Quante volte, ordinando il millesimo “all you can eat” del mese con gli amici, avete pensato: “Beati i giapponesi che vivono così ogni giorno”. Nell’immaginario collettivo occidentale, Tokyo è una distesa infinita di rulli trasportatori carichi di nigiri e sashimi, e la popolazione locale si nutre esclusivamente di salmone, tonno e riso acetato da mattina a sera.

La scena è classica: bacchette alla mano, ci sentiamo un po’ filosofi orientali mentre inzuppiamo il nostro uramaki nella salsa di soia. Eppure, se faceste questo discorso a un vero abitante di Kyoto o Osaka, probabilmente vi guarderebbe con un sorriso divertito e un pizzico di perplessità. La realtà, infatti, è profondamente diversa: al contrario di quanto crediamo, i giapponesi mangiano il sushi molto raramente.
Perché il sushi in Giappone è il piatto delle grandi occasioni
Per capire il malinteso, dobbiamo fare un salto nella quotidianità di una famiglia giapponese. In Giappone il sushi tradizionale non è affatto un cibo da pausa pranzo veloce o da martedì sera qualunque. È, al contrario, un piatto rituale, d’eccellenza, legato alle celebrazioni.
Si mangia sushi per festeggiare un compleanno, una promozione lavorativa, il superamento di un esame importante o durante le festività del Nuovo Anno. Preparare il sushi in casa richiede una tecnica millenaria per il trattamento del riso e l’acquisto di pesce freschissimo di qualità superiore, il che lo rende un pasto decisamente costoso. Andare al ristorante di sushi (quello vero, dove lo itamae, il maestro chef, modella il riso davanti a te) è un’esperienza d’élite. Insomma, per i giapponesi il sushi sta alla settimana lavorativa come il pranzo di Natale o il battesimo stanno alla nostra dieta mediterranea.
Cosa c’entra il nostro comportamento e l’illusione occidentale
Ma allora, da dove nasce questa nostra incrollabile convinzione? La colpa, in un certo senso, è della globalizzazione e dei nostri stessi stereotipi culinari. Quando il cibo giapponese ha iniziato a colonizzare l’Occidente tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, il sushi è stato scelto come “ambasciatore” gastronomico perché esotico, visivamente perfetto per le foto e apparentemente leggerissimo.
Abbiamo letteralmente ridotto l’immensa e variegata cucina nipponica (la washoku, dichiarata patrimonio dell’umanità UNESCO) a un unico formato esportabile. Nei nostri centri urbani è nata una proliferazione selvaggia di ristoranti che propongono rivisitazioni occidentali piene di maionese, formaggio spalmabile e salse barbecue, ingredienti che un purista giapponese non farebbe avvicinare al pesce nemmeno a un metro di distanza. Abbiamo creato un bisogno e abbiamo proiettato sui giapponesi un’abitudine che, di fatto, appartiene solo a noi.
Il dettaglio che pochi notano: cosa mangiano davvero a Tokyo?
Se il sushi è confinato ai giorni di festa, cosa c’è allora sulle tavole giapponesi durante i restanti 350 giorni dell’anno? La vera colazione, il pranzo e la cena del Giappone sono caldi, confortevoli e basati su una filosofia di armonia geometrica chiamata Ichiju Sansai (letteralmente: una zuppa e tre piatti d’accompagnamento).
La base di tutto è il riso bianco cotto al vapore, accompagnato quasi sempre da una ciotola di profumata zuppa di miso. Accanto a questi, il vero re della cucina quotidiana è il pesce, ma cotto: alla griglia (yakizakana), spesso sgombro o salmone, salato e croccante. E poi tantissima carne, come la cotoletta di maiale fritta (tonkatsu), le ciotole di riso con sopra carne e cipolle (donburi), i famosi spiedini di pollo (yakitori) e, soprattutto nei mesi freddi, fiumi di ramen, udon e soba in brodi densi e saporiti. Il cibo quotidiano giapponese è cotto, fumante e casalingo, l’esatto opposto del sashimi freddo da frigorifero.
Cosa ci dice questa curiosità sulla nostra percezione del mondo
Questa discrepanza tra mito e realtà ci insegna quanto sia facile cadere nella trappola delle semplificazioni culturali. Tendiamo a riassumere un’intera nazione attraverso il suo stereotipo più pop e commercializzabile.
Scoprire che i giapponesi non mangiano sempre sushi non toglie fascino alla loro cultura, anzi, la arricchisce. Ci mostra un popolo che vive di comfort food calorici dopo lunghe giornate d’ufficio, che ama i sapori di casa e che riserva al pesce crudo lo scrigno dei momenti speciali. La prossima volta che srotolerete la vostra stuoia di bambù o ordinerete una barca di sushi, ricordatevi che state celebrando una festa, anche se è solo un banale giovedì sera.
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