Zum Inhalt springen
veb.it

veb.it

  • Misteri e insolito
  • Curiosità
  • Mente e Salute
  • Tecnologia
  • Chi Siamo
  • Redazione
  • Contatti
  • Start
  • Perché l’horror è il genere con più donne che uomini
  • Curiosità

Perché l’horror è il genere con più donne che uomini

VEB Ago 25, 2026

Provate a pensare all’ultimo film d’azione o alla commedia romantica che avete visto: quante donne c’erano sullo schermo rispetto agli uomini, e quanto tempo hanno effettivamente parlato? Nella maggior parte dei generi cinematografici la risposta è “molto meno”. Nell’horror, no.

Secondo un’analisi condotta con il software GD-IQ (Geena Davis Inclusion Quotient), sviluppato dal Geena Davis Institute on Gender in Media insieme a Google, l’horror è l’unico genere cinematografico in cui le donne appaiono sullo schermo e parlano quanto (o più) degli uomini. In tutti gli altri generi principali, uomini e ragazzi restano visibili e udibili circa il doppio delle loro colleghe donne.

Da dove viene questo dato, e perché non è “un’opinione”

Il GD-IQ non è un’impressione raccolta guardando qualche film a caso: è un software di riconoscimento facciale e vocale che misura in modo automatico quanto tempo, in minuti e secondi, un personaggio compare a schermo e quanto tempo parla, applicato a centinaia di film. È lo stesso strumento che ha permesso al Geena Davis Institute di quantificare per la prima volta, con numeri e non solo con sensazioni, quello che tante spettatrici lamentavano da anni: nei blockbuster i ruoli femminili sono meno numerosi, parlano meno e restano più a lungo sullo sfondo.

Su questo punto vale la pena essere onesti: i numeri esatti (percentuali precise, anno per anno, per singolo studio) variano a seconda del campione di film analizzato e non tutte le fonti concordano cifra per cifra. Quello che resta costante, ricerca dopo ricerca, è la direzione del risultato: l’horror è sistematicamente il genere più equilibrato, non un’eccezione isolata di uno studio specifico. [FONTE: Geena Davis Institute on Gender in Media, geenadavisinstitute.org]

Per contesto, un’analisi separata della USC Annenberg guidata dalla professoressa Stacy Smith su un ampio campione di film di maggior incasso ha rilevato che, in generale, i personaggi femminili restano sotto il 30% del totale dei ruoli parlanti nel cinema mainstream — un dato citato anche da Yes! Magazine proprio per far risaltare quanto l’horror si comporti diversamente dal resto dell’industria.

🔥 Potrebbe interessarti anche

Qual è il film più spaventoso e terribile mai realizzato?Il film horror che ti ha segnato di più quando l’hai visto per la prima volta

Perché proprio l’horror, e non il dramma o l’azione

Qui entra in gioco una ragione strutturale, non solo di “buone intenzioni” dei produttori. L’horror, fin dagli anni Settanta e Ottanta, si regge su un meccanismo narrativo preciso: qualcuno deve resistere fino alla fine, osservare, dedurre lo schema del mostro o dell’assassino, e sopravvivere per raccontarlo. La studiosa Carol J. Clover, nel suo libro seminale Men, Women, and Chainsaws (1992), ha dato un nome a questo ruolo: la “final girl”, la ragazza che rimane in scena più a lungo di chiunque altro perché è lei a portare avanti la trama nell’ultimo atto.

Detto brutalmente: se il genere ha bisogno di un personaggio che stia sullo schermo per quaranta minuti a inseguire indizi e scappare da un corridoio all’altro, quel personaggio finisce per generare più minuti di presenza e più battute di dialogo — semplicemente perché la struttura del film lo richiede. Non è (solo) una scelta progressista degli sceneggiatori, è che il genere horror ha bisogno di protagoniste attive per funzionare da un punto di vista narrativo.

C’è poi una lettura più culturale, quella che la giornalista Brianna Wu ha sintetizzato bene parlando di horror come di un “mondo dove il denaro non ti salva, i privilegi non ti salvano”: la minaccia — il mostro, il killer, l’entità — non fa distinzioni di censo o di status sociale, e questo crea una forma di parità nella minaccia che manca in altri generi, dove il protagonista maschile spesso “vince” anche grazie a un vantaggio strutturale (forza fisica, ruolo sociale, arma).

Il paradosso che quasi nessuno racconta: più presenza non vuol dire meno stereotipi

Ed è qui che, da chi segue il genere da tempo, arriva la parte scomoda della notizia, quella che spesso viene tagliata via quando la statistica sull’horror gira sui social come un dato solo positivo: comparire di più sullo schermo non significa affatto essere trattate meglio. Gli studi accademici su slasher e horror classico (in particolare le analisi di Molitor e Sapolsky su un campione di film prodotti tra il 1980 e il 1993, riportate anche nella voce Wikipedia dedicata al tema) hanno mostrato che le vittime femminili restano a lungo sullo schermo mostrando paura in modo molto più prolungato rispetto alle vittime maschili — con stime che parlano di diverse ore complessive di terrore femminile riprese in dettaglio contro meno di un’ora per le controparti maschili, sullo stesso campione di film. Nello stesso filone di ricerche, in una parte non trascurabile degli episodi di violenza contro personaggi femminili la scena era preceduta da un momento di sessualità o nudità, un pattern molto meno frequente per le vittime maschili.

Un dettaglio che chi guarda horror da anni nota facilmente ma che raramente finisce nei riassunti giornalistici: essere “più presenti” e “parlare di più” nei dati del GD-IQ include anche il tempo passato a urlare, correre, subire un inseguimento in primo piano — non solo dialoghi con peso drammatico o narrativo. Quindi sì, il dato tecnico sulla presenza è reale e verificabile, ma va letto insieme, non al posto, delle critiche più vecchie sul modo in cui quella presenza viene messa in scena.

Come è cambiato negli ultimi quindici anni

Detto questo, qualcosa di reale è cambiato, e non solo nei numeri grezzi di screen time. A partire dagli anni Duemiladieci l’horror ha iniziato a spostare il baricentro delle sue protagoniste da vittime-che-sopravvivono a personaggi con una loro agenda narrativa autonoma: pensiamo a The Witch (2015), dove l’orrore nasce dalla repressione della protagonista più che da un killer esterno, o a It Follows (2014), letto da molta critica come una riflessione sulla cultura dello stupro piuttosto che una punizione della sessualità femminile — un ribaltamento netto rispetto allo slasher classico, dove la ragazza che aveva rapporti sessuali era quasi sempre la prima a morire.

Anche i franchise storici hanno seguito questa deriva: Halloween è tornato più volte a centrare la narrazione su Laurie Strode come sopravvissuta attiva e non più solo come vittima designata, e film come The Descent, Ginger Snaps, American Mary o You’re Next hanno costruito interi film attorno a protagoniste che agiscono, decidono, e spesso vincono con la propria testa più che con la fortuna. Anche Get Out (2017), pur avendo un protagonista maschile, ha riaperto il dibattito su quanto l’horror sociale possa essere il genere più elastico per raccontare dinamiche di potere — di genere, di razza, di classe — che altrove vengono spesso edulcorate.

Cosa si aspetta il pubblico e cosa non sempre trova

Un errore che si vede spesso in chi si avvicina all’argomento dopo aver letto solo il titolo dello studio è concludere che “l’horror è quindi il genere femminista per eccellenza”. Nella pratica non è così lineare: accanto ai titoli citati sopra convivono ancora oggi produzioni a basso budget che replicano pedissequamente lo schema vittima-urla-muore senza alcuna riflessione, e buona parte della critica femminista sul cinema resta divisa su quanto la “final girl” sia davvero un progresso o semplicemente un’altra forma di oggetto dello sguardo, solo più resistente. Su questo specifico punto le fonti accademiche non sono unanimi, ed è onesto dirlo piuttosto che presentare l’horror come un genere ormai “risolto” sul piano della rappresentazione.

Domande frequenti

L’horror supera davvero il test di Bechdel più spesso degli altri generi? Diverse analisi indipendenti su campioni di film horror recenti riportano che una quota consistente, spesso attorno alla metà dei titoli osservati, supera il test di Bechdel (due donne che parlano tra loro di qualcosa di diverso da un uomo). Non è un dato universale valido per ogni singolo film horror mai prodotto, ma la tendenza rispetto ad altri generi mainstream è comunque più favorevole.

Chi ha inventato il concetto di “final girl”? Il termine è stato coniato dalla studiosa di cinema Carol J. Clover nel libro Men, Women, and Chainsaws del 1992, analizzando gli slasher movie degli anni Settanta e Ottanta e il modo in cui lo spettatore viene guidato a identificarsi con l’unica sopravvissuta.

Perché proprio l’horror e non, ad esempio, il dramma? Perché la struttura narrativa dello slasher e dell’horror in generale richiede un personaggio che resti in scena a lungo per portare avanti la suspense, e storicamente quel ruolo è stato affidato quasi sempre a una protagonista donna, generando più minuti di presenza e più dialogo rispetto ad altri generi dove i ruoli femminili sono più marginali o secondari.

Questo significa che l’horror tratta meglio le donne rispetto ad altri generi? Non necessariamente in termini di trattamento narrativo: più presenza sullo schermo non equivale automaticamente a personaggi meno stereotipati. Diversi studi hanno mostrato che le vittime femminili nell’horror classico restano a lungo in scena mostrando paura, spesso più a lungo delle controparti maschili, e che esiste un pattern ricorrente tra sessualità femminile e violenza in una parte del genere.

Lo studio riguarda solo i film americani? La maggior parte delle analisi con GD-IQ e degli studi Annenberg citati si concentra su produzioni hollywoodiane di ampia distribuzione, che restano il campione più semplice da misurare su larga scala. Per il cinema horror indipendente o non americano non risultano analisi comparabili altrettanto estese, quindi il dato va considerato valido soprattutto per il mainstream statunitense.


Che la si legga come conquista o come effetto collaterale di una formula narrativa vecchia di cinquant’anni, resta il fatto che l’horror continua a essere il terreno di prova più interessante per capire come cambia — o non cambia — la rappresentazione femminile al cinema. Vale la pena guardarlo con questo doppio sguardo, non solo con quello della statistica che fa notizia.

Fonti:

  • Geena Davis Institute on Gender in Media
  • Yes! Magazine – How Horror Films Are Bringing More Gender Equality to Hollywood
  • Quartz – Horror is the only film genre where women appear and speak as often as men
  • The Conversation – Women in horror: Victims no more
  • Bloody Disgusting – Horror Leads the Way in On-screen Gender Equality
  • Wikipedia – Gender in horror films
📱 Resta aggiornato ogni giorno

Scarica la nostra app e ricevi notizie, curiosità, misteri, scoperte e tecnologia direttamente sul tuo smartphone.

Scarica per Android
logo veb

VEB

skolor@hotmail.it •  More PostsBio ⮌

Mi occupo di fornire agli utenti delle news sempre aggiornate, dal gossip al mondo tech, passando per la cronaca e le notizie di salute. I contenuti sono, in alcuni casi, scritti da più autori contemporaneamente vengono pubblicati su Veb.it a firma della redazione.

  • VEB
    Esistono davvero 400 fobie? Cosa dice la scienza (e cosa dice il marketing)
  • VEB
    Perché su Marte il tramonto è blu (e il cielo di giorno no)
  • VEB
    Quanto costa costruire una casa da zero
  • VEB
    Quanto costa fare una piscina interrata: prezzi reali e voci di spesa

Tags: film horror

Beitragsnavigation

Zurück Esistono davvero 400 fobie? Cosa dice la scienza (e cosa dice il marketing)

Sezioni

  • Misteri e insolito
  • Curiosità
  • Mente e Salute
  • Tecnologia
  • Chi Siamo
  • Redazione
  • Contatti

Ultime pubblicazioni

  • Perché l’horror è il genere con più donne che uomini
  • Esistono davvero 400 fobie? Cosa dice la scienza (e cosa dice il marketing)
  • Perché su Marte il tramonto è blu (e il cielo di giorno no)
  • Quanto costa costruire una casa da zero
  • Quanto costa fare una piscina interrata: prezzi reali e voci di spesa

Leggi anche

Perché l’horror è il genere con più donne che uomini
  • Curiosità

Perché l’horror è il genere con più donne che uomini

Ago 25, 2026
Esistono davvero 400 fobie? Cosa dice la scienza (e cosa dice il marketing)
  • Curiosità

Esistono davvero 400 fobie? Cosa dice la scienza (e cosa dice il marketing)

Ago 25, 2026
Perché su Marte il tramonto è blu (e il cielo di giorno no)
  • Misteri e insolito

Perché su Marte il tramonto è blu (e il cielo di giorno no)

Ago 25, 2026
Quanto costa costruire una casa da zero
  • Curiosità

Quanto costa costruire una casa da zero

Ago 25, 2026
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
  • mappa del sito
Copyright © 2010 - Veb.it - All rights reserved. | DarkNews von AF themes.