Per accendere un lampione serviva una persona. Per mettere in comunicazione due telefoni poteva servire un’operatrice. Persino dietro una partita di bowling c’era qualcuno incaricato di rimettere in piedi i birilli.
Poi, a un certo punto, quelle persone non servirono più.
È questo il meccanismo che ha fatto scomparire molti mestieri: non necessariamente la scomparsa del bisogno, ma la scomparsa del modo in cui quel bisogno veniva soddisfatto. Le città hanno continuato ad avere bisogno di illuminazione, le persone di telefonare e i giocatori di bowling di ritrovare i birilli al loro posto. A cambiare è stato chi — o cosa — svolgeva il lavoro.

In molti casi una macchina ha sostituito una mansione ripetitiva. In altri è cambiata un’intera infrastruttura. E qualche volta una professione è svanita così gradualmente che oggi sembra quasi incredibile che qualcuno potesse essere pagato per svolgerla.
Il lampionaio: quando per illuminare una città servivano migliaia di gesti
Prima che l’illuminazione pubblica diventasse automatica, accendere le strade poteva essere un vero lavoro.
Con la diffusione dei lampioni a gas, il lampionaio percorreva un itinerario prestabilito accendendo le luci all’imbrunire e occupandosi anche della loro manutenzione. Non si tratta soltanto di un’immagine da romanzo ottocentesco.
Historic England documenta, per esempio, che nella località inglese di Malvern nel 1872 un lampionaio veniva pagato 14 scellini alla settimana per accendere i lampioni ogni sera. La rete locale arrivò a comprendere circa 250 lampade.
Il punto interessante è ciò che avvenne dopo.
Non smettemmo di illuminare le strade. Accadde esattamente il contrario: l’illuminazione pubblica divenne sempre più capillare. Ma meccanismi automatici prima ed elettricità poi eliminarono progressivamente la necessità di mandare una persona da un lampione all’altro.
Il servizio sopravvisse. Il mestiere no, salvo rarissime eccezioni legate alla conservazione di impianti storici.
È una distinzione che spiega molte altre professioni scomparse.
Le centraliniste telefoniche erano parte della telefonata
Oggi componiamo un numero e diamo per scontato che la rete sappia dove indirizzare la chiamata.
Non è sempre stato così.
Nei centralini manuali un’operatrice riceveva la richiesta e collegava fisicamente le linee attraverso un pannello di connessione. Per una parte importante della storia del telefono, quindi, parlare con qualcuno a distanza richiedeva anche l’intervento di un’altra persona.
Lo Science Museum di Londra ricorda come, prima dell’introduzione dei sistemi automatici, le operatrici dei centralini dovessero materialmente aiutare gli utenti a stabilire le comunicazioni. La progressiva automazione delle centrali telefoniche trasformò completamente il sistema.
Il cambiamento è particolarmente interessante perché mostra che una tecnologia può prima creare migliaia di posti di lavoro e successivamente eliminarli.
Il telefono aveva creato la necessità delle centraliniste. L’evoluzione del telefono rese in seguito possibile farne a meno.
La professione non è sparita in un singolo giorno e operatori di centralino esistono ancora in alcuni contesti. Ma il lavoro manuale che un tempo costituiva una parte essenziale della rete telefonica è stato quasi completamente assorbito dall’automazione.
Negli Stati Uniti il Bureau of Labor Statistics attribuisce ancora oggi la riduzione degli operatori di centralino e telefonici all’adozione dei sistemi telefonici automatizzati.
Anche i birilli da bowling avevano bisogno di un lavoratore
Uno dei casi più curiosi riguarda un’attività che esiste ancora e appare quasi identica a quella di un secolo fa: il bowling.
La palla viene lanciata, colpisce i birilli e pochi secondi dopo tutto è nuovamente pronto.
Oggi nessuno ci fa caso. Prima dell’automazione, però, dietro la pista poteva esserci una persona — spesso un ragazzo — che raccoglieva e riposizionava i birilli e restituiva le palle ai giocatori.
Erano i cosiddetti pinboys o pinsetters.
L’introduzione delle macchine automatiche per il riposizionamento dei birilli, diffusasi soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, cambiò radicalmente questo lavoro: il meccanismo poteva svolgere continuamente un compito fino ad allora affidato a persone.
Il bowling non scomparve. Anzi, l’automazione contribuì a renderne più semplice la gestione su larga scala.
A sparire fu il lavoratore nascosto dietro la pista.
Un tempo anche “computer” indicava una persona
C’è poi un mestiere scomparso che ha lasciato il proprio nome alla macchina che lo ha sostituito.
Prima che “computer” significasse necessariamente dispositivo elettronico, il termine veniva utilizzato anche per indicare persone incaricate di eseguire calcoli.
Squadre di calcolatori umani svolgevano operazioni matematiche necessarie alla ricerca scientifica, all’ingegneria e ad altri settori. Il Computer History Museum ricorda che questi lavoratori eseguirono per secoli calcoli che contribuirono allo sviluppo della scienza e dell’industria.
Poi arrivarono macchine capaci di fare proprio quel lavoro.
Non significa che sia scomparsa la necessità di conoscere la matematica. Sono scomparse, invece, molte mansioni basate sull’esecuzione manuale e ripetitiva di enormi quantità di calcoli.
In questo caso la trasformazione è quasi paradossale: la parola utilizzata per definire il lavoratore è passata a definire lo strumento che ne automatizzava una parte delle attività.
Perché alcuni mestieri scompaiono e altri semplicemente cambiano?
Una nuova tecnologia, da sola, non basta sempre a cancellare un lavoro.
Il punto decisivo è capire quale parte del valore di quel mestiere può essere sostituita.
Se quasi tutta la professione consiste in un’operazione standardizzabile — accendere una lampada, collegare due linee, rimettere in posizione dei birilli, eseguire una serie di calcoli — una macchina può arrivare a svolgere direttamente la funzione principale.
Quando invece il lavoro comprende capacità difficili da automatizzare integralmente, la professione tende più facilmente a trasformarsi.
È per questo che la storia del lavoro non è composta soltanto da mestieri nati e morti. Molto più spesso cambiano gli strumenti, diminuiscono alcune mansioni e ne compaiono altre.
Persino tra le occupazioni che oggi sembrano destinate al declino la scomparsa completa non è automatica. Le proiezioni 2025-2035 del Bureau of Labor Statistics statunitense, per esempio, indicano una riduzione prevista del 27,6% per gli operatori telefonici e del 26% per gli operatori di centralino, non la loro eliminazione totale.
È una differenza importante: perdere molti posti di lavoro non significa necessariamente che un mestiere sia destinato a sparire.
La vera causa non è sempre “il progresso”
Dire che un lavoro è stato cancellato dalla tecnologia è comodo, ma può essere troppo semplice.
Dietro la scomparsa di una professione possono agire contemporaneamente più fattori: nuove infrastrutture, costi inferiori, maggiore velocità, cambiamenti nelle abitudini, nuovi modelli produttivi e una diversa organizzazione del lavoro.
La macchina automatica per il bowling, per esempio, non si limitava a sostituire il gesto di una persona. Permetteva di gestire le piste in maniera più continua e prevedibile.
Un centralino automatico non era semplicemente una centralinista meccanica: cambiava il modo stesso in cui era organizzata la rete.
L’elettricità non sostituì soltanto chi accendeva le lampade: rese possibile progettare l’illuminazione urbana in maniera completamente diversa.
Quando cambia l’intero sistema, dunque, può sparire anche la ragione per cui una professione era nata.
Potrebbe succedere ancora?
Sta già succedendo, ma è molto più difficile stabilire in anticipo quali professioni scompariranno davvero.
Ogni grande cambiamento tecnologico elimina alcune mansioni, ne modifica altre e può crearne di nuove. Il Bureau of Labor Statistics continua infatti a indicare automazione e sostituzione tra capitale e lavoro tra i fattori che riducono la richiesta di alcune occupazioni.
La storia suggerisce però una cautela: un mestiere raramente scompare soltanto perché esiste una macchina capace di fare una parte del lavoro.
La trasformazione più profonda arriva quando diventa inutile mantenere una persona nel vecchio ruolo perché l’intero processo è stato ripensato.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più sorprendente dei mestieri scomparsi. Guardandoli dal presente possono sembrare lavori bizzarri o superflui. Nel loro tempo, invece, erano perfettamente logici e in alcuni casi indispensabili.
Finché il mondo intorno a loro cambiò abbastanza da non averne più bisogno.
DOMANDE FREQUENTI
Esistono mestieri realmente scomparsi del tutto?
È difficile parlare di scomparsa assoluta: alcune attività possono sopravvivere per ragioni storiche, turistiche o in contesti molto particolari. È più corretto dire che certi mestieri sono scomparsi come normali occupazioni diffuse.
La tecnologia è la principale causa della scomparsa dei mestieri?
È una delle cause più importanti, ma non l’unica. Cambiamenti economici, infrastrutture, nuove abitudini e diversa organizzazione del lavoro possono contribuire alla scomparsa di una professione.
Tutti i lavori automatizzabili sono destinati a sparire?
No. L’automazione può eliminare singole mansioni senza cancellare l’intera professione. Molti mestieri vengono trasformati anziché eliminati.
FONTI
- Historic England – documentazione storica sull’illuminazione a gas e sui lampionai di Malvern. Historic England – Gas street lamp, Malvern Wells
- Science Museum, Londra – storia delle operatrici dei centralini telefonici e del passaggio alle centrali automatiche. Science Museum – Life on the Exchange
- Computer History Museum – storia dei cosiddetti “human computers”. Computer History Museum – Human Computers
- U.S. Bureau of Labor Statistics – dati e cause del declino di operatori telefonici e di centralino. BLS – Fastest declining occupations
- HISTORY – storia dei pinsetter e della diffusione delle macchine automatiche nel bowling. History – How Americans Reinvented Bowling
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