C’è sempre quella serata in cui un gruppo di amici si ritrova all’aperto, al buio o sotto la luce gialla di un lampione, e uno solo passa il tempo a grattarsi le caviglie mentre gli altri sorseggiano qualcosa in santa pace. Non è una suggestione e non è sfortuna: la scienza lo conferma da anni, le zanzare hanno dei preferiti molto precisi. E no, non c’entra nulla il “sangue dolce”, la celebre spiegazione che la nonna tirava fuori ogni volta che compariva un pomfo rosso.

La risposta sta in un cocktail invisibile di chimica, calore e gas che ognuno di noi emette senza accorgersene, una firma biologica unica che per una zanzara equivale all’insegna al neon di un ristorante stellato.
Il ristorante invisibile sulla pelle
Per capire come sceglie una zanzara, bisogna ribaltare la prospettiva. Questi insetti non vedono il mondo come lo vediamo noi; guidano la loro caccia seguendo tracce invisibili. Il primo segnale radar che intercettano è l’anidride carbonica. Ogni volta che espiriamo, rilasciamo una scia di CO2 che viaggia nell’aria. Più ne produciamo, più diventiamo un bersaglio facile.
Chi fa attività fisica, chi ha un metabolismo più accelerato, le donne in gravidanza o semplicemente le persone con una stazza corporale maggiore tendono a emettere più anidride carbonica. Le zanzare femmina — le uniche che pungono, dato che usano le proteine del sangue per far maturare le uova — riescono a fiutare questa traccia fino a cinquanta metri di distanza.
Ma l’anidride carbonica serve solo a farle avvicinare. Una volta arrivate in zona, entra in gioco la vera mappa del tesoro: l’odore della pelle.
La chimica del sudore e la svolta dei microbi
Sulla superficie della nostra epidermide vive una colonia sterminata di batteri. Non c’è nulla di igienicamente sbagliato, è il nostro naturale microbioma cutaneo. Questi microscopici abitanti degradano i sostanze secrete con il sudore — come l’acido lattico, l’acido urico e l’ammoniaca — trasformandole in molecole volatili.
Ecco il punto: la composizione di questi batteri varia enormemente da persona a persona. Due individui che mangiano le stesse cose e vivono nella stessa casa possono avere un odore biologico del tutto diverso per l’olfatto di un insetto. Un recente studio del Laboratory of Neurogenetics and Behavior della Rockefeller University ha mostrato come le persone che producono livelli più alti di acidi grassi sulla pelle risultino incredibilmente più attraenti per la Aedes aegypti, la zanzara responsabile della trasmissione di diverse malattie tropicali.
A questo punto si verifica una dinamica curiosa: chi è attrattivo per le zanzare, tende a esserlo quasi sempre. Può cambiare bagnoschiuma, provare ad alimentarsi in modo diverso, ma la firma chimica prodotta dai batteri della pelle rimane sorprendentemente stabile nel tempo.
Il vestito giusto per il bersaglio perfetto
Mentre la chimica fa il lavoro da lontano, la vista completa l’opera negli ultimi due metri. Le zanzare hanno una vista pessima, ma sono fortemente attratte dai contrasti visivi e dalle tonalità scure. Indossare una maglietta nera, blu notte o rosso acceso al tramonto equivale a mettersi addosso un cartello stradale con scritto “sono qui”. I colori chiari, come il bianco o il beige, tendono a riflettere la luce e a sfocare la sagoma dell’essere umano agli occhi dell’insetto.
A questo si aggiunge la temperatura corporea. Un corpo leggermente più caldo, o una zona della pelle particolarmente vascolarizzata (come le caviglie e i polsi), rilascia un calore infrarosso che guida l’insetto nell’atterraggio di precisione.
Gruppi sanguigni: esiste davvero un preferito?
Per anni si è parlato del gruppo sanguigno come del fattore decisivo. Alcune ricerche condotte in Giappone hanno evidenziato una leggera preferenza delle zanzare per le persone con gruppo sanguigno 0 rispetto a chi ha il gruppo A o B. Inoltre, circa l’80% delle persone secerne attraverso la pelle un segnale chimico che rivela il proprio gruppo sanguigno, rendendosi ancora più identificabile.
Tuttavia, gli entomologi concordano sul fatto che il gruppo sanguigno sia solo uno dei tanti tasselli. Un individuo con gruppo sanguigno 0 che però produce poca anidride carbonica e ha una flora batterica sfavorevole alle zanzare rimarrà comunque meno appetibile di un soggetto con gruppo A che ha appena finito una corsa al parco indossando una canotta nera.
Alla fine, la preferenza delle zanzare è la somma irripetibile di come respiriamo, di come scaldiamo l’aria intorno a noi e di quali micro-organismi ospitiamo sulla pelle. Una combinazione che ci rende unici, nel bene e nel male.
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