzzese, la valutazione deve comprendere anche esperienza del proprietario, gestione degli spazi, socializzazione e capacità di controllo.
L’errore da evitare è scegliere una razza soltanto per l’aspetto o per le dimensioni. Un cane piccolo non è necessariamente sedentario, così come un animale di grande taglia non è automaticamente incompatibile con la vita domestica.
La scelta dovrebbe considerare l’età del cane, il carattere individuale, la disponibilità quotidiana di tempo e le reali esigenze della famiglia.
Una storia italiana che rischia di passare inosservata
Le razze canine raccontano anche come si lavorava nei diversi territori italiani.
Il Pastore Maremmano-Abruzzese testimonia la necessità di proteggere le greggi, il Lagotto conserva il legame con le zone umide romagnole e la ricerca del tartufo, mentre il Cirneco dell’Etna riflette una tradizione venatoria adattata agli ambienti siciliani.
Per razze come il Cane di Mannara, lo Spino degli Iblei e il Segugio dell’Appennino, conoscere e documentare correttamente le caratteristiche significa contribuire alla conservazione di un patrimonio cinofilo locale.
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante: dietro ogni razza italiana c’è una storia di adattamento al territorio e alle attività umane, spesso molto più antica della sua attuale popolarità.
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