Sei davanti al banco dei latticini, con in mano un barattolo di yogurt al pistacchio che non avevi nessuna intenzione di comprare. Ti svegli da una specie di trance e guardi lo schermo dello smartphone: sono passati quarantacinque minuti. Eppure eri entrato soltanto per prendere un brick di latte e un pacco di pasta.
Nessuna corsa contro il tempo, nessuna sensazione di ritardo mentre camminavi tra i corridoi. Il tempo, semplicemente, è evaporato. Non si tratta di semplice sbadataggine o della classica lista della spesa dimenticata a casa. Quella sensazione di fluttuare in una bolla temporale è l’effetto di una macchina scenografica studiata nei minimi dettagli per rallentare il tuo orologio interiore.

Il casinò dei generi alimentari: zero finestre, zero orologi
La prima cosa che manca in un supermercato è ciò che usiamo da sempre per orientarci nel mondo reale: la luce del sole. Faici caso la prossima volta che varchi le porte scorrevoli. Non ci sono finestre verso l’esterno, se non forse le vetrate dell’ingresso che ti lasci rapidamente alle spalle. E sulle pareti non troverai mai, in nessun caso, un orologio da muro.
Questa assenza di riferimenti temporali non è un caso architetturale, ma un principio preso in prestito direttamente dai grandi casinò di Las Vegas. Senza la luce naturale che cambia colore e senza lancette che scorrono, il tuo cervello perde il legame con il ciclo circadiano. Fuori può esserci il sole delle due di pomeriggio, un temporale improvviso o il tramonto: dentro resta sempre una perenne, rassicurante ora di punta illuminata da luci a LED calibrate per non affaticare la vista.
Piastrelle strette e carrelli giganti
Mentre spingi il carrello, c’è un altro dettaglio sottile che lavora sul tuo ritmo. In alcuni settori del supermercato, come quello dei vini o dei prodotti di bellezza, il pavimento cambia. Se ci fai caso, le mattonelle spesso si fanno più strette o presentano scanalature leggermente più marcate.
Quando le ruote del carrello ci passano sopra, producono un rumore più frequente, un clic-clic-clic accelerato. Il cervello interpreta quel suono come un segnale di velocità eccessiva: “Sto andando troppo di fretta”. E così, in modo del tutto inconscio, rallenti il passo.
A questo si aggiunge la dimensione stessa del carrello, aumentata costantemente nel corso dei decenni. Un volume maggiore ti dà l’illusione che il carrello sia sempre vuoto, spingendoti a girovagare più a lungo tra le corsie per riempirlo, un minuto dopo l’altro.
Il ritmo della musica e il profumo di pane fresco
Non è solo una questione di vista e tatto, l’illusione si completa con l’udito e l’olfatto. La musica di sottofondo dei supermercati ha un tempo preciso, quasi sempre inferiore ai 90 battiti al minuto. È un ritmo leggermente più lento del battito cardiaco medio a riposo, pensato per sincronizzare i tuoi movimenti senza che tu te ne accorga. Cammini più adagio, sfogli gli scaffali con maggiore calma e ti fermi più a lungo a leggere le etichette.
E proprio quando stai per dirigerti verso le casse, l’odore di pane appena sfornato ti blocca. Non importa che il reparto panetteria sia in fondo a destra: il sistema di ventilazione diffonde fragranze calde che stimolano l’appetito e attivano una risposta biologica immediata. Un cervello affamato è un cervello che concede più tempo alla ricerca di cibo.
La trappola della mano destra
Ancor prima di pensare al tempo, il tuo percorso è già stato scritto sul pavimento. L’ottanta per cento dei supermercati è progettato per farti muovere in senso antiorario. Entri e sei spinto a svoltare a destra. Poiché la maggior parte delle persone è destra, è più naturale allungare la mano verso i prodotti posizionati sugli scaffali esterni mentre si cammina in quella direzione.
Mentre fai questo percorso obbligato, i prodotti di prima necessità — latte, acqua, uova — non sono mai vicini tra loro e men che meno vicini all’ingresso. Sono sparsi ai quattro angoli del negozio. Per completare la spesa minima devi fare un vero e proprio pellegrinaggio, attraversando corsie piene di tentazioni visive che frammentano la tua attenzione e polverizzano la cognizione dei minuti trascorsi.
Non a caso, le caramelle e le riviste sono confinate nell’unico punto in cui non puoi più camminare: la fila alla cassa, l’ultimo traguardo di un viaggio dove persino le rotelle dei carrelli sono leggermente deviate per farti inclinare verso gli scaffali.
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