I Moai non sono teste. Sono statue intere, sepolte fino alle spalle
Bastano due minuti su Google Immagini per capire l’equivoco: i Moai che tutti conoscono, quelli allineati sul fianco del vulcano Rano Raraku, non sono buste. Sono statue complete — testa, tronco, braccia scolpite lungo i fianchi — di cui si vede solo la parte superiore perché il resto è coperto da sedimenti accumulati nei secoli. Circa 150 di questi giganti di tufo vulcanico spuntano dal pendio come se galleggiassero nella terra, sepolti fino al collo o alle spalle. Sul perché siano finiti sotto quella coltre — se per mano dell’uomo o per erosione naturale — gli archeologi non hanno ancora una risposta condivisa.

Non è una scoperta recente, anche se sembra virale dal nulla
Qui va fatta una premessa che pochi articoli fanno, e che a chi segue l’archeologia da un po’ fa storcere il naso ogni volta che rispunta: la storia dei “Moai con il corpo” non è affatto nuova. La prima documentazione seria risale al 1914, con la spedizione Mana guidata da Katherine Routledge, una delle prime archeologhe a lavorare sistematicamente sull’isola. Il motivo per cui è esplosa come notizia “sorprendente” solo nel 2012 è più banale di quanto sembri: una catena di email con foto degli scavi dell’Easter Island Statue Project (EISP) ha iniziato a girare online, e da lì il salto ai social è stato immediato. Jo Anne Van Tilburg, direttrice dell’EISP e la persona che più di chiunque altro ha scavato in quel sito, lo ha riassunto bene: la gente pensa che siano solo teste perché sono circa 150 le statue sepolte fino alle spalle sul pendio del vulcano, e sono proprio queste — le più fotografate, le più riconoscibili — a comparire in ogni cartolina e in ogni feed di viaggio.
Un dettaglio che in pratica sfugge quasi sempre a chi scopre la cosa per la prima volta: non tutti i circa 900-1000 Moai censiti sull’isola sono sepolti. Molti, quelli trasportati fino alle piattaforme cerimoniali (gli ahu) lungo la costa, sono statue intere e visibili, alcune anche piuttosto alte. Il fenomeno del “corpo nascosto” riguarda in particolare il gruppo sul fianco esterno della cava di Rano Raraku, dove le statue non furono mai spostate — restarono lì, in piedi o inclinate, mentre il terreno le inghiottiva lentamente.
Cosa hanno trovato scavando
Tra il 2010 e il 2014 l’Easter Island Statue Project ha condotto una delle campagne di scavo più approfondite mai fatte sul sito, concentrandosi su due statue in particolare, catalogate come RR-001-156 e RR-001-157. Il risultato più citato, e onestamente il più affascinante per chi si occupa di queste cose, sono i petroglifi trovati sulla schiena delle statue: incisioni a forma di mezzaluna che rappresenterebbero canoe polinesiane, probabilmente simboli distintivi di famiglie o clan diversi tra gli scultori. Sono marcature che nessuno vede da secoli, semplicemente perché la schiena delle statue è la parte più sepolta di tutte.
L’EISP, nel suo censimento complessivo, ha catalogato oltre 1.300 oggetti scultorei monolitici tra la cava, i percorsi di trasporto e le piattaforme dell’isola — un numero che comprende sia i Moai completi sia quelli abbandonati a metà lavorazione. [FONTE: Easter Island Statue Project, eisp.org]
Sepoltura volontaria o accumulo naturale? Qui il consenso manca davvero
Ed eccoci al nodo che il titolo di questo articolo promette e che, va detto con onestà, non ha ancora una risposta definitiva negli studi pubblicati.
La prima ipotesi, quella più “ovvia” e sostenuta dai primi studiosi del Novecento, è che si tratti di semplice erosione: piogge e frane hanno spostato nei secoli terra e detriti dai livelli superiori della cava, seppellendo gradualmente le statue rimaste ferme sul pendio. È la spiegazione che chiunque abbia visto un pendio vulcanico dopo qualche decennio di piogge intense troverebbe plausibile a naso — i sedimenti si muovono, si accumulano, coprono quello che trovano sulla loro strada.
La seconda ipotesi, sostenuta sia da Routledge nei primi del Novecento sia da Van Tilburg oggi, è che l’interramento sia stato in parte intenzionale. Diverse statue risultano sepolte fino ai gomiti o al collo in modo troppo regolare per essere solo il prodotto del caso, e questo ha portato a ipotizzare che i Rapa Nui stessi abbiano riempito di terra la base delle figure — forse per motivi legati a riti funerari da nascondere, forse per proteggere le statue da atti di profanazione, forse semplicemente per garantirne la stabilità verticale nel tempo. Van Tilburg ha anche collegato il sito a un possibile uso agricolo-rituale: sul fianco del vulcano sono stati trovati resti di banana, taro e patata dolce databili tra il XIV e il XIX secolo, il che ha alimentato l’idea che le statue in quella posizione servissero anche a propiziare la fertilità dei raccolti.
Qui le fonti non sono unanime, e chi scrive di questi argomenti da anni lo sa bene: probabilmente la verità è una combinazione delle due cose. Un’azione umana iniziale — un riempimento parziale, magari legato al culto — su cui si è sovrapposta per secoli l’erosione naturale, rendendo oggi quasi impossibile separare cosa fu messo lì apposta e cosa invece è arrivato con la pioggia. Studi più recenti sulla formazione del sito e sulla fertilità del suolo della cava stanno cercando di ricostruire questa cronologia strato per strato, ma non esiste ancora, al momento in cui scrivo, un consenso pubblicato che chiuda la questione in un senso o nell’altro.
Perché proprio a Rano Raraku, e non altrove sull’isola
Un errore comune è pensare che il fenomeno riguardi i Moai in generale. In realtà è concentrato quasi per intero nella cava dove le statue venivano scolpite: Rano Raraku è insieme il luogo di produzione e, per centinaia di esemplari, il luogo dove sono rimaste — mai completate, mai trasportate, mai erette su un ahu. Alcune sono ancora attaccate alla roccia madre, a metà scolpitura; altre, già staccate, aspettavano il trasporto verso la costa quando qualcosa — la fine del sistema che sosteneva la scultura monumentale, motivi rituali, semplicemente il tempo — le ha lasciate lì. È in questo contesto di abbandono prolungato, su un pendio esposto a piogge tropicali per secoli, che l’accumulo di sedimenti (volontario o meno) ha avuto tutto il tempo di fare il suo lavoro.
Domande frequenti
I Moai sono davvero solo teste senza corpo? No. Sono statue intere con testa, torso e braccia scolpite lungo i fianchi. L’idea delle “sole teste” nasce dal fatto che circa 150 statue sul pendio di Rano Raraku sono sepolte fino al collo o alle spalle, ed è quel gruppo a essere il più fotografato.
Chi ha scoperto che i Moai hanno un corpo sepolto? La prima documentazione risale al 1914, con la spedizione di Katherine Routledge. La notizia è diventata virale online solo nel 2012, dopo la diffusione di foto degli scavi dell’Easter Island Statue Project, ma per gli archeologi non era affatto una novità.
La sepoltura è stata fatta apposta o è naturale? Non c’è ancora una risposta definitiva. Alcuni ricercatori (tra cui Van Tilburg dell’EISP) ritengono che parte dell’interramento sia stata intenzionale, per motivi rituali o di stabilità; altri lo attribuiscono a secoli di erosione naturale del pendio vulcanico. È possibile che le due cause si siano sommate nel tempo.
Quante statue sono state scavate finora? L’Easter Island Statue Project ha scavato in profondità un numero limitato di esemplari, in particolare due statue (RR-001-156 e RR-001-157) tra il 2010 e il 2014, su un totale di oltre 1.300 oggetti scultorei catalogati sull’isola.
Cosa hanno trovato scavando il corpo delle statue? Petroglifi incisi sulla schiena, a forma di mezzaluna, che sembrano rappresentare canoe polinesiane e potrebbero essere simboli distintivi di famiglie o gruppi di scultori diversi — dettagli invisibili finché la statua resta sepolta.
Un’ultima cosa
Quello che colpisce di più, studiando questo caso, non è tanto la scoperta in sé — nota da più di un secolo — quanto la facilità con cui un’informazione archeologica solida può restare invisibile al grande pubblico per decenni, per poi esplodere di colpo grazie a una manciata di foto ben condivise. La prossima volta che una “scoperta shock” vi appare nel feed, magari fermatevi un secondo prima di condividerla: a volte il mistero non è cosa sia stato trovato, ma perché ci abbia messo un secolo a diventare notizia.
Fonti citate:
- Easter Island Statue Project (EISP) — sito ufficiale
- Forbes — “The Famous Easter Island Heads Have Hidden Bodies”
- Imagina Rapa Nui — “Easter Island heads, myth and reality of the buried moai”
- ExplorersWeb — “Yes, the Easter Island Statues Have Bodies — But That’s Old News”
Scarica la nostra app e ricevi notizie, curiosità, misteri, scoperte e tecnologia direttamente sul tuo smartphone.
Scarica per AndroidMi occupo di fornire agli utenti delle news sempre aggiornate, dal gossip al mondo tech, passando per la cronaca e le notizie di salute. I contenuti sono, in alcuni casi, scritti da più autori contemporaneamente vengono pubblicati su Veb.it a firma della redazione.







