Sessione d’esame alle porte, mani sudate, testa piena e concentrazione che va e viene ogni tre righe. Chi ha passato del tempo vicino a un cane o un gatto in quei momenti sa che qualcosa cambia, e non è solo un’impressione: c’è una base fisiologica dietro.
Dieci minuti di contatto diretto con un cucciolo o un gattino abbassano in modo misurabile il cortisolo, l’ormone dello stress, e riducono ansia percepita e tensione muscolare. L’effetto non è magico né definitivo, ma è abbastanza solido da spingere diverse università, in Italia e all’estero, a portare cani in aula proprio nei giorni degli esami.

Cosa succede davvero nel corpo mentre accarezzi un animale
Il meccanismo non è complicato quanto sembra dai titoli dei giornali. Il contatto fisico con un animale che si fida di te — non un animale spaventato o infastidito, il dettaglio conta — attiva il rilascio di ossitocina e riduce la produzione di cortisolo. Il battito cardiaco rallenta, la respirazione si allunga, e la sensazione soggettiva di ansia scende insieme ai valori misurabili nella saliva o nel sangue.
Lo studio più citato su questo tema arriva dalla Washington State University: Patricia Pendry e Jaymie Vandagriff hanno coinvolto 249 studenti universitari, divisi in quattro gruppi. Un gruppo ha interagito direttamente con cani e gatti per dieci minuti, un altro ha semplicemente osservato altri studenti farlo, un terzo ha guardato foto degli stessi animali, il quarto è rimasto in una sala d’attesa senza alcuno stimolo. Solo chi ha toccato davvero gli animali ha mostrato una riduzione significativa del cortisolo salivare rispetto agli altri gruppi. La ricerca, pubblicata su AERA Open nel 2019, è probabilmente il motivo per cui oggi tante università americane organizzano le cosiddette “puppy room” nella settimana dei finals.
Un dettaglio che spesso sfugge a chi legge solo i titoli: guardare foto di cuccioli o vedere altri accarezzarli non produce lo stesso effetto. Serve il contatto diretto. Le pagine Instagram di gattini sono piacevoli, ma non sostituiscono la fisiologia del tocco.
Non basta una volta sola: quello che dice la ricerca più recente
Un secondo lavoro dello stesso team, pubblicato nel 2025 sulla rivista Pets, ha seguito 145 matricole che avevano lasciato un animale domestico a casa per andare all’università — una popolazione a rischio più alto di stress da distacco, oltre che da studio. Il programma, chiamato PAWs4US, offriva sette sessioni libere durante un intero semestre, fino a due ore ciascuna. Il dato interessante non è tanto che l’interazione con i cani abbia ridotto stress e sintomi depressivi, quanto che i benefici siano cresciuti con la frequenza: chi ha partecipato a più sessioni ha mostrato un calo del benessere psicologico nettamente minore nel corso del semestre rispetto al gruppo di controllo.
Questo cambia la lettura del fenomeno. Non si tratta di un trucco last minute la mattina dell’esame — o meglio, funziona anche così, come vedremo, ma l’effetto più solido si costruisce con l’abitudine, non con l’episodio isolato.
Le “puppy room” arrivano anche nelle università italiane
In Italia il fenomeno è più recente ma non è più un caso isolato. All’Università di Teramo uno studente del corso in Tutela e benessere animale, Gabriele Antonelli, ha costruito la sua tesi attorno a un esperimento con due Golden Retriever portati durante le sessioni d’esame più temute. I risultati raccolti sono stati abbastanza convincenti da spingere l’ateneo a trasformare l’iniziativa in un progetto di welfare studentesco permanente dall’anno accademico successivo — primo caso in Italia di pet therapy adottata ufficialmente per gli esami.
Un esperimento simile, condotto dall’Università degli Studi di Milano nella sede ospedaliera di Rho per il corso di Infermieristica, ha coinvolto 18 matricole divise in due gruppi: chi interagiva 30-40 minuti con due Labrador prima dell’esame di tirocinio, e un gruppo di controllo con la procedura standard. I questionari somministrati prima e dopo hanno mostrato una diminuzione del livello di ansia percepita nel gruppo che aveva passato tempo con i cani. Il campione è piccolo, va detto con onestà — diciotto persone non fanno una prova definitiva — ma è coerente con quanto emerso su numeri più grandi negli Stati Uniti.
Perché funziona meglio con alcuni studenti che con altri
Qui la faccenda si fa meno lineare di quanto piacerebbe raccontare. Chi ha già un buon rapporto con gli animali, magari un cane o un gatto lasciato a casa dai genitori, tende a trarre beneficio più rapidamente: il contatto riattiva associazioni positive già consolidate. Per chi non ha mai avuto un rapporto ravvicinato con un animale, o peggio ne ha un timore reale, l’effetto può essere nullo o addirittura controproducente — l’ultima cosa che serve prima di un esame è un’altra fonte di ansia.
Nella pratica capita spesso che le università che organizzano questi eventi permettano di osservare senza toccare, proprio per non escludere chi ha allergie o paure. Un dettaglio che molti sottovalutano: la scelta dell’animale e del contesto conta quanto l’interazione in sé. Un cane addestrato per la pet therapy, abituato a stare tra estranei e a gestire ambienti rumorosi, produce un effetto molto diverso rispetto a un cucciolo agitato in una stanza affollata — in quel caso lo stress passa dall’animale allo studente, non il contrario.
Va detto anche che gli studi disponibili misurano soprattutto stress e ansia percepiti, non il voto finale dell’esame. Il collegamento tra “meno ansia” e “risultati migliori” è plausibile e supportato dalla letteratura più ampia sull’effetto dell’ansia da prestazione sulla performance cognitiva, ma nessuno degli studi citati ha misurato direttamente un aumento dei voti. È un passaggio che dipende dal caso, e le fonti su questo punto specifico non sono così nette come lo sono sulla riduzione del cortisolo.
Come sfruttare l’effetto anche senza andare a un evento universitario
Non serve aspettare che il proprio ateneo organizzi una puppy room per usare questo meccanismo. Alcune cose funzionano bene anche fuori da un contesto strutturato:
- Dedicare anche solo dieci-quindici minuti di gioco reale con un cane o un gatto prima di una sessione di studio intensa, non davanti al telefono mentre si controllano le notifiche.
- Se non si ha un animale, un rifugio o un gattile locale spesso accoglie volontari per brevi turni: molti studenti lo usano proprio come pausa tra un ripasso e l’altro, ed è un modo concreto di restituire qualcosa mentre si beneficia dell’interazione.
- Evitare di forzare il contatto con un animale spaventato o non abituato a persone nuove: l’effetto calmante nasce dalla reciprocità, non dalla presenza fisica dell’animale in sé.
Un errore che si vede spesso: trattare questi dieci minuti come una ricompensa da guadagnare dopo ore di studio, quando funzionano meglio come pausa attiva durante il ripasso, non come premio finale.
Domande frequenti
Bastano davvero pochi minuti per avere un effetto misurabile? Sì, lo studio della Washington State University ha rilevato una riduzione significativa del cortisolo dopo appena dieci minuti di contatto diretto con cani e gatti. L’effetto è reale ma temporaneo: aiuta ad affrontare meglio le ore immediatamente successive, non sostituisce un metodo di studio.
Funziona anche guardare video o foto di cuccioli? Molto meno. Negli studi che hanno confrontato i gruppi, solo chi toccava fisicamente l’animale mostrava un calo significativo del cortisolo. Guardare foto o video può alleggerire l’umore per qualche secondo, ma non attiva lo stesso meccanismo fisiologico del contatto diretto.
Ha senso anche per chi ha paura dei cani o è allergico? No, in quei casi l’esposizione forzata può aumentare lo stress invece di ridurlo. Le università che organizzano questi eventi in genere prevedono la possibilità di osservare da distante o di partecipare con animali diversi, proprio per non escludere chi non può avere un contatto ravvicinato.
Ci sono università italiane che lo fanno davvero? Sì: l’Università di Teramo ha reso permanente un progetto di pet therapy durante gli esami dopo un esperimento pilota, e l’Università di Milano ha condotto una sperimentazione simile nella sede di Rho per Infermieristica. Sono ancora iniziative isolate, non una prassi diffusa in tutti gli atenei.
Aiuta davvero a prendere voti più alti? Qui bisogna essere onesti: gli studi dimostrano con buona solidità la riduzione di stress e ansia, meno la relazione diretta con il voto finale. È plausibile, dato che l’ansia da prestazione peggiora la performance cognitiva, ma nessuna delle ricerche citate ha misurato direttamente un aumento dei risultati d’esame.
Chi soffre di ansia da esame in modo persistente e non solo nei giorni a ridosso della sessione dovrebbe parlarne con un counselor universitario o un professionista della salute mentale: la pet therapy resta un supporto puntuale, non una cura per un disturbo d’ansia strutturato.
Dieci minuti con un cane che si fida di te non risolvono un metodo di studio disorganizzato, ma spiegano perché tante biblioteche universitarie, negli ultimi anni, hanno iniziato a lasciar entrare qualcosa di più morbido di un libro nei giorni prima degli esami.
Sources:
- Study demonstrates stress reduction benefits from petting dogs, cats – WSU Insider
- Animal Visitation Program (AVP) Reduces Cortisol Levels of University Students – Pendry & Vandagriff, AERA Open
- Regular access to therapy dogs boosts first-year students’ mental health – ScienceDaily
- UniTE – Cani antistress agli esami: l’esperimento di uno studente diventa un progetto di welfare studentesco
- Pet-therapy contro l’ansia da esame – Il Giorno
Scarica la nostra app e ricevi notizie, curiosità, misteri, scoperte e tecnologia direttamente sul tuo smartphone.
Scarica per AndroidMi occupo di fornire agli utenti delle news sempre aggiornate, dal gossip al mondo tech, passando per la cronaca e le notizie di salute. I contenuti sono, in alcuni casi, scritti da più autori contemporaneamente vengono pubblicati su Veb.it a firma della redazione.







