C’è stato un momento preciso, qualche anno fa, in cui le nostre città sono state sommerse da due ruote sottili, silenziose e scattanti. Sembrava la rivoluzione della mobilità leggera: bastava fare un salto su una pedana, spingere col piede e via, liberi nel traffico senza bollo, senza assicurazione e senza targa. Poi il quadro è cambiato. Chi guida un monopattino elettrico oggi si trova davanti a un piccolo rettangolo adesivo e a una serie di pratiche che ricordano molto da vicino quelle dei vecchi ciclomotori 50cc.

Mettere la targa a un monopattino non è un’operazione complicata, ma richiede di rispolverare vecchie carte dimenticate nei cassetti e di seguire passaggi burocratici ben precisi.
Il certificato che nessuno trova mai al primo colpo
Tutto comincia con un foglio di carta che spesso finisce sotto la pila dei volantini del supermercato la sera stessa dell’acquisto: il certificato di conformità. Senza questo documento, la Motorizzazione Civile o la delegazione ACI non possono muovere un passo. È la carta d’identità del mezzo, rilasciata dal produttore, che attesta due parametri fondamentali stabiliti dalla legge: la presenza del limitatore di velocità e la potenza del motore elettrico, che non deve superare i 500 Watt (o 1000 Watt per i mezzi da carico).
Oltre al certificato, chi decide di regolarizzare il proprio veicolo deve presentare:
- Un documento d’identità in corso di validità e il codice fiscale del proprietario.
- Il codice identificativo del monopattino, ovvero quel numero di serie punzonato sul telaio o riportato sull’etichetta metallica vicino alla pedana.
- Il modulo TT2119, lo stesso modello utilizzato per le pratiche di immatricolazione dei veicoli tradizionali, compilato e firmato.
Se il mezzo è stato acquistato di seconda mano senza scheda tecnica, la pratica si complica. In questi casi occorre richiedere un duplicato della dichiarazione di conformità direttamente alla casa madre o al distributore italiano, un’attesa che può richiedere diversi giorni.
Dalla richiesta alla linguetta adesiva
Una volta consegnati i moduli e pagati i bollettini previsti per i diritti di Motorizzazione e l’imposta di bollo, non viene rilasciata una targa metallica rigida come quella delle auto. Il contrassegno per i monopattini elettrici è un adesivo plastificato non rimovibile, fornito direttamente dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
La svolta nella gestione di questi mezzi sta tutta qui: il contrassegno non è legato indissolubilmente al singolo monopattino, ma alla persona fisica che lo richiede. Se si decide di vendere il veicolo, la targa personale rimane al proprietario originale, che potrà associarla a un nuovo monopattino con una semplice comunicazione ai registri della Motorizzazione.
Applicarlo richiede una minima attenzione. L’adesivo va incollato sulla parte posteriore del telaio o sul piantone dello sterzo, in una posizione verticale ben visibile dall’esterno, pulendo prima la superficie con un panno imbevuto d’alcol per evitare che si stacchi con la prima pioggia battente.
Il triangolo dell’obbligo: contrassegno, casco e polizza
Registrare il mezzo è solo la prima meta della procedura. La targa, infatti, nasce con lo scopo principale di rendere identificabile il veicolo per la copertura assicurativa. La polizza di responsabilità civile verso terzi (RC) è diventata il secondo pilastro indispensabile per poter circolare sulle strade pubbliche.
Molte compagnie assicurative hanno creato pacchetti specifici per la mobilità micro-urbana, con premi annuali contenuti che coprono i danni provocati a pedoni, altre autovetture o arredi urbani. Prima di stipulare il contratto, l’assicuratore chiederà proprio il numero del contrassegno ottenuto dalla Motorizzazione e il codice di telaio.
L’ultimo tassello della dotazione obbligatoria riguarda la sicurezza personale e visiva:
- Casco omologato, obbligatorio per tutti i conducenti indipendentemente dall’età.
- Indicatori luminosi di svolta (frecce) e freno su entrambe le ruote.
- Gilet o bretelle riflettenti ad alta visibilità, da indossare mezz’ora dopo il tramonto e per tutto il periodo di oscurità.
L’impatto quotidiano sulle nostre strade
Vedere monopattini numerati che aspettano al semaforo accanto a scooter e utilitarie fa un effetto strano a chi ricorda i primi modelli scivolare quasi invisibili sulle piste ciclabili. È il segno di come un oggetto nato quasi come un giocattolo tecnologico sia diventato a tutti gli effetti un veicolo a motore integrato nel codice della strada.
Chi sceglie la micro-mobilità oggi deve mettere in conto un piccolo budget iniziale per la burocrazia, ma in cambio ottiene una tutela legale in caso di incidente che prima era del tutto inesistente.
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