Quando Hollywood investe centinaia di milioni di dollari in un film, oggi non spera quasi mai in un successo singolo. L’obiettivo è quasi sempre lo stesso: creare un “franchise”, ovvero una catena infinita di sequel, prequel, spin-off e merchandising. Ma cosa succede quando il primo tassello di questo enorme domino crolla al debutto?

Se cerchi l’esempio perfetto di un film nato unicamente per lanciare una saga colossale e rivelatosi un fallimento epico, la risposta è una sola: La Mummia (The Mummy) del 2017 con Tom Cruise.
Se c’è una pellicola che ha letteralmente ucciso un intero universo cinematografico ancora prima che iniziasse, è stata proprio questa.
In sintesi
- Il film simbolo: La Mummia (2017) con Tom Cruise.
- L’obiettivo mancato: Doveva lanciare il “Dark Universe”, la risposta della Universal al Marvel Cinematic Universe.
- Il motivo del flop: Troppa fretta di mostrare i film futuri, dimenticandosi di scriverne bene uno presente.
- Il risultato: Un buco finanziario stimato attorno ai 95 milioni di dollari e la cancellazione istantanea di tutti i sequel già programmati.
Perché “La Mummia” del 2017 è il re dei franchise falliti?
Per capire la portata di questo disastro bisogna fare un piccolo passo indietro. Sull’onda del successo miliardario della Marvel, la casa di produzione Universal Pictures decise di fare la stessa cosa con il suo tesoro più grande: i Mostri Classici. L’idea era quella di unire in un unico grande universo narrativo l’Uomo Invisibile, Frankenstein, Dracula, il Mostro della Laguna Nera e, appunto, la Mummia. Lo chiamarono Dark Universe.
Il piano era talmente avviato che la Universal rilasciò persino una foto ufficiale con le grandissime star già sotto contratto per i film successivi: Tom Cruise, Russell Crowe, Johnny Depp (che doveva fare l’Uomo Invisibile) e Javier Bardem (scelto come Frankenstein).
Cosa è andato storto con il Dark Universe?
La risposta semplice è: la fretta. Invece di concentrarsi sul fare un buon film sulla Mummia che il pubblico potesse amare, gli sceneggiatori hanno riempito la trama di indizi, rimandi e spiegazioni su quello che sarebbe successo nei film successivi.
Ad esempio, a metà del film compare Russell Crowe nei panni del Dr. Jekyll, inserito nella storia quasi a forza solo per spiegare al pubblico che esisteva un’organizzazione segreta che dava la caccia ai mostri. Questa scelta ha finito per appesantire il film, trasformandolo in un lunghissimo “trailer” di due ore piuttosto che in una storia autoconclusiva appassionante.
Il pubblico e la critica hanno bocciato il film senza pietà:
- Incassi deludenti: A fronte di costi di produzione e marketing colossali, il film ha fatto perdere circa 95 milioni di dollari alla major.
- Recensioni negative: Il mix di azione alla Mission: Impossible e horror classico non ha convinto nessuno, registrando solo il 15% di recensioni positive sull’aggregatore Rotten Tomatoes.
Il risultato? Il Dark Universe è stato cancellato pochi mesi dopo l’uscita nelle sale, rendendo la foto del cast uno dei meme più famosi e iconici della storia recente di Internet.
Quali sono altri esempi famosi di saghe cinematografiche fallite sul nascere?
La Mummia è in ottima compagnia. Hollywood è piena di “scheletri” di saghe mai nate a causa di debutti disastrosi al botteghino. Ecco tre casi altrettanto eclatanti:
1. King Arthur – Il potere della spada (2017)
Diretto da Guy Ritchie, questo film doveva essere il primo capitolo di una esalogia (una saga di ben sei film) sulla leggenda di Re Artù. La Warner Bros. credeva moltissimo nel progetto, ma il film si è rivelato un flop gigantesco, incassando appena 148 milioni di dollari a fronte di un budget di 175 milioni (escluse le spese di promozione). I restanti cinque film sono stati cancellati all’istante.
2. Eragon (2006)
Tratto dal famosissimo romanzo fantasy di Christopher Paolini, il film di Eragon doveva essere la risposta della 20th Century Fox alla saga di Harry Potter o del Signore degli Anelli. Nonostante i libri fossero un successo mondiale, il film modificò pesantemente la trama, scontentando i fan e stroncando sul nascere la possibilità di adattare i successivi capitoli della saga letteraria.
3. Green Lantern – Lanterna Verde (2011)
Prima del successo del moderno universo DC, la Warner Bros. provò a lanciare la sua sfida alla Marvel con Ryan Reynolds nei panni di Hal Jordan. La scena dopo i titoli di coda mostrava chiaramente il villain Sinestro pronto per il sequel, ma gli effetti speciali scadenti e una sceneggiatura debole fecero affondare il progetto. Lo stesso Reynolds ci scherza ancora oggi nei film di Deadpool.
FAQ – Domande frequenti sui franchise cinematografici falliti
Perché i film che vogliono lanciare una saga spesso falliscono?
Il problema principale è la mancanza di focus. Spesso i produttori si concentrano troppo sulla costruzione del “mondo futuro” (world-building) e sulla firma dei contratti per i sequel, dimenticandosi di creare una storia solida, coerente ed emozionante per il primo film. Se il pubblico non si affeziona ai personaggi la prima volta, non tornerà in sala la seconda.
Che fine fanno i contratti degli attori se il franchise fallisce?
Gli attori di prima fascia firmano solitamente contratti per più film (multi-picture deals). Se lo studio decide di cancellare la saga, di solito deve pagare una penale o risolvere il contratto secondo clausole specifiche (chiamate in gergo pay-or-play), il che significa che l’attore viene pagato comunque anche se il film non viene mai girato.
Qual è la differenza tra un flop e un franchise fallito?
Un flop è semplicemente un film che perde denaro al botteghino (come Waterworld o John Carter). Un franchise fallito è un film che non solo perde denaro, ma trascina con sé la cancellazione di universi narrativi, parchi a tema, fumetti e merchandising già programmati e annunciati pubblicamente.
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