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Si può conoscere la data della propria morte? Tra scienza, calcolatori e filosofia

Angela Gemito Set 6, 2025

È una delle domande più antiche e profonde dell’umanità, un sussurro che emerge dalle pieghe della nostra coscienza: è possibile conoscere la data della propria morte? Un tempo relegata ai miti e agli oracoli, oggi questa domanda si scontra con l’avanzare della tecnologia, dei big data e dell’intelligenza artificiale, generando un mix affascinante di speranza, curiosità e timore. Ma qual è la risposta, al di là delle suggestioni?

In parole povere: no, non è possibile conoscere con esattezza il giorno e l’ora della nostra dipartita. Tuttavia, la scienza ha fatto passi da gigante nel campo della previsione, trasformando quella che era pura speculazione in un’analisi di probabilità sempre più sofisticata.

È possibile conoscere la data della propria morte

L’Intelligenza Artificiale che “prevede” la vita (e la morte)

Recentemente ha fatto molto discutere un progetto di ricerca danese chiamato Life2Vec. Si tratta di un’intelligenza artificiale, simile nella struttura a modelli come ChatGPT, che è stata “addestrata” con un’enorme quantità di dati anonimi relativi a milioni di cittadini: informazioni su reddito, professione, salute e istruzione. Analizzando queste traiettorie di vita, l’algoritmo è stato in grado di fare previsioni sorprendenti, inclusa la probabilità di mortalità entro un certo arco di tempo, con una precisione riportata del 78%.

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È fondamentale però mettere dei paletti. Life2Vec non è una sfera di cristallo digitale. Non fornisce una data esatta, ma calcola una probabilità statistica. Soprattutto, è uno strumento di ricerca accademico, non accessibile al pubblico per evidenti e complesse ragioni etiche e di privacy. L’idea non è quella di creare un “oracolo della morte”, ma di identificare fattori di rischio e dinamiche sociali che influenzano la salute e il benessere delle popolazioni.

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L’udito è davvero l’ultimo senso a svanire prima di morire? Ecco cosa dice la scienzaChe cos’è il micromort? La misura scientifica del rischio di morte

I “calcolatori della morte” e l’aspettativa di vita

Online si trovano decine di siti e applicazioni che promettono di calcolare la data della tua morte. Inserendo dati come età, sesso, abitudini (fumo, alcol, attività fisica), questi strumenti forniscono una data. Ma come funzionano?

Questi “calcolatori” non fanno altro che stimare la tua aspettativa di vita basandosi su tabelle attuariali e statistiche. Incrociano i tuoi dati con la speranza di vita media della popolazione a cui appartieni, aggiungendo o sottraendo anni in base ai fattori di rischio o di protezione che hai indicato. Il risultato è una media statistica, un’ipotesi basata su grandi numeri, che non può in alcun modo tenere conto dell’imprevedibilità della vita di un singolo individuo: incidenti, malattie improvvise o, al contrario, uno stile di vita eccezionalmente sano.

Cosa dice la scienza: i biomarcatori dell’invecchiamento

La medicina moderna si sta avvicinando sempre di più alla comprensione dei meccanismi dell’invecchiamento. Attraverso un semplice prelievo di sangue, oggi è possibile analizzare specifici biomarcatori (come livelli di infiammazione, colesterolo, glucosio e altri indicatori) che possono rivelare la cosiddetta “età biologica” di una persona, che non sempre coincide con quella anagrafica.

Uno stato infiammatorio cronicamente elevato o altri valori fuori norma possono indicare un rischio maggiore di sviluppare patologie legate all’età e, di conseguenza, una potenziale riduzione dell’aspettativa di vita. Anche in questo caso, però, si parla di rischio e probabilità, non di una sentenza inappellabile. Questi test sono strumenti di prevenzione, un invito a correggere il proprio stile di vita per migliorare la qualità e la durata della propria esistenza.

Vivere con il punto interrogativo: il parere della filosofia

Se anche potessimo conoscere la data esatta, la vera domanda diventerebbe un’altra: vorremmo davvero saperla? La filosofia, da secoli, si interroga su questo tema. Già Epicuro, nell’antica Grecia, ci invitava a non temere la morte con la sua celebre frase: “Quando noi ci siamo, la morte non c’è. Quando la morte c’è, noi non ci siamo più”.

Molti pensatori sostengono che sia proprio l’incertezza sulla nostra fine a dare valore e urgenza alla vita. Non sapere quanto tempo ci resta ci spinge a fare progetti, a innamorarci, a creare, a dare un senso a ogni giorno. Conoscere la data potrebbe trasformare l’esistenza in un semplice conto alla rovescia, paralizzandoci nell’ansia o, al contrario, spingendoci verso una spericolata noncuranza.

Forse, il vero segreto non è cercare di svelare l’ultima pagina del libro della nostra vita, ma imparare ad amare la storia che stiamo scrivendo, qui e ora. La consapevolezza della nostra mortalità non deve essere una fonte di paura, ma la spinta più potente a vivere in modo autentico e pieno.

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Angela Gemito
Angela Gemito
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, racconto notizie, tecnologia e curiosità per scoprire il mondo con occhi sempre nuovi, un articolo alla volta.
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Tags: morte

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