Se in casa qualcuno vi ha mai detto “hai un odore diverso da quando eri più giovane” e vi siete sentiti quasi offesi, sappiate che aveva ragione — e che non c’entra l’igiene.
Sì, è vero: dopo i 40 anni la pelle inizia a produrre in quantità maggiore il 2-nonenale, un aldeide che nasce dall’ossidazione degli acidi grassi omega-7 presenti nel sebo. Questo composto, dall’odore erbaceo e leggermente grasso, è quasi assente nei giovani e aumenta progressivamente con l’età: è la base chimica di quello che in giapponese viene chiamato kareishū, l'”odore dell’invecchiamento”.

La scoperta che ha dato un nome alla cosa
Il merito è di un gruppo di ricercatori Shiseido, che nel 2001 pubblicò sul Journal of Investigative Dermatology lo studio che per primo isolò il 2-nonenale nel sudore e nel sebo di soggetti over 40, praticamente assente nei più giovani (2-Nonenal Newly Found in Human Body Odor Tends to Increase with Aging, ScienceDirect). Il meccanismo, per quanto se ne sa oggi, è legato alla perossidazione lipidica: con l’età cambia la composizione degli acidi grassi insaturi della pelle (in particolare l’acido palmitoleico), lo stress ossidativo aumenta, e il risultato è questa molecola specifica (2-Nonenal, Wikipedia).
Non tutti gli studi però raccontano esattamente la stessa storia. Alcune ricerche successive hanno trovato, in soggetti anziani, concentrazioni più alte anche di benzotiazolo, dimetilsolfone e nonanale — non solo 2-nonenale (Old person smell, Wikipedia). Questo per dire: la molecola “colpevole” più citata è quella, ma il quadro completo probabilmente coinvolge più composti insieme, e sul peso relativo di ciascuno la letteratura non è del tutto unanime.
Un dettaglio che quasi nessuno sa: non è concentrato sotto le ascelle
Qui c’è un errore che vedo ripetere spesso, anche in articoli che dovrebbero essere informati: si dà per scontato che basti un deodorante più forte. Il 2-nonenale però è liposolubile, non idrosolubile come il sudore ascellare classico che i batteri trasformano in odore — resta ancorato al film di grasso della pelle, e si concentra soprattutto su nuca, schiena alta e torace, tanto che tende a impregnare colletti delle camicie e federe dei cuscini più che le magliette sotto le braccia. Un deodorante ascellare, per quanto efficace sul sudore vero e proprio, semplicemente non arriva dove serve.
Non è “puzza di vecchio” come la immaginiamo
Qui arriva la parte controintuitiva, ed è quella che vale la pena raccontare per bene. Un gruppo di ricercatori del Monell Chemical Senses Center ha fatto dormire per cinque notti consecutive 44 volontari — divisi in tre fasce d’età: 20-30, 45-55 e 75-95 anni — con addosso magliette imbottite di garze assorbenti, evitando cibi speziati, alcol e sigarette e lavandosi solo con prodotti neutri. Poi 41 valutatori, bendati, hanno annusato i campioni e provato ad associarli alla fascia d’età giusta e a valutarne intensità e gradevolezza.
Il risultato ribalta lo stereotipo: l’odore degli anziani era il più facile da riconoscere come tale, ma anche il meno intenso e il meno sgradevole dei tre. A “vincere” per fastidio erano gli uomini di mezza età, non i più anziani (Scents and Senescence, Scientific American). Johan Lundström, uno degli autori, l’ha messa così: l’idea che l’odore degli anziani sia negativo è in buona parte uno stigma sociale più che un dato oggettivo di sgradevolezza.
Nella pratica, chi si occupa di questi temi lo vede spesso: sono più i familiari a notare il cambiamento che la persona stessa, semplicemente perché ci si abitua al proprio odore di fondo — l’olfatto si adatta in fretta a ciò che è costante. E quando qualcuno se ne accorge e reagisce lavandosi con più insistenza o con saponi aggressivi, spesso peggiora le cose: altera il film idrolipidico della pelle e può persino accentuare la percezione dell’odore invece di attenuarla.
Il ruolo della menopausa (e, in misura minore, dell’andropausa)
Nelle donne, il calo degli estrogeni durante la menopausa modifica il rapporto tra ormoni sessuali, con un peso relativo maggiore del testosterone; questo cambia la composizione batterica del sudore e lo rende più percepibile. Le vampate di calore, poi, aumentano semplicemente la sudorazione in sé, il che amplifica qualunque odore preesistente (Body Odor Changes as You Age, Baptist Health). Negli uomini il fenomeno equivalente è meno studiato e meno marcato, ma la riduzione progressiva del testosterone con l’età sembra avere un effetto simile sulla flora cutanea, anche se qui le fonti restano più deboli e servirebbe una verifica caso per caso più che una regola generale.
Quando il cambiamento d’odore non è semplice invecchiamento
Qui va fatta una distinzione importante, perché confondere le due cose porta o a inutile ansia o, peggio, a sottovalutare un segnale reale. Il kareishū si sviluppa gradualmente, nell’arco di anni, con una nota erbacea-grassa costante. Tutt’altra cosa è un cambiamento improvviso e con note specifiche:
- un odore dolciastro simile allo smalto per unghie o al solvente può segnalare corpi chetonici in eccesso, tipici di un diabete scompensato;
- un odore ammoniacale rimanda a un accumulo di urea, legato a un peggioramento della funzione renale;
- un odore dolce-stantio, quasi di muffa, è la firma del cosiddetto fetor hepaticus, associato a insufficienza epatica avanzata (Cambiamento dell’odore corporeo, The Wom Healthy).
Se a un cambiamento repentino si accompagnano sete intensa, calo di peso non voluto, stanchezza fuori norma o minzione più frequente, la cosa giusta da fare è parlarne con un medico e fare le analisi di base — glicemia, funzione renale ed epatica — non affidarsi a un articolo online, per quanto ben documentato. Anche alcuni farmaci comuni negli anziani (SSRI, terapie ormonali, alcuni antidiabetici) aumentano la sudorazione come effetto collaterale e possono da soli spiegare un odore più marcato, senza che ci sia nulla di patologico sotto.
Cosa si può fare, realisticamente
Qui bisogna essere onesti: non esiste un modo per “spegnere” del tutto il 2-nonenale, perché è legato a un processo fisiologico normale, non a una carenza igienica. Lavarsi di più non funziona, anzi — proprio perché è una molecola grassa e poco solubile in acqua, resiste alla saponetta comune e allo sfregamento aggressivo, che semmai irrita la pelle senza risolvere nulla.
Quello che aiuta davvero, nella pratica, è più modesto: un detergente delicato ma con una minima azione antibatterica, acqua tiepida invece che bollente (il calore eccessivo stimola ulteriormente le ghiandole sebacee), cambio più frequente di federe e colletti — proprio perché lì la molecola si accumula sui tessuti — e un’attenzione alla dieta, limitando alcol, carne rossa in eccesso e i classici aglio e cipolla nei giorni in cui si è più esposti socialmente. In Giappone esistono saponi formulati con tannini di cachi, che hanno una capacità dimostrata di legare e neutralizzare il 2-nonenale meglio dei tensioattivi comuni; fuori dal Giappone sono più difficili da reperire, ma il principio — un agente specifico per una molecola lipofila, non solo il sapone di sempre — resta valido come indicazione generale.
Domande frequenti
A che età inizia davvero a cambiare l’odore del corpo? Le ricerche collocano l’inizio intorno ai 40 anni, con un aumento progressivo da lì in poi. Non è un interruttore che scatta di colpo: è un processo lento, che diventa più evidente man mano che passano gli anni.
Il deodorante normale basta a coprirlo? Solo in parte. Il deodorante agisce sulle ascelle e sul sudore, mentre il 2-nonenale si concentra su schiena, nuca e torace ed è una molecola grassa, non facilmente rimossa dai prodotti pensati per il sudore ascellare.
È vero che l’odore degli anziani è più sgradevole di quello dei giovani? No, e qui la ricerca è chiara: in test alla cieca, l’odore degli anziani è risultato il meno intenso e il meno sgradevole tra le fasce d’età testate. È più che altro uno stereotipo culturale.
La menopausa influisce sull’odore del corpo? Sì, per due strade diverse: il cambiamento nel rapporto ormonale modifica la flora batterica del sudore, e le vampate aumentano la sudorazione in sé, che amplifica qualsiasi odore di base.
Quando devo preoccuparmi di un cambiamento d’odore? Se è improvviso (non graduale) e ha note precise — dolciastro/solvente, ammoniacale, o dolce-stantio — insieme ad altri sintomi come sete eccessiva o stanchezza marcata, è il caso di sentire un medico e non aspettare.
Una cosa che vale la pena tenere a mente, al di là della chimica: il modo in cui reagiamo a questo tipo di odore dice più sui nostri pregiudizi culturali che sulla realtà olfattiva delle persone anziane — e forse è quello il pezzo dell’informazione più utile da portarsi a casa.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo. Per cambiamenti improvvisi dell’odore corporeo accompagnati da altri sintomi, rivolgersi al proprio medico di base.
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