Parlare con uno psicologo da casa non significa necessariamente sedersi davanti a una webcam. Per alcune persone vedere il terapeuta facilita il contatto; per altre, proprio lo schermo diventa un elemento che irrigidisce la conversazione.
Tra psicologo in video o al telefono non esiste una modalità migliore in assoluto. Entrambe possono essere utilizzate per interventi psicologici a distanza. La videochiamata conserva più elementi della comunicazione non verbale, mentre il telefono può risultare meno invasivo e tecnologicamente più semplice. La scelta va valutata in base alla persona, al problema affrontato e al tipo di intervento.

Psicologo online: la videochiamata non è l’unica possibilità
Quando si parla di psicologia online, quasi automaticamente si pensa a Zoom, Meet o ad altre piattaforme video. Dal punto di vista della telepsicologia il campo è più ampio.
L’American Psychological Association comprende tra le tecnologie utilizzabili a distanza non soltanto la videoconferenza, ma anche telefono, dispositivi mobili e altre forme di comunicazione digitale.
Anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi italiano considera le prestazioni effettuate a distanza parte dell’attività professionale: il Codice Deontologico specifica che le relative regole continuano ad applicarsi quando la prestazione viene svolta tramite Internet o altri mezzi elettronici e telematici.
Questo chiarisce un equivoco abbastanza comune. Un colloquio telefonico non è automaticamente una versione “ridotta” della seduta online. Può essere una modalità di lavoro vera e propria, purché sia appropriata alla situazione e inserita correttamente nel rapporto professionale.
Cosa cambia quando lo psicologo può vederti
La differenza più evidente è la quantità di informazioni disponibili.
Durante una videochiamata lo psicologo può osservare almeno una parte della comunicazione non verbale: espressione del volto, postura, pause accompagnate da cambiamenti mimici, agitazione, difficoltà nel mantenere lo sguardo.
Non è esattamente la stessa cosa che trovarsi nello stesso studio. L’inquadratura spesso mostra poco più di testa e busto; alcuni comportamenti restano fuori campo e la qualità del collegamento può alterare ritmo, pause e contatto visivo.
Le linee guida APA sulla telepsicologia richiamano proprio questo limite: a distanza alcune osservazioni cliniche possono essere meno accessibili rispetto all’incontro in presenza.
Eppure vedere l’altro, per molti pazienti, conta.
Un sorriso appena accennato, l’espressione dello psicologo mentre si racconta qualcosa di difficile o semplicemente la percezione che dall’altra parte ci sia una persona presente possono contribuire alla relazione terapeutica.
C’è anche il caso opposto. Qualcuno trascorre metà della seduta guardando la propria immagine nell’angolino dello schermo, controllando inconsapevolmente come appare. A quel punto il video, che dovrebbe avvicinare, introduce una distrazione.
È un dettaglio che spesso viene sottovalutato.
Al telefono si parla davvero più liberamente?
Per alcune persone sì. Non per tutte.
Il telefono elimina l’immagine e, insieme all’immagine, una parte dell’esposizione percepita. Chi prova imbarazzo nel raccontare certi pensieri può sentirsi meno osservato e trovare più facilmente le parole.
Può succedere soprattutto all’inizio. Una persona estremamente inibita davanti alla videocamera può diventare molto più spontanea appena la conversazione passa all’audio.
Questo non significa che “non vedere lo psicologo fa parlare meglio”. Sarebbe una generalizzazione. Altri pazienti sperimentano esattamente il contrario: senza volto e gestualità dell’interlocutore avvertono maggiore distanza e fanno più fatica a costruire fiducia.
C’è poi una questione molto concreta. Il silenzio.
In presenza o in video un silenzio può essere accompagnato da uno sguardo, da un movimento, da una variazione dell’espressione. Al telefono rimane soltanto silenzio. Per qualcuno è uno spazio utile; per qualcun altro diventa rapidamente: “È ancora lì? Devo dire qualcosa?”.
Sono piccole differenze, ma all’interno di un colloquio possono pesare parecchio.
Video e telefono sono efficaci quanto una seduta in presenza?
Qui conviene evitare risposte assolute.
La ricerca disponibile indica che diversi interventi psicologici erogati tramite telefono o videoconferenza possono ottenere risultati comparabili agli interventi tradizionali in presenza. L’APA riporta evidenze favorevoli alla teleterapia per problemi quali ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico, pur ricordando che appropriatezza e modalità devono essere valutate rispetto al singolo caso.
Anche servizi sanitari pubblici come l’NHS britannico prevedono terapie psicologiche svolte faccia a faccia, tramite video o per telefono.
La frase corretta, quindi, non è “la terapia online funziona esattamente come quella in studio”.
È più prudente dire che per numerosi interventi e pazienti la terapia a distanza può essere efficace, senza presumere che ogni problema, tecnica terapeutica o situazione personale sia intercambiabile.
L’APA stessa indica che il professionista dovrebbe rivalutare nel tempo appropriatezza, efficacia e sicurezza della modalità telepsicologica adottata.
Quando la videochiamata può avere un vantaggio
Se una persona non ha particolari difficoltà a comparire in video, la videocamera conserva una quantità maggiore di informazioni utili e rende l’interazione più simile al colloquio nello studio.
Può essere particolarmente pratica nelle prime sedute, quando terapeuta e paziente stanno ancora costruendo il proprio modo di comunicare.
Non è una regola clinica universale. È semplicemente una ragione per cui molti percorsi a distanza vengono organizzati prevalentemente in video.
Un collegamento stabile e un ambiente tranquillo contano più di quanto si pensi. Una seduta continuamente interrotta da audio che salta, familiari che entrano nella stanza o notifiche del computer non diventa problematica perché è “terapia online”: diventa problematica perché il setting è pessimo.
Quando il telefono può funzionare meglio
Ci sono situazioni molto ordinarie in cui il telefono ha un vantaggio pratico evidente.
Una connessione Internet debole non interrompe continuamente la seduta. Non occorre preoccuparsi della videocamera o dell’aspetto della stanza. Persone poco abituate agli strumenti digitali possono utilizzarlo senza dover imparare una nuova piattaforma.
C’è anche chi semplicemente riesce a concentrarsi meglio sulla voce.
L’errore sarebbe scegliere il telefono soltanto perché permette di fare contemporaneamente altro. Parlare con lo psicologo mentre si risponde alle email, si riordina casa o si cammina in una strada affollata toglie alla seduta proprio quello spazio separato dalla quotidianità che dovrebbe proteggerla.
Telefono non significa conversazione informale.
La privacy può cambiare molto tra una modalità e l’altra
Spesso si pensa alla privacy soltanto in termini di software. Il problema più frequente, invece, può essere molto più banale: qualcuno nella stanza accanto che sente tutto.
Una seduta psicologica a distanza richiede un luogo nel quale sia possibile parlare senza controllare continuamente il volume della voce.
Con le cuffie si impedisce agli altri di sentire lo psicologo, non necessariamente di sentire il paziente.
Per le prestazioni psicologiche a distanza rimangono poi gli obblighi professionali relativi a riservatezza, consenso e trattamento dei dati. Il CNOP fornisce indicazioni specifiche anche sul consenso informato nelle prestazioni effettuate a distanza.
Per questo non è una buona idea improvvisare il mezzo di comunicazione senza parlarne con il professionista: piattaforma utilizzata, modalità alternative in caso di caduta della connessione e gestione dei dati fanno parte del setting, non sono dettagli puramente tecnici.
E se durante la seduta emerge una situazione grave?
È uno dei casi nei quali la distanza va gestita con più attenzione.
In presenza di rischio immediato per la persona o per altri, una normale seduta telefonica o in video non va considerata automaticamente uno strumento sufficiente per affrontare l’emergenza. Servono procedure adeguate alla situazione e, quando necessario, il coinvolgimento dei servizi sanitari o di emergenza.
Proprio per questo il professionista deve valutare se il lavoro a distanza sia appropriato e sicuro nel singolo caso. Le linee guida internazionali sulla telepsicologia insistono sulla valutazione continua dell’idoneità del mezzo utilizzato, non sulla semplice disponibilità della tecnologia.
Meglio iniziare con il video e poi passare al telefono?
Può essere una soluzione, ma non è un protocollo obbligatorio.
Un primo incontro in video consente a entrambi di raccogliere informazioni che il telefono non offre. Successivamente si può scoprire che l’audio soltanto funziona meglio, oppure mantenere il video per tutto il percorso.
Il punto interessante è un altro: la modalità non dovrebbe diventare intoccabile.
Se una persona continua a sentirsi irrigidita davanti alla webcam dopo diverse sedute, ha senso dirlo. Lo stesso vale quando il telefono produce troppa distanza o quando le interruzioni tecniche cominciano a compromettere il colloquio.
Cambiare setting non significa che la terapia stia andando male. A volte significa semplicemente aggiustare uno strumento.
Domande frequenti
Lo psicologo può fare una seduta soltanto al telefono?
Sì, le prestazioni psicologiche a distanza possono comprendere anche il telefono. La modalità deve però essere adeguata alla situazione clinica, concordata correttamente e gestita rispettando gli stessi principi professionali e deontologici previsti per l’attività dello psicologo.
La videochiamata è più efficace del telefono?
Non esiste una superiorità valida per ogni paziente e per ogni trattamento. Il video rende disponibili più segnali non verbali; il telefono, per alcune persone, riduce imbarazzo e difficoltà tecnologiche. La scelta dipende dal tipo di intervento, dalle caratteristiche della persona e dall’andamento del percorso.
È normale non voler accendere la videocamera con lo psicologo?
Può succedere, soprattutto quando mostrarsi in video provoca forte disagio o aumenta l’autocontrollo. Conviene parlarne con il professionista invece di considerarlo un semplice problema tecnico: quella stessa difficoltà può fornire informazioni utili per decidere come organizzare le sedute.
Posso fare la seduta telefonica mentre sono fuori casa?
Tecnicamente sì, ma non sempre è una buona scelta. Rumore, persone vicine, spostamenti e mancanza di privacy possono ridurre concentrazione e libertà nel parlare. Quando possibile è preferibile riservare alla seduta uno spazio tranquillo nel quale non si venga interrotti.
Per problemi psicologici seri è sufficiente parlare al telefono?
Dipende dal problema, dalla condizione della persona e dal tipo di trattamento. In alcune situazioni il telefono può essere utilizzato anche clinicamente; in altre il professionista può ritenere più appropriato il video, un incontro in presenza o un diverso servizio. Le emergenze richiedono una valutazione specifica.
La domanda utile non è solo “video o telefono?”
A volte il mezzo che sembra più completo non è quello con cui una persona riesce a lavorare meglio. Il criterio dovrebbe essere molto concreto: con quale modalità riesco a parlare, ascoltare e restare realmente dentro la seduta?
Quando esistono condizioni cliniche particolari o dubbi sull’idoneità del lavoro a distanza, la scelta va discussa direttamente con lo psicologo. Per gli aspetti professionali e deontologici è possibile consultare anche la documentazione ufficiale del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Documenti e linee guida CNOP
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