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Qual è qualcosa che le persone comprano principalmente perché gli piace l’idea di possederlo?

Angela Gemito Mag 30, 2026

Le persone acquistano un’enorme quantità di oggetti spinti non da una reale necessità d’uso, ma dal fascino dell’idea di possederli: gli esempi più clamorosi sono i libri cartacei che non leggeranno mai (un fenomeno così diffuso da avere un nome proprio, Tsundoku), gli attrezzi da home fitness di ultima generazione e gli elettrodomestici da cucina super specializzati.

Comprare questi oggetti gratifica la nostra mente perché rappresenta un investimento immediato sulla versione migliore di noi stessi (più colta, più in forma, più gourmet), anche quando l’oggetto è destinato a prendere polvere su uno scaffale.

In sintesi

  • L’effetto “Sé ideale”: Acquistiamo oggetti che riflettono l’immagine della persona che vorremmo essere, non di quella che siamo.
  • La sindrome dello Tsundoku: Accumulare libri senza leggerli è l’esempio psicologico più comune e studiato di questo comportamento.
  • Tecnologia e Fitness: Macchine per il pane, estrattori e tapis roulant sono i re incontrastati degli acquisti basati sulle buone intenzioni.
  • Il “Premio di Consolazione”: Possedere l’oggetto ci dà una scarica di dopamina immediata, simulando il piacere di aver effettivamente compiuto lo sforzo (es. studiare o allenarsi).

La risposta breve: i beni “aspirazionali”

Esiste una precisa categoria di prodotti che gli psicologi dei consumi definiscono beni aspirazionali. Non stiamo parlando di beni di lusso esibiti per status sociale, ma di oggetti che compriamo per un dialogo intimo con noi stessi.

Il re indiscusso di questa categoria è il libro non letto. Comprare un saggio di astrofisica o un classico della letteratura ci fa sentire immediatamente più vicini a quella conoscenza. Subito dopo troviamo gli attrezzi sportivi casalinghi (dai set di manubri alle cyclette intelligenti) e gli strumenti per hobby complessi, come macchine fotografiche professionali o macchine per fare la pasta in casa. Li compriamo perché amiamo l’idea di essere un lettore accanito, un atleta o uno chef, indipendentemente dal tempo reale che dedicheremo a queste attività.

Perché succede: la psicologia del “Sé ideale”

Dietro questo comportamento non c’è una stupida ingenuità, ma un meccanismo cognitivo affascinante legato alla nostra identità. La psicologia sociale divide la percezione di noi stessi in Sé reale (chi siamo oggi, con la nostra pigrizia e i nostri ritmi) e Sé ideale (chi vorremmo o potremmo essere).

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Quando acquistiamo un abbonamento annuale in palestra, un corso di lingua in scatola o un robot da cucina avanzato, stiamo facendo un acquisto per il nostro Sé ideale. Il momento dell’acquisto genera un picco di dopamina (il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa) così forte da confondere il cervello: l’atto di comprare lo strumento viene inconsciamente scambiato per l’aver completato l’azione. Comprare il libro ci dà la sensazione di aver acquisito quel sapere; comprare la cyclette ci fa sentire temporaneamente più sani.

Il dettaglio curioso: lo “Tsundoku” e l’effetto Dunning-Kruger

Il mondo dei libri è l’osservatorio perfetto per questo fenomeno. In Giappone esiste una parola magnifica che descrive esattamente questo comportamento: Tsundoku (積ん読). Deriva dall’unione di tsunde-oku (accumulare cose per dopo) e doku (leggere). Non ha una connotazione negativa; indica l’atto di lasciare che i libri si accumulino in casa, spesso sul comodino o sulle mensole, intonsi.

Nassim Nicholas Taleb, nel suo celebre saggio Il Cigno Nero, teorizza addirittura l’utilità della “Antibiblioteca”. Secondo l’autore, i libri letti sono molto meno preziosi di quelli non ancora letti. I libri accumulati e non letti ci ricordano quanto ancora non sappiamo, mantenendoci umili e curiosi, agendo come un potente antidoto visivo all’effetto Dunning-Kruger (la tendenza a sopravvalutare le proprie competenze).

Cosa spesso viene frainteso sul possesso aspirazionale

Molti confondono questo tipo di acquisto con il consumismo compulsivo o con lo shopping terapeutico (retail therapy). C’è però una differenza fondamentale:

  • Lo shopping compulsivo cerca la gratificazione nell’atto stesso del comprare, senza un legame profondo con la natura dell’oggetto.
  • L’acquisto aspirazionale è mirato e riflette un autentico desiderio di crescita personale. Chi compra una macchina fotografica reflex vuole davvero imparare la fotografia; l’errore non è nel desiderio, ma nella sottovalutazione dell’attrito (il tempo e la fatica necessari per imparare a usarla).

Non si tratta quindi di pura superficialità, ma di un eccesso di ottimismo verso il nostro tempo futuro. Sovrastimiamo sistematicamente le ore libere che avremo a disposizione nei mesi successivi.

Gli esempi più comuni nelle nostre case

Se facessimo un inventario delle nostre stanze, troveremmo facilmente una mappa dei nostri “Sé ideali” passati e presenti. Ecco gli oggetti che più comunemente acquistiamo per l’idea di averli:

  • Elettrodomestici ultra-specifici: Estrattori di succo a freddo, macchine per il pane, essiccatori. Strumenti fantastici che richiedono però una pulizia e una preparazione tali da finire quasi sempre confinati nell’angolo più buio della dispensa dopo tre utilizzi.
  • Agende e planner di design: Ogni mese di dicembre compriamo agende complesse e costose con l’idea di diventare maestri della produttività. Spesso rimangono vuote dopo le prime tre settimane di gennaio.
  • Corsi online e Masterclass: Acquistiamo pacchetti di video lezioni durante slanci di motivazione notturna, per poi abbandonarli alla seconda lezione quando realizziamo il carico di studio richiesto.
  • Abbigliamento tecnico estremo: Giacche da alpinismo progettate per resistere a tempeste sull’Himalaya, comprate da chi al massimo fa una passeggiata domenicale in collina, solo per il piacere di possedere un concentrato di tecnologia tessile.

FAQ – Domande Frequenti

Perché proviamo piacere nel comprare cose che sappiamo non useremo?

Il piacere deriva dall’anticipazione e dalla proiezione identitaria. Comprare l’oggetto riduce l’ansia di non essere abbastanza (es. abbastanza colti o in forma), offrendo una gratificazione immediata e senza sforzo.

Accumulare oggetti senza usarli è un disturbo psicologico?

Nella maggior parte dei casi no, è una normale dinamica del comportamento di consumo umano. Diventa un problema (come nel disturbo da accumulo o disposizione compulsiva) solo se compromette lo spazio vitale, le finanze o la qualità della vita sociale.

Come posso evitare di fare acquisti basati solo sull’idea del possesso?

Gli psicologi consigliano la “regola delle 72 ore”: quando desideri un oggetto legato a un nuovo hobby o abitudine, aspetta tre giorni prima di comprarlo. Spesso lo slancio emotivo svanirà. In alternativa, prova a noleggiare l’oggetto o a comprare una versione economica usata per testare il tuo reale impegno.

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