Il codice a barre esiste come invenzione dalla fine degli anni Quaranta, anche se quello che oggi vediamo praticamente su qualsiasi prodotto arrivò nei supermercati molti anni dopo. L’idea venne sviluppata da Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che cercavano un sistema capace di identificare automaticamente i prodotti senza dover leggere o inserire manualmente prezzi e codici.

Il loro brevetto fu depositato nel 1949 e concesso nel 1952. La svolta commerciale, però, arrivò soltanto negli anni Settanta. Il 26 giugno 1974 un prodotto dotato di codice UPC venne scansionato alla cassa di un supermercato negli Stati Uniti: era una confezione di gomme da masticare Wrigley’s.
Il codice a barre, quindi, non fu inventato semplicemente per stampare dei numeri sulle confezioni. Doveva risolvere un problema molto concreto: rendere più veloci le casse dei supermercati, ridurre gli errori umani e permettere di controllare meglio le merci presenti nei negozi.
Perché fu inventato il codice a barre
L’origine del codice a barre è strettamente legata alla crescita dei supermercati.
Con l’aumento del numero di prodotti sugli scaffali, gestire manualmente prezzi, vendite e inventari diventava sempre più complicato. Ogni articolo doveva essere riconosciuto dall’operatore e il prezzo inserito o registrato alla cassa.
Alla fine degli anni Quaranta nacque quindi l’idea di sviluppare un sistema che consentisse a una macchina di riconoscere automaticamente un prodotto attraverso un simbolo stampato sulla confezione.
Bernard Silver, allora studente al Drexel Institute of Technology di Philadelphia, venne a conoscenza della richiesta di un dirigente del settore alimentare che cercava proprio una soluzione per automatizzare la lettura delle informazioni sui prodotti.
Silver coinvolse Norman Joseph Woodland e i due iniziarono a lavorare al problema.
La loro intuizione fu quella di trasformare le informazioni in una combinazione grafica che potesse essere letta automaticamente.
Il primo codice a barre era diverso da quello attuale
Curiosamente, il primo sistema progettato da Woodland e Silver non assomigliava esattamente ai codici a barre rettangolari che utilizziamo oggi.
Uno dei primi progetti utilizzava infatti una serie di cerchi concentrici, una specie di bersaglio formato da linee di diverso spessore.
L’idea derivava dal principio del codice Morse: Woodland comprese che punti e linee potevano essere trasformati in elementi grafici di diversa larghezza.
I cerchi avevano inoltre un vantaggio: teoricamente potevano essere letti da qualsiasi direzione, evitando di dover orientare perfettamente il prodotto davanti allo scanner.
La tecnologia dell’epoca, tuttavia, non era ancora abbastanza economica e affidabile per consentirne un utilizzo su larga scala.
Per questo passarono più di vent’anni tra le prime sperimentazioni e la diffusione reale del sistema nei supermercati.
Quando arrivò il codice a barre nei supermercati
Il passaggio decisivo avvenne negli anni Settanta, quando venne sviluppato e adottato negli Stati Uniti il sistema UPC, Universal Product Code.
Il formato era basato sulle classiche linee verticali nere di differente spessore separate da spazi bianchi.
Il 26 giugno 1974, in un supermercato Marsh di Troy, nello Stato americano dell’Ohio, avvenne quella che viene generalmente considerata la prima scansione commerciale di un prodotto con codice UPC.
Il prodotto era una confezione di gomme da masticare Wrigley’s Juicy Fruit.
Da quel momento iniziò una trasformazione progressiva del commercio al dettaglio.
Gli scanner permisero infatti di collegare automaticamente il codice identificativo del prodotto al sistema informatico del negozio. Alla cassa non era più necessario digitare manualmente tutte le informazioni relative all’articolo.
Che cosa contiene realmente un codice a barre
Una delle convinzioni più diffuse è che le barre contengano direttamente informazioni come prezzo, nome del prodotto o data di scadenza.
In realtà, nei normali codici utilizzati sui prodotti commerciali, il codice serve soprattutto a rappresentare un numero identificativo.
Lo scanner legge quel numero e il computer del negozio consulta il proprio database.
È quindi il sistema informatico a collegare il codice alle informazioni disponibili, per esempio:
- descrizione del prodotto;
- prezzo;
- aliquota o categoria commerciale;
- disponibilità in magazzino;
- dati utili alla gestione delle vendite.
Questo spiega anche perché lo stesso prodotto possa avere prezzi differenti in due supermercati pur mostrando sulla confezione lo stesso codice.
Il codice identifica il prodotto, mentre il prezzo viene normalmente stabilito e memorizzato dal punto vendita.
Perché il codice a barre è ancora utilizzato oggi
Nonostante sia una tecnologia nata diversi decenni fa, il codice a barre continua a essere estremamente diffuso.
Il motivo principale è la sua semplicità.
È economico da stampare, può essere letto rapidamente e richiede uno spazio molto piccolo sulla confezione. Inoltre consente alle aziende di automatizzare numerose operazioni.
Non riguarda soltanto le casse dei supermercati. I codici a barre vengono utilizzati anche per:
- gestione dei magazzini;
- spedizioni e logistica;
- tracciamento dei pacchi;
- identificazione dei componenti industriali;
- gestione di farmaci e prodotti sanitari;
- biglietti ed etichette;
- inventari aziendali.
Oggi esistono anche sistemi più evoluti, come QR code, RFID e codici bidimensionali, capaci di memorizzare o collegare una quantità maggiore di informazioni.
Il tradizionale codice a barre, però, resta uno dei sistemi di identificazione automatica più semplici ed economici mai sviluppati.
Domande frequenti
Chi ha inventato il codice a barre?
L’invenzione viene attribuita principalmente a Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che svilupparono il sistema alla fine degli anni Quaranta e presentarono una domanda di brevetto nel 1949.
Quando è stato brevettato?
La domanda di brevetto fu presentata nel 1949, mentre il brevetto statunitense venne concesso nel 1952.
Qual è stato il primo prodotto passato con un codice a barre?
Il 26 giugno 1974 venne scansionata in un supermercato dell’Ohio una confezione di gomme da masticare Wrigley’s Juicy Fruit, diventata celebre nella storia del commercio automatizzato.
Il codice a barre contiene il prezzo?
Generalmente no. Il codice identifica il prodotto. È il computer del negozio ad associare quel numero al prezzo registrato nel proprio database.
Conclusione
Il codice a barre nacque quindi alla fine degli anni Quaranta per automatizzare l’identificazione dei prodotti, ma impiegò più di vent’anni prima di entrare davvero nei supermercati. Quella serie apparentemente banale di linee nere ha finito per cambiare profondamente casse, magazzini e logistica in tutto il mondo.
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