Oggi consideriamo l’ananas un frutto comune, economico e persino divisivo sulla pizza. Eppure, nel XVIII secolo, un singolo ananas poteva costare l’equivalente di oltre 8.000 dollari attuali. Questo frutto esotico era diventato un tale simbolo di ricchezza e potere che i nobili e i ricchi borghesi dell’epoca non lo acquistavano per mangiarlo, ma letteralmente per sfoggiarlo come un accessorio di lusso, arrivando ad affittarlo per una sera pur di impressionare gli ospiti ai loro ricevimenti.

In sintesi
- Un lusso astronomico: Nel 1700 un ananas poteva costare l’equivalente di circa 8.000 dollari odierni a causa delle estreme difficoltà di trasporto e coltivazione.
- Status symbol vivente: Possedere o mostrare un ananas era il massimo segno di opulenza, paragonabile oggi a una borsa di alta moda o a una supercar.
- Il mercato degli affitti: Chi non poteva permettersi di comprarlo, spendeva cifre inferiori per noleggiare il frutto per una notte e portarlo sotto il braccio agli eventi sociali.
- Architettura a tema: L’ossessione era tale che il motivo dell’ananas iniziò a comparire su cancelli, carrozze, stoviglie e persino sulla cima di edifici storici.
La risposta breve: perché l’ananas valeva una fortuna?
Nel Settecento, l’ananas non era semplicemente cibo: era il re dei frutti e il frutto dei re. Re Carlo II d’Inghilterra si fece persino ritrarre in un celebre dipinto mentre riceveva in dono il primo ananas coltivato sul suolo inglese.
Il motivo di questo valore astronomico risiedeva interamente nella logistica e nella tecnologia dell’epoca. Originario del Sud America, l’ananas deperiva rapidamente durante i lunghi viaggi in nave attraverso l’Atlantico. La stragrande maggioranza dei frutti marciva prima di raggiungere i porti europei. Di conseguenza, i pochissimi esemplari che arrivavano intatti sulle tavole di Londra, Parigi o Amsterdam diventavano beni di lusso esclusivi, accessibili solo alla cerchia più ristretta dell’aristocrazia.
Perché succedeva e come funzionava la coltivazione
Con il passare del tempo, l’élite europea non volle più dipendere esclusivamente dalle navi commerciali e cercò di coltivare il frutto in patria. Tuttavia, il clima rigido dell’Europa settentrionale era l’esatto opposto dell’habitat tropicale necessario all’ananas.
Per superare questo ostacolo, i botanici e i giardinieri dell’epoca dovettero ingegnarsi, dando vita a una vera e propria sfida tecnologica:
- Le “Stufe” da giardino (Pineapple stoves): Vennero progettate serre speciali riscaldate, strutture monumentali in mattoni e vetro dotate di complessi sistemi di canalizzazione del calore.
- Il calore da fermentazione: Per mantenere le radici alla temperatura costante di circa $25-30^\circ\text{C}$, i vasi venivano interrati in letti di corteccia di banchina o letame in fermentazione, che rilasciavano calore costantemente.
- Costi di gestione immensi: Mantenere queste serre richiedeva una quantità enorme di carbone e una manodopera specializzata attiva 24 ore su 24 per regolare la temperatura.
Coltivare un singolo ananas in Inghilterra o nei Paesi Bassi richiedeva spesso anni di tentativi e spese di gestione che oggi definiremmo folli. Di conseguenza, il prezzo di mercato rifletteva i costi di questa complessa tecnologia settecentesca.
Il dettaglio curioso: l’affitto per “flexare” alle feste
Se oggi il termine flexare appartiene allo slang giovanile per indicare l’ostentazione della ricchezza, nel 1700 questa pratica si faceva con la frutta. Dato che l’acquisto di un ananas era riservato solo ai multimilionari dell’epoca, nacque un florido mercato secondario: il noleggio degli ananas.
Le drogherie e i commercianti di lusso offrivano un servizio di affitto temporaneo. Un cliente della classe media-alta, desideroso di scalare i ranghi sociali o di fare colpo su ospiti importanti, poteva noleggiare un ananas per una sera. Il frutto veniva portato ai party, tenuto sotto il braccio come se fosse una borsa di sfilata, oppure posizionato al centro della tavola come centrotavola principale.
Il mattino successivo, l’ananas veniva restituito al negoziante, che lo riaffittava a qualcun altro. Questo ciclo continuava finché il frutto non cominciava a mostrare i primi segni di decomposizione; solo a quel punto veniva finalmente venduto (a un prezzo scontato) a qualcuno che potesse effettivamente permettersi il lusso di mangiarlo.
Cosa spesso viene frainteso su questa moda
Quando si legge questa curiosità storica, si tende a pensare che le persone del Settecento fossero semplicemente bizzarre o sciocche. In realtà, il comportamento rispondeva a precise dinamiche sociali ed economiche dell’epoca.
Spesso si crede che l’ananas venisse consumato regolarmente durante i banchetti in cui era esposto. Non era così. Mangiare l’ananas durante una festa era considerato quasi un “sacrilegio economico”, poiché significava distruggere istantaneamente un oggetto che valeva quanto una piccola proprietà immobiliare. Il valore non risiedeva nel sapore del frutto (che pochi conoscevano davvero), ma nel suo significato semiotico: comunicava visivamente che il padrone di casa possedeva i mezzi finanziari o le connessioni giuste anche solo per avere quel frutto nella propria stanza.
Il contesto storico: un’ossessione che ha lasciato il segno
L’influenza culturale dell’ananas nel XVIII secolo fu così profonda da estendersi ben oltre la botanica e l’alimentazione, trasformandosi in un vero e proprio trend di design.
Poiché l’ananas era associato all’ospitalità d’élite e al prestigio, gli artigiani iniziarono a riprodurlo ovunque. Vennero scolpiti ananas in pietra sui pilastri dei cancelli delle grandi ville per segnalare il benessere della famiglia. Il motivo comparve su servizi di porcellana, ricami di abiti aristocratici, gambe di tavoli e testate di letti.
L’esempio più iconico di questa ossessione è la Dunmore Pineapple in Scozia: un bizzarro edificio padiglione costruito nel 1761, la cui cupola è un’enorme e dettagliatissima scultura in pietra a forma di ananas alta ben 14 metri. Un monumento eterno a un’epoca in cui la frutta esotica valeva più dell’oro.
FAQ (Domande Frequenti)
Quanto valeva esattamente un ananas nel 1700 rispetto a oggi?
Il valore stimato variava a seconda del periodo e della rarità, ma si calcola che un ananas di alta qualità potesse costare circa 80 sterline dell’epoca, che rivalutate e convertite secondo il potere d’acquisto odierno superano gli 8.000 dollari (circa 7.500 euro).
Chi ha portato il primo ananas in Europa?
Fu Cristoforo Colombo il primo europeo a imbattersi nel frutto nell’isola di Guadalupa nel 1493. Tuttavia, per i successivi due secoli, i tentativi di trasportarlo e coltivarlo in Europa rimasero estremamente rari e fallimentari fino alle innovazioni tecniche del 1700.
Come facevano a non far marcire l’ananas durante l’affitto?
I frutti venivano maneggiati con estrema cura e non venivano tagliati né sbucciati. Venivano usati esclusivamente come elementi decorativi o accessori da esibizione. Venivano restituiti intatti al commerciante prima che il processo di maturazione avanzata ne compromettesse l’aspetto visivo.
Quando l’ananas ha smesso di essere un bene di lusso?
L’ananas ha perso il suo status di lusso nella seconda metà dell’Ottocento. Con l’avvento delle navi a vapore più veloci e, successivamente, con lo sviluppo delle piantagioni industriali su vasta scala (come quelle alle Hawaii all’inizio del Novecento) e l’invenzione dei sistemi di inscatolamento, il prezzo è crollato, rendendolo accessibile a chiunque.
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