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Il tempo può essere negativo? L’esperimento sui fotoni

Angela Gemito Mag 23, 2026

Immaginate di lanciare una palla contro un muro. La palla colpisce il muro, rimbalza e torna indietro. Ora immaginate che, poco prima di toccare la parete, la palla si materializzi dall’altra parte, avendo già completato il viaggio prima ancora di averlo iniziato. Assurdo? Probabilmente sì, se parliamo di oggetti macroscopici come un pallone da calcio. Ma se scendiamo nel bizzarro regno della fisica quantistica, dove le regole del nostro mondo quotidiano smettono di valere, il tempo può fare brutti scherzi. Un recente esperimento sui fotoni, le particelle di luce, ha dimostrato che in determinate condizioni il tempo può assumere un valore negativo. In parole povere: l’effetto può precedere la causa.

L’idea che ha cambiato tutto

Tutto nasce da un fenomeno noto come “tunneling quantistico”. Nella fisica classica, se non avete abbastanza energia per superare un ostacolo, semplicemente rimbalzate indietro. Se correte contro un muro, non lo attraversate. Le particelle quantistiche, invece, si comportano anche come onde. Hanno una probabilità, per quanto piccola, di “evaporare” da un lato della barriera e riapparire dall’altro, come se scavassero un tunnel istantaneo.

Il dibattito che ha diviso i fisici per decenni non era se questo accadesse (lo sappiamo che accade, ci fa funzionare i moderni chip dei computer), ma quanto tempo ci mettesse la particella a farlo. Un team di ricercatori dell’Università di Toronto, guidato dal fisico Aephraim Steinberg, ha deciso di misurare questo millimetrico frammento di tempo. E ciò che ha scoperto ha ridefinito il concetto stesso di “orologio”.

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Come funziona (spiegato semplicemente)

Per capire come i ricercatori siano riusciti a vedere un tempo negativo, dobbiamo immaginare i fotoni come piccoli viaggiatori muniti di un orologio interno.

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I fisici hanno sparato questi fotoni attraverso una nube di atomi ultrafreddi (la barriera da superare). Quando un fotone attraversa questa nube, interagisce con gli atomi, “eccitandoli” e spendendo del tempo con loro. Questo legame temporaneo fa ruotare la polarizzazione del fotone (la direzione in cui oscilla la sua onda). Misurando di quanto è ruotata questa direzione all’uscita, gli scienziati possono calcolare esattamente quanto tempo il fotone ha trascorso all’interno della barriera.

Ecco come si è svolto l’esperimento nei fatti:

  • Gli atomi vengono raffreddati quasi allo zero assoluto per bloccare ogni movimento caotico.
  • Un fascio di fotoni viene sparato contro la nube atomica.
  • Alcuni fotoni attraversano la nube normalmente, altri sfruttano il “tunneling”.
  • Gli scienziati misurano la rotazione della luce dei fotoni “tunnelizzati”.

Il risultato? Invece di registrare un tempo minimo o pari a zero, l’orologio dei fotoni ha mostrato un valore negativo. I fotoni sembravano essere usciti dalla barriera prima ancora che gli atomi della nube avessero finito di eccitarsi.

Il dettaglio poco conosciuto

La vera stranezza di questo esperimento non è che i fotoni abbiano violato la velocità della luce (la relatività di Einstein è ancora salva, tranquilli). Il dettaglio affascinante risiede nel concetto di “misura debole”.

Nella fisica quantistica, se provi a guardare una particella troppo da vicino, la disturbi e distruggi l’esperimento. Steinberg e il suo team hanno usato un trucco: hanno effettuato misurazioni così delicate e “sfocate” da non disturbare i fotoni durante il viaggio. Questo ha permesso di calcolare una media dei tempi che include valori che la fisica classica rifiuterebbe. Il tempo negativo emerge perché, nel calcolo probabilistico della meccanica quantistica, la presenza del fotone all’interno della barriera ha assunto un’energia “virtuale” contraria, facendo girare le lancette dell’orologio al contrario.

Perché è rimasta importante

Questa scoperta non è solo un rompicapo per filosofi, ma scuote le fondamenta del modo in cui progettiamo le tecnologie del futuro. I computer quantistici, che promettono di elaborare dati a velocità inimmaginabili, si basano proprio sul controllo di queste stranezze.

Capire che il tempo speso da una particella può essere zero o addirittura negativo significa poter progettare dispositivi optoelettronici (che usano la luce al posto dell’elettricità) incredibilmente più veloci e precisi. Se possiamo comprendere come la luce interagisce con la materia a livelli così estremi, possiamo eliminare i colli di bottiglia termici e temporali che limitano i nostri attuali supercomputer.

Cosa ci racconta ancora oggi

L’esperimento sul tempo negativo ci ricorda una grande verità della storia della scienza: la realtà non è mai come appare. Per secoli abbiamo pensato al tempo come a un fiume che scorre immutabile in un’unica direzione, scandito dal ticchettio di un orologio cosmico.

Oggi la fisica ci dice che il tempo, a livello fondamentale, è elastico, ambiguo e persino reversibile nelle sue manifestazioni microscopiche. Ci racconta che la distinzione tra “prima” e “dopo” è solo una convenzione macroscopica, un lusso che noi esseri umani ci concediamo perché siamo troppo grandi per vedere le sfumature dell’infinitamente piccolo. Chissà che un giorno, guardando indietro a questi esperimenti, non scopriremo che il passato e il futuro sono solo due stanze diverse della stessa casa, separate da una porta che i fotoni sanno già come aprire.

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Angela Gemito
Angela Gemito
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, racconto notizie, tecnologia e curiosità per scoprire il mondo con occhi sempre nuovi, un articolo alla volta.
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Tags: fotoni meccanica quantistica tempo negativo

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