Se misurassimo la nostra altezza appena svegli e ripetessimo l’operazione prima di andare a dormire, potremmo ottenere due risultati differenti. Non sarebbe necessariamente un errore del metro: durante la giornata possiamo perdere fino a circa 2 centimetri di altezza, per poi recuperarli durante il riposo notturno.
Il motivo si trova nella colonna vertebrale. Tra una vertebra e l’altra ci sono dischi intervertebrali ricchi d’acqua che, durante il giorno, vengono compressi dal peso del corpo e perdono parte dei loro liquidi. Quando siamo distesi, la pressione diminuisce e i dischi possono reidratarsi, recuperando spessore. Ecco perché al mattino siamo generalmente più alti rispetto alla sera.

Non significa che le ossa si allunghino mentre dormiamo. È un cambiamento temporaneo, legato al funzionamento meccanico della schiena, che si ripete quotidianamente.
La colonna vertebrale cambia altezza mentre ci muoviamo
La nostra spina dorsale non è una struttura rigida composta soltanto da ossa. Le vertebre sono separate da dischi intervertebrali che permettono piccoli movimenti, distribuiscono i carichi e contribuiscono ad assorbire le sollecitazioni.
Ogni disco presenta una parte esterna resistente, chiamata anello fibroso, e una zona centrale più morbida e gelatinosa, il nucleo polposo, particolarmente ricca d’acqua.
Questa struttura ha una caratteristica interessante: lo spessore dei dischi non rimane identico durante tutte le 24 ore.
Quando restiamo in piedi, camminiamo o trascorriamo molto tempo seduti, la colonna sostiene carichi che modificano progressivamente la distribuzione dei liquidi all’interno dei dischi.
Il risultato è una piccola riduzione del loro volume e della distanza tra le vertebre. Presa singolarmente, la variazione di un disco è minima. Sommando però i cambiamenti lungo la colonna vertebrale, la differenza può diventare misurabile anche nell’altezza complessiva.
Non è soltanto una spiegazione teorica. Uno studio pubblicato sulla rivista Spine ha documentato attraverso la risonanza magnetica modificazioni del volume e dell’altezza dei dischi lombari in relazione al carico sostenuto. PubMed
Perché durante il sonno recuperiamo i centimetri persi?
La differenza principale tra il giorno e la notte non dipende direttamente dal sonno, ma dalla posizione del corpo.
Quando siamo sdraiati, il peso della parte superiore del corpo non grava verticalmente sulla colonna come avviene quando siamo in piedi.
La pressione sui dischi diminuisce e l’acqua può tornare progressivamente al loro interno, grazie alle proprietà dei tessuti che li compongono e ai meccanismi osmotici.
I dischi recuperano parte del volume perso e la colonna vertebrale torna ad allungarsi leggermente.
È un processo fisiologico, non una crescita vera e propria.
Una ricerca pubblicata nel 2023 su Tomography, condotta mediante risonanza magnetica su 17 lavoratori sedentari, ha rilevato differenze significative tra mattina e sera in diversi parametri dei dischi intervertebrali. I risultati sono compatibili con variazioni quotidiane del loro contenuto di acqua e della composizione interna.
Questo significa anche che non è indispensabile essere addormentati perché il fenomeno si verifichi. È soprattutto il periodo trascorso distesi, con una minore compressione della colonna, a favorire il recupero.
Quanti centimetri possiamo perdere tra mattina e sera?
Una differenza che può avvicinarsi all’1% della statura, ma non rappresenta un valore fisso per ogni persona.
La perdita di altezza quotidiana varia da individuo a individuo e non procede necessariamente allo stesso ritmo durante tutte le ore del giorno.
Una ricerca pubblicata su Scientific Reports nel 2020 descrive variazioni della statura che possono avvicinarsi a 2 centimetri, con recupero durante il riposo notturno.
In uno studio del 1997 pubblicato sullo Yonsei Medical Journal, invece, otto giovani adulti sottoposti a misurazioni mattutine e serali hanno mostrato una riduzione media dell’altezza di 7 millimetri.
I due risultati non sono in contraddizione: riguardano campioni e protocolli differenti e mostrano quanto sia scorretto considerare i 2 centimetri una perdita inevitabile per tutti.
A influenzare la variazione possono intervenire le caratteristiche dei dischi, le condizioni della colonna e le sollecitazioni sostenute durante la giornata.
La parte più curiosa: perdiamo altezza soprattutto nelle prime ore del giorno
Si potrebbe pensare che la colonna si accorci lentamente e in maniera uniforme dal mattino fino alla sera. In realtà non funziona esattamente così.
Una parte consistente della riduzione di altezza avviene nelle prime ore dopo essersi alzati dal letto.
Uno studio pubblicato sul Journal of Physiotherapy nel 1997, intitolato Diurnal variation in stature: is stretching the answer?, ha osservato una diminuzione evidente della statura durante la mattinata, mentre dopo circa sei ore trascorse in piedi non si registravano ulteriori riduzioni rilevanti nel campione esaminato.
La spiegazione è legata al passaggio dal riposo notturno alla posizione eretta.
Dopo diverse ore distesi, i dischi hanno recuperato parte dell’acqua e dello spessore. Quando ci alziamo, iniziano nuovamente a sostenere il carico del corpo e ad adattarsi alla compressione.
Per questo una misurazione effettuata immediatamente dopo il risveglio può risultare diversa da quella eseguita già a metà mattinata, anche senza aver praticato attività fisica intensa.
Anche stare seduti può farci perdere altezza?
Sì. Non è necessario trascorrere tutta la giornata in piedi perché i dischi intervertebrali subiscano una compressione.
Anche da seduti la colonna sostiene carichi, la cui distribuzione cambia in base alla postura e al supporto utilizzato.
Non bisogna però confondere due situazioni differenti: una cosa è la normale variazione quotidiana dello spessore dei dischi, un’altra sono le conseguenze di posture mantenute a lungo o di condizioni patologiche della schiena.
Perdere temporaneamente qualche millimetro di altezza durante il giorno non significa che la colonna vertebrale si stia danneggiando.
Un’altra curiosità riguarda lo stretching. Allungarsi può influenzare temporaneamente la statura misurata, ma non impedisce necessariamente la normale riduzione quotidiana legata alla compressione dei dischi.
Lo stesso studio del 1997 dedicato allo stretching non ha rilevato che questa pratica eliminasse il fenomeno.
Perché con l’età diventiamo più bassi e non recuperiamo più tutto durante la notte?
Qui entra in gioco una distinzione essenziale: la diminuzione temporanea della statura durante il giorno non è la stessa cosa della perdita progressiva di altezza dovuta all’invecchiamento.
Con l’avanzare dell’età, i dischi intervertebrali possono andare incontro a modificazioni della loro struttura e del contenuto d’acqua, perdendo parte della capacità di recuperare dopo le sollecitazioni.
A questo possono aggiungersi cambiamenti nella postura, nelle articolazioni e, in alcune persone, riduzioni dell’altezza dei corpi vertebrali dovute a fratture da fragilità ossea.
Una perdita di statura stabile e progressiva, soprattutto se marcata, non dovrebbe quindi essere spiegata automaticamente con il normale fenomeno mattina-sera.
Se si osserva una diminuzione persistente dell’altezza, in particolare in età avanzata o insieme a nuovi dolori alla schiena, è opportuno parlarne con un medico.
Quando misurarsi per conoscere la propria altezza reale?
La risposta più utile è semplice: misurarsi sempre nelle stesse condizioni, preferibilmente alla stessa ora.
Non esiste un’unica altezza immutabile che il nostro corpo mantiene durante tutta la giornata. La misurazione fotografa la statura in un determinato momento.
Per ottenere risultati confrontabili conviene utilizzare lo stesso strumento, restare scalzi, assumere una posizione eretta naturale e appoggiare i piedi su una superficie stabile.
Misurarsi appena svegli un giorno e la sera di un altro potrebbe far apparire una variazione di altezza che non corrisponde ad alcuna crescita o perdita permanente.
Questo dettaglio conta soprattutto quando si confrontano misurazioni effettuate a distanza di mesi o anni, oppure quando si segue nel tempo la crescita di un bambino.
La prossima volta che ci alziamo dal letto, quindi, possiamo pensare a un piccolo cambiamento che è già avvenuto senza che ce ne accorgessimo: mentre riposavamo, la colonna vertebrale ha recuperato parte dello spessore perso durante la giornata. E non appena torniamo in piedi, il ciclo ricomincia.
FONTI UTILIZZATE
Le seguenti pubblicazioni scientifiche sono state utilizzate per verificare i meccanismi anatomici e i dati riportati.
1. Spine (1994) – In vivo diurnal variation in intervertebral disc volume and morphology. Studio sulla variazione del volume e dell’altezza dei dischi intervertebrali in relazione al carico. PubMed
2. Tomography (2023) – Quantitative Assessment of Intervertebral Disc Composition by MRI: Sensitivity to Diurnal Variation. Studio sulle modificazioni quotidiane della composizione dei dischi intervertebrali. PMC
3. Scientific Reports (2020) – Diurnal T2-changes of the intervertebral discs of the entire spine and the influence of weightlifting. Ricerca sulle variazioni dei dischi lungo l’intera colonna vertebrale e sul possibile cambiamento di statura fino a circa 2 centimetri. PMC
4. Yonsei Medical Journal (1997) – Diurnal variation in lumbar MRI: Correlation between signal intensity, disc height, and disc bulge. Studio che ha rilevato una perdita media di statura di 7 millimetri negli otto partecipanti. PubMed
5. Archives of Disease in Childhood (1997) – Diurnal variation in stature: is stretching the answer?. Ricerca su 53 bambini che ha esaminato la diminuzione dell’altezza durante la mattinata e gli effetti della tecnica di misurazione con allungamento.
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