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Smart TV che registrano anche a schermo spento: cosa sappiamo davvero

VEB Set 14, 2026

Hai presente quel momento in cui spegni la TV col telecomando e ti senti “offline”? Ecco, non è detto che lo sia davvero. Un’inchiesta di Gamers Nexus e Level1Techs, ripresa in Italia da Federprivacy, ha mostrato che alcuni televisori LG di ultima generazione continuano a captare audio dall’ambiente domestico anche quando lo schermo è spento, e in certi casi salvano quei dati in memoria per poi inviarli appena la connessione internet torna disponibile.

In breve: sì, esistono smart TV LG i cui microfoni restano attivi in modalità standby, catturano suoni ambientali e, se il televisore è scollegato dalla rete, conservano l’audio localmente per trasmetterlo non appena internet viene ripristinato. I dati vengono usati soprattutto per pubblicità mirata attraverso il reparto LG Ad Solutions, non solo per i comandi vocali.

Cosa ha scoperto davvero l’inchiesta

Partiamo da cosa NON è: non si tratta di un test di laboratorio isolato o di una segnalazione anonima su un forum. Gamers Nexus, canale tecnico americano con una solida reputazione in fatto di test hardware, ha lavorato insieme a Level1Techs e a ricercatori di sicurezza indipendenti per verificare cosa succede davvero dentro alcuni modelli LG quando li si “spegne” con il telecomando.

Il risultato è che il microfono resta in ascolto anche in modalità riposo. Dopo un comando vocale il dispositivo continua a registrare per altri 10-15 secondi, un dettaglio che quasi nessun produttore dichiara in modo chiaro nelle schermate di attivazione. E qui arriva la parte più inquietante: quando il televisore perde la connessione a internet, l’audio catturato non va perso, resta salvato nella memoria interna e parte automaticamente non appena la rete torna disponibile.

Questo è un errore di aspettativa che vedo spesso quando si parla di dispositivi IoT domestici: la gente pensa che “spento” o “scollegato” significhi “isolato”. Nella pratica, molti apparecchi moderni sono progettati per accodare i dati e sincronizzarli più tardi, proprio come fa un’app di messaggistica con i messaggi non inviati. Il problema è che qui non parliamo di messaggi di testo, ma di quello che si dice in salotto.

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Non solo audio: la mappa della rete di casa

La parte meno raccontata di questa storia riguarda quello che i televisori LG analizzati facevano sulla rete locale. Oltre al microfono, i dispositivi identificavano altri apparecchi collegati al Wi-Fi domestico — telefoni, smartwatch, stampanti, altri dispositivi smart — costruendo di fatto una mappa dei membri della famiglia e delle loro abitudini. In alcuni casi venivano rilevate anche le reti Wi-Fi dei vicini, con informazioni sul segnale, e dati di geolocalizzazione della casa.

Tutto questo confluisce, secondo l’inchiesta, in LG Ad Solutions, la divisione pubblicitaria dell’azienda, che incrocia i dati di rete con quelli di visione per costruire profili sempre più precisi. Lo studio ha segnalato anche alcune vulnerabilità software nei modelli testati, un aspetto che aggiunge un secondo livello di rischio: non solo la raccolta dati in sé, ma la possibilità che qualcun altro, non autorizzato, riesca ad accedere a quegli stessi flussi.

Su questo punto le fonti non sono del tutto allineate: gli articoli che ho consultato non specificano quali modelli esatti siano stati testati, né LG ha rilasciato finora una dichiarazione pubblica di replica. È un limite reale dell’inchiesta, non un dettaglio da minimizzare: prima di generalizzare a “tutte le smart TV LG”, vale la pena aspettare un chiarimento ufficiale.

ACR: il meccanismo che quasi nessuno nota nelle impostazioni

Buona parte di quello che sta succedendo con le smart TV ha un nome tecnico preciso: Automatic Content Recognition, ACR. Funziona così — il televisore campiona pochi secondi di audio o immagine di quello che sta passando sullo schermo, ne crea un’impronta digitale compatta e la confronta con un database di riferimento per capire esattamente cosa si sta guardando, su quale canale e a che ora.

Non è una novità del 2026. Samsung, ad esempio, aveva già raggiunto un accordo con la Procura Generale del Texas (annunciato il 2 marzo 2026) per smettere di raccogliere dati ACR dai texani senza un consenso esplicito e informato, e per riscrivere le schermate di privacy mostrate agli utenti. Il fatto che un colosso come Samsung abbia dovuto correggere il tiro dopo un’azione legale dice molto su quanto questa pratica fosse, fino a poco tempo fa, poco trasparente in tutto il settore.

Paul Bernal, docente di diritto dell’informazione, ha commentato la vicenda LG parlando di “un disastro annunciato”, sottolineando però che si tratta di una pratica “molto comune tra tutti i grandi produttori di televisori moderni”. Un dettaglio che molti sottovalutano: non è un problema di un solo marchio, è un modello di business diffuso in tutto il comparto smart TV, dove il televisore costa relativamente poco anche perché parte dei ricavi arriva dalla pubblicità basata sui dati raccolti.

Cosa dice la normativa (e dove restano zone grigie)

In Europa, e quindi anche in Italia, la raccolta di dati audio attraverso un dispositivo domestico rientra nel perimetro del GDPR: servirebbe un consenso libero, specifico e informato per attivare funzioni che coinvolgono microfoni e riconoscimento vocale, e l’utente dovrebbe poter disattivarle senza perdere le funzionalità essenziali del prodotto. Qui però bisogna essere onesti: gli articoli italiani che hanno ripreso l’inchiesta non riportano ancora una presa di posizione specifica del Garante Privacy su questo caso particolare, e non è chiaro se e quando arriverà un intervento formale.

Questo è uno di quei casi in cui la regola generale è abbastanza chiara sulla carta, ma l’applicazione pratica dipende da elementi che si scoprono solo con un’analisi tecnica approfondita, com’è successo qui. Chi ha bisogno di una valutazione puntuale — penso soprattutto ad aziende che installano smart TV in spazi condivisi, sale riunioni, hall di albergo — farebbe bene a chiedere un parere a un consulente privacy prima di dare per scontato che “tanto è tutto regolare”.

Come ridurre il rischio, in pratica

Non esiste un modo per azzerare del tutto la raccolta dati su una smart TV moderna, a meno di non usarla mai in modalità connessa. Ma si può ridurre parecchio l’esposizione con qualche intervento concreto:

  • Disattivare l’ACR dalle impostazioni: su Samsung si trova in Home → Impostazioni → Supporto → Termini e Privacy → Scelte sulla privacy → disattivando “Viewing Information Services”; su LG in Impostazioni → Tutte le impostazioni → Generali → Sistema → Impostazioni aggiuntive → disattivando “Live Plus”; su Vizio in Menu → Sistema → Reset e Amministrazione → disattivando “Viewing Data”; su Roku in Impostazioni → Privacy → Pubblicità → disattivando la personalizzazione degli annunci.
  • Aggiornare il firmware appena disponibile: molte delle vulnerabilità segnalate vengono corrette proprio con questi aggiornamenti, che però una buona parte degli utenti rimanda per mesi.
  • Isolare i dispositivi IoT su una rete separata (una VLAN o anche solo la rete guest del router), così un televisore compromesso non ha visibilità diretta su telefoni e computer.
  • Disattivare l’UPnP sul router se non serve, ed evitare di esporre i servizi della TV direttamente su internet.
  • Rivedere i permessi del microfono nelle impostazioni privacy, anche quando non si usano i comandi vocali.

Un errore che vedo ripetersi spesso: le persone accettano tutte le condizioni al primo avvio del televisore solo per uscire dalla schermata iniziale il prima possibile. Capisco l’istinto — chi si mette a leggere 50mila parole di termini di servizio prima di guardare un film — ma è esattamente in quella schermata che si autorizzano, spesso senza saperlo, funzioni come l’ACR o la raccolta dati di rete.

Domande frequenti

La mia smart TV mi sta ascoltando anche adesso?
Dipende dal modello e dalle impostazioni attive. Se hai comandi vocali o funzioni smart abilitate, il microfono può restare in ascolto in standby. Controllare le impostazioni privacy del produttore è l’unico modo per saperlo con certezza.

Basta scollegare il Wi-Fi per bloccare la registrazione?
No, non sempre. Nei casi analizzati dall’inchiesta, il televisore continuava a salvare l’audio localmente anche da scollegato, per poi inviarlo appena la connessione tornava attiva.

Solo LG ha questo problema?
No. LG è il produttore su cui si concentra l’inchiesta più recente, ma pratiche simili di raccolta dati (in particolare l’ACR) sono state contestate in passato anche a Samsung, con un accordo raggiunto con il Texas nel marzo 2026.

Disattivare l’ACR peggiora l’esperienza d’uso della TV?
No, l’ACR serve a scopi pubblicitari e di profilazione, non al funzionamento base del televisore. Disattivarlo non impedisce di guardare contenuti in streaming o via antenna.

Come faccio a sapere se il mio modello è tra quelli coinvolti?
Le fonti finora non hanno pubblicato un elenco preciso dei modelli testati. La cosa più sensata è controllare comunque le impostazioni privacy del proprio televisore, indipendentemente dal marchio.

Un pensiero in più

Il punto non è smettere di comprare smart TV, sarebbe una battaglia persa in partenza visto quanto sono ormai diffuse. Il punto è trattarle per quello che sono davvero: un dispositivo connesso a internet con un microfono, non un semplice schermo. Vale la stessa attenzione che si riserva allo smartphone, forse anche di più, perché sta in salotto e sente tutto quello che ci passa davanti.

Un paio di note d’accuratezza: le fonti consultate non specificano i modelli LG esatti testati né riportano una replica ufficiale dell’azienda, quindi ho segnalato questo limite direttamente nel pezzo invece di forzare certezze che non ci sono. Anche l’importo dell’accordo Samsung-Texas non è indicato nelle fonti, per cui l’ho citato senza cifra.

Fonti:

  • Federprivacy
  • ANSA
  • il Salvagente
  • Malwarebytes – Samsung ACR settlement
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Tags: privacy smart tv

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