Se stasera alzi gli occhi verso un cielo limpido e noti un punto luminoso che si muove in linea retta senza brillare come un aereo, ci sono ottime probabilità che tu stia guardando un pezzo di ferro firmato Elon Musk. Non è una metafora romantica, è pura matematica orbitale: negli ultimi anni SpaceX ha lanciato così tanti satelliti Starlink da aver superato, da sola, la somma di tutti gli oggetti inviati nello spazio dalla spedizione dello Sputnik nel 1957 fino a pochissimo tempo fa.

Il cielo sopra le nostre teste sta diventando incredibilmente affollato. E la sensazione è che questo sia solo il primo tempo di una partita molto più grande.
Una scia luminosa che ha cambiato la notte
Tutto è iniziato con quei famosi “trenini” di luci che tra il 2019 e il 2020 hanno fatto impazzire i social. Persone da ogni parte del mondo riprendevano con lo smartphone fila indiane di punti brillanti che solcavano l’oscurità, scambiandoli spesso per avvistamenti Ufo. Erano semplicemente i primi blocchi di satelliti Starlink appena rilasciati dai razzi Falcon 9, in viaggio verso la loro orbita definitiva.
Oggi quei lanci non fanno quasi più notizia. Avvengono con una cadenza quasi industriale: a volte due o tre a settimana. SpaceX ha superato la quota di 6.000 satelliti attivi in orbita bassa e punta a portarne lassù decine di migliaia per garantire internet ad alta velocità anche nei luoghi più sperduti del pianeta, dagli atolli del Pacifico ai rifugi alpini.
Ma cosa succede quando spingi così tanto acceleratore sul “traffico” spaziale?
Quando gli astronomi devono chiedere permesso
Qui la storia prende una piega meno luccicante. Gli astronomi di tutto il mondo hanno iniziato a far sentire la propria voce quasi subito, e non per partito preso.
I grandi telescopi terrestri, quelli dedicati a scovare asteroidi potenzialmente pericolosi o a fotografare galassie ai confini dell’universo, lavorano con lunghissime esposizioni fotografiche. Se durante uno scatto di venti minuti un satellite passa nel campo visivo, lascia una striscia bianca brillante che cancella del tutto i dati sottostanti. In alcune immagini fotografiche recenti si vedono vere e proprie “grate” di luce che rovinano il lavoro di mesi.
SpaceX ha provato a correre ai ripari. Ha testato vernici nere antiriflesso, poi ha installato sui satelliti dei piccoli “parasole” oscuranti e, infine, ha iniziato a ruotare i pannelli solari per orientarli in modo da riflettere meno luce solare verso terra. Un tentativo apprezzabile, certo, ma che risolve solo parte del problema: i satelliti restano comunque visibili agli strumenti a infrarossi e continuano a disturbare la radioastronomia con le loro emissioni di frequenza.
Schivare i detriti a 27.000 chilometri all’ora
Oltre all’inquinamento luminoso, c’è una questione molto più concreta e fisica: lo spazio comincia a stare stretto. A un’altitudine compresa tra i 300 e i 600 chilometri dalla Terra, gli oggetti viaggiano a velocità spaventose, attorno ai 27.000 km/h. A quella velocità, anche un bullone vagante o un frammento di vernice staccato da un vecchio stadio di razzo sovietico ha la forza d’impatto di una granata.
I satelliti di nuova generazione sono dotati di motori a ioni e sistemi automatici anti-collisione gestiti da algoritmi. Ogni giorno la rete Starlink esegue centinaia di piccole manovre di correzione per evitare altri satelliti o spazzatura spaziale.
Il timore degli esperti si chiama Sindrome di Kessler: uno scenario a catena in cui uno scontro tra due grandi oggetti genera migliaia di schegge, che a loro volta distruggono altri satelliti, creando una nube impassabile di detriti. Se ciò accadesse, l’accesso allo spazio potrebbe rimanere bloccato per generazioni.
Di chi è il cielo sopra di noi?
La vera anomalia di questa corsa allo spazio sta nelle regole. Il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico risale al 1967, un’epoca in cui andare in orbita era un’esclusiva riservata alle superpotenze statali e si contavano poche decine di missioni all’anno. Nessuno aveva previsto che una singola azienda privata potesse arrivare a gestire da sola la maggioranza assoluta degli oggetti operativi attorno alla Terra.
Mentre le agenzie internazionali discutono su come aggiornare le leggi, i lanci continuano. E ogni volta che una scia luminosa attraversa il crepuscolo, viene da chiedersi se il cielo notturno continuerà a essere quel luogo profondo e misterioso che abbiamo osservato per millenni, o se si sta trasformando nel parcheggio più affollato della storia.
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