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Come la CIA usava le stringhe delle scarpe per inviare messaggi segreti

Angela Gemito Giu 9, 2026

Durante la Guerra Fredda, gli agenti della CIA utilizzavano un sofisticato metodo di comunicazione non verbale basato sul modo in cui venivano allacciate le stringhe delle scarpe. Questo sistema di segnalazione visiva permetteva alle spie sul campo di trasmettere messaggi in codice ai propri contatti senza pronunciare una parola, senza effettuare scambi sospetti e senza attirare l’attenzione del controspionaggio nemico.

Il codice delle stringhe faceva parte di una serie di tecniche di “illusionismo” applicate allo spionaggio, sviluppate per sopravvivere e comunicare in ambienti ad alto rischio come la Mosca sovietica.

In sintesi

  • Origine: Il sistema è stato sviluppato negli anni ’50 e ’60 grazie alla collaborazione tra la CIA e il celebre illusionista John Mulholland.
  • Funzionamento: Diversi schemi di intreccio delle stringhe (paralleli, incrociati, asimmetrici) corrispondevano a messaggi specifici come “Seguimi” o “Ho portato il materiale”.
  • Obiettivo: Consentire una comunicazione visiva passiva, immediata e totalmente invisibile agli occhi dei non addestrati.
  • Manuale: Il trucco è stato formalizzato nel manuale ufficiale della CIA The Official CIA Manual of Trickery and Deception.
  • Efficacia: Sfruttava il principio psicologico per cui nessuno nota un dettaglio quotidiano e banale come delle scarpe allacciate.

La risposta breve: un codice segreto ai tuoi piedi

Il metodo di comunicazione della CIA basato sulle stringhe delle scarpe è uno dei più famosi esempi di scienza del mascheramento e comunicazione visiva della Guerra Fredda. In un’epoca priva di smartphone o microtrasmettitori digitali avanzati, gli agenti operativi avevano bisogno di segnalare la propria situazione in modo sicuro.

Modificando la disposizione dei lacci delle scarpe secondo schemi geometrici predefiniti, una spia poteva comunicare a un collega appostato su una panchina o di passaggio su un marciapiede se la situazione fosse sicura, se l’operazione fosse fallita o se fosse necessario un contatto immediato. Il vantaggio principale era la totale assenza di supporti tecnologici che potessero essere intercettati o perquisiti.

Come funziona il sistema delle stringhe della CIA

Il funzionamento di questo codice si basava interamente sulla geometria dell’allacciatura, un dettaglio visibile a distanza ravvicinata ma del tutto insignificante per un osservatore casuale o per un agente del KGB che pedinava il bersaglio.

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I tre schemi principali documentati includevano:

  1. Schema parallelo (Linee orizzontali): Poteva indicare una situazione di normale routine o il segnale di “Via libera, l’area è sicura”.
  2. Schema incrociato standard: Indicava la disponibilità a un contatto immediato o il messaggio “Ho il materiale con me”.
  3. Schema misto o asimmetrico: Un pattern in cui una scarpa presentava un intreccio diverso dall’altra, spesso utilizzato per lanciare un allarme o per comunicare un messaggio specifico come “Seguimi, non sono pedinato”.

Questo approccio sfruttava la cecità attenzionale delle persone: la mente umana tende a ignorare i dettagli ripetitivi dell’abbigliamento quotidiano, concentrandosi sui movimenti delle mani, sulla direzione dello sguardo o sulle borse trasportate.

Il dettaglio curioso: il tocco di un illusionista

Dietro a questa apparentemente semplice intuizione non c’erano ingegneri militari, ma un mago. Nei primi anni ’50, nel pieno della Guerra Fredda, la CIA ingaggiò John Mulholland, uno dei più famosi prestigiatori americani dell’epoca. L’agenzia pagò Mulholland 3.000 dollari (una cifra considerevole per l’epoca) per scrivere una serie di manuali operativi.

L’obiettivo della CIA era ambizioso: applicare le tecniche di manipolazione psicologica e di “prestigiazione” dei maghi da palcoscenico alle operazioni di spionaggio reale. Mulholland spiegò agli agenti come nascondere pillole velenose tra le dita, come distrarre un bersaglio mentre si versava qualcosa nel suo bicchiere e, appunto, come usare i vestiti e le scarpe per mandare segnali in codice senza che nessuno se ne accorgesse.

Cosa spesso viene frainteso su questa tecnica

Esistono diversi miti nati attorno a questa storia, amplificati dalla cultura pop e dai film di spionaggio. È importante fare chiarezza su alcuni punti:

  • Non era un codice universale permanente: I pattern delle stringhe non erano fissi per decenni. Potevano essere cambiati prima di ogni singola missione per evitare che il controspionaggio nemico scoprisse il trucco e creasse false segnalazioni.
  • Non serviva per lunghe conversazioni: Non si poteva “parlare” o dettare testi complessi con le stringhe. Il sistema serviva unicamente come attivatore visivo (un trigger) per avviare o interrompere un’operazione.
  • Non era l’unico metodo: I lacci delle scarpe facevano parte di un ecosistema di segnali che includeva il modo di piegare il bavero della giacca, la posizione delle mani in tasca o il posizionamento di un pezzo di gesso colorato su un determinato palo della luce (i cosiddetti dead drop signals).

Il contesto storico: la sopravvivenza a Mosca

Per capire l’importanza di questi trucchi bisogna calarsi nel contesto operativo degli anni ’50 e ’60. Nelle strade di Mosca, la CIA operava in quello che veniva chiamato “ambiente ostile assoluto”. Ogni diplomatico o cittadino americano era costantemente sorvegliato da squadre di pedinamento del KGB.

Le radio dell’epoca erano ingombranti e facilmente intercettabili; i messaggi scritti rischiavano di essere scoperti durante le perquisizioni. In questo scenario, il corpo stesso dell’agente doveva diventare uno strumento di comunicazione. Il metodo delle stringhe di Mulholland garantiva che, anche in caso di arresto immediato e perquisizione corporale, l’agente non avrebbe avuto addosso alcuna prova incriminante: dopotutto, aveva solo le scarpe allacciate in modo insolito.

I manuali di Mulholland furono quasi interamente distrutti dalla CIA nel 1973 per motivi di sicurezza, ma alcune copie sopravvissero e vennero ritrovate e pubblicate nel 2009 nel libro The Official CIA Manual of Trickery and Deception, svelando finalmente al pubblico questo affascinante pezzo di storia della tecnologia pop e della psicologia militare.

FAQ – Domande Frequenti

La CIA usa ancora il metodo delle stringhe oggi?

No, nell’era dello spionaggio digitale e della crittografia quantistica, questo specifico metodo è obsoleto. Tuttavia, i principi di comunicazione visiva passiva rimangono una base dell’addestramento per contesti in cui ogni tecnologia elettronica è compromessa o tracciata.

Chi ha scoperto questo trucco della CIA?

Il grande pubblico ne è venuto a conoscenza a seguito della declassificazione di alcuni documenti e della successiva pubblicazione nel 2009 del manuale di John Mulholland, curato dagli storici dello spionaggio H. Keith Melton e Robert Wallace.

Il KGB ha mai scoperto il codice delle stringhe?

Non ci sono prove storiche definitive che il KGB abbia neutralizzato specificamente questo codice, in quanto i pattern venivano personalizzati e modificati frequentemente dalle diverse reti di spie.

Era un sistema sicuro al 100%?

Nessun sistema lo era, ma la sua forza risiedeva nella semplicità. Il rischio principale era che un laccio si sciogliesse accidentalmente o che l’agente dimenticasse la configurazione esatta stabilita per quella giornata.

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